“Puoi scoprire chi sta nuotando nudo solo quando la marea si ritira”, pare abbia sentenziato una volta Warren Buffett, l’indiscusso guru della Borsa americana, parlando della scrematura tra investitori bravi e investitori brocchi che determinano le crisi borsistiche.

Ebbene: la marea della storia si è ritirata un bel po’. La globalizzazione, la pace, la nutrizione, l’energia, la longevità, il clima, la crescita: davamo tutto per scontato. O meglio: la pace la consideravano scontata solo gli insensati, quelli che non volevano vedere la “guerra mondiale a capitoli” (copyright Bergoglio) in atto nel mondo, ma certo avere i missili ipersonici a due ore di aereo fa più paura. La marea delle nostre certezze si è ritirata. Ci siamo scoperti vulnerabili nella salute nostra e dei nostri anziani, senza medicine toccasana, pur grati come siamo ai vaccini. Credevamo di esserne usciti (e peraltro non è vero) ed è arrivata la crisi energetica, indotta – ironia della sorte – da una ripresa economica troppo veloce per essere sorretta dalle produzioni primarie. Ora la guerra, con quasi metà mondo (la Russia, con la Cina e l’India totalizza 2,7 miliardi di persone!) che pratica o almeno non biasima la violenza militare in campo aperto per “sanare le questioni” internazionali. E con la guerra, maggior crisi energetica. E crisi alimentare. E crisi climatica, perché si capisce che eravamo a zero e che quelli di Glasgow – italiani compresi – ci hanno intortato di bla-bla-bla, per dirla con Greta. Il tutto, visto da Roma e visto dall’Europa, assume una tinta peggiore, e non dirlo non risolve il problema. Sulla pandemia l’Unione europea si è compattata, sì, ma sulla Russia assai meno, se non per dire che in qualche modo ci riarmeremo (bella soddisfazione) stanziando per raggiungere gli obiettivi sulla difesa e insieme su clima ed energia “due trilioni di euro” (cioè il triplo del Recovery Plan!), secondo Draghi. E a Bruxelles non si è neanche iniziato a parlarne.

Il guaio è che con questa marea in ritirata quelli senza costume siamo soprattutto noi italiani. Il clima festaiolo da “va tutto bene madama la marchesa” che ha scandito la luna di miele del governo Draghi e i successi sportivi è finito. Cosa si vede, tra una conchiglia e un’alga? Si vede che non possiamo permetterci nemmeno uno scostamento di bilancio per ridurre un caro-energia delirante che sta facendo rischiare il fallimento a migliaia di imprese. Si vede che gli impeti del governo di larghissime intese si infrangono come ondine sugli scogli della burocrazia ministeriale, inutilmente coccolata dal governo, ma fieramente determinata a insabbiare i decreti e i regolamenti. Si vedono gli enti locali che non autorizzano gli impianti delle rinnovabili, si vedono i tribunali che non accelerano i processi, l’Agenzia delle Entrate che non trova gli evasori e tartassa gli onesti contribuenti, si vedono gli ospedali sotto organico lasciati sotto organico. Si sente un mare di chiacchiere come se stesse cambiando chissà che e all’atto pratico sta cambiando pochissimo. Anche nello scenario internazionale, con buona pace del premier che ha una grande credibilità personale ma non può, solo per questo, guarire i mali di quarant’anni di malapolitica, dagli Ottanta del Pentapartito al Termidoro della controproducente Mani Pulite, ai triccaballacche berlusconiani, alla fiammata renziana, al fuoco fatuo grillino. Non abbiamo soldi pubblici nazionali disponibili. Abbiamo solo inventiva, creatività, voglia di lavorare e dinamismo. Tutti privati. Facciamo leva su quelli, per ora. Sperando che la marea si rialzi, sommerga le vergogne nostre e non solo nostre, restituisca all’Europa la possibilità di investire nel benessere e non nella morte. E soprattutto sperando che finisca la guerra, senza se e senza ma. Questo, almeno, dipende dagli uomini.