La donna che conquistò il senato ora vuole passare alla storia: «ridurrò i costi del parlamento»
Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato della Repubblica

Aumentare “la produttività” dei parlamentari, rafforzare il ruolo del Paese sullo scacchiere globale, riportare il Senato al centro della vita pubblica.  La donna che ha conquistato, per la prima volta nella storia d’Italia, lo scranno più alto di Palazzo Madama, non intende certo dormire sugli allori. Anzi. Maria Elisabetta Alberti Casellati, avvocato matrimonialista affermato e da sempre vicina a Silvio Berlusconi («venni scelta nel 1994, tra i professionisti in quota società civile, per il “progetto del buongoverno” da cui prese vita Forza Italia», racconta) è serenamente determinata a lasciare un segno forte su quel mandato che il Parlamento – con il numero di voti più alto mai totalizzato dal ‘94 ad oggi – le ha affidato il 24 marzo scorso. Quel giorno, l’ex sottosegretario ed ex componente del Csm ha strappato anche un altro record: quello di venire eletta alla presidenza del Senato in quota a un partito di opposizione, circostanza irrituale, almeno negli ultimi 25 anni di cosiddetta “Seconda Repubblica”. Ma i primati, alla Casellati, interessano poco. Lei guarda sempre avanti. Ci accoglie nel suo studio a Palazzo Madama con un sorriso gentile e quel piglio deciso che l’ha sempre contraddistinta, nelle aule dei tribunali come in quelle della politica.  

Presidente, nella sua attività parlamentare Lei si è sempre distinta per aver promosso le iniziative volte ad accelerare i tempi della giustizia e la stessa riforma del processo civile. Oggi, a che punto è la situazione?

Certo, passi in avanti sono stati fatti per risolvere alcune storiche criticità. L’informatizzazione è stata senza dubbio un’importante rivoluzione e lo stesso si può dire sulla riforma del processo civile, avviata quando ero Sottosegretario di Stato alla Giustizia. C’è però ancora tanto da fare se penso soprattutto ai cittadini e alle loro esigenze. Tempi dei processi ancora troppo lunghi, arretrati inaccettabili sia nel civile che nel penale, eccessiva burocratizzazione. Senza considerare che la lentezza dei processi impatta anche drammaticamente, oltre che sui diritti individuali, sulla competitività del Paese. Le attuali disfunzioni sono un deterrente per gli investitori stranieri e per la concessione di fidi bancari. In questa legislatura auspico si possano mettere in campo tutte le risorse materiali e immateriali necessarie per garantire una giustizia sempre più giusta. 

E rispetto ai costi della politica, invece, cosa pensa succederà? La nuova maggioranza, sulla questione vitalizi, ha rinfocolato le polemiche sull’incidenza del costo della politica nell’economia del Paese…

La questione del contenimento dei costi non è nuova. Non attiene solo alla maggioranza e non riguarda solo i vitalizi. Il tema centrale, piuttosto, è individuare e quindi eliminare, eventuali situazioni di privilegio. Sui vitalizi, ad esempio, mi domando: avrebbe senso tagliarli con un provvedimento che poi, magari dopo pochi mesi, dovesse essere bocciato nei vari ricorsi che già sono stati annunciati? Io non credo. La Camera ha deliberato autonomamente e la nuova disciplina entrerà in vigore nel 2019. Anche in Senato rispetteremo la stessa tempistica, dopo però aver valutato con attenzione sia il metodo che il merito della questione, così come deciso dal Consiglio di Presidenza. Inoltre ho già proposto un meccanismo ancor più stringente tra trattamento economico dei parlamentari e loro presenza e produttività. A partire da una reale penalizzazione per ogni assenza in Aula o in commissione. Chi si assenta, chi non lavora, deve guadagnare di meno. 

Sarà una riforma basata sul merito. Chi si assenta e non lavora, guadagnerà meno

E quale sarà l’iter previsto per questo provvedimento? Ce lo può anticipare?

Ovviamente, così come per la disciplina dei vitalizi, l’organo deputato a decidere è il Consiglio di Presidenza. In questa fase, stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso, anche per capire come potrebbero essere calibrate le nuove misure e quali saranno, nel concreto, i risparmi. La mia proposta nasce proprio con l’obiettivo di ridurre i costi in una logica meritocratica e di responsabilità e la condividerò, come è giusto che sia, con tutti i senatori.

Come primo presidente donna del Senato, cosa ci dice in merito alla presenza delle donne nei ruoli istituzionali più importanti? L’Italia è ancora molto indietro… 

Faccio mie le recenti parole del Presidente Mattarella. La presenza delle donne in ruoli apicali non può essere più un auspicio, ma è un’esortazione. Chi è chiamato a scegliere, a valutare funzioni e posizioni, lo faccia a mente sgombra da pregiudizi di qualsiasi tipo. D’altra parte, laddove hanno prevalso le competenze, troviamo spesso apprezzate figure femminili al vertice di Consigli di amministrazione di importanti società o con incarichi istituzionali di primo piano. Il tema non deve essere uomo o donna, ma come riconoscere e premiare il merito. Una società plurale è una società migliore, più ricca di sensibilità e punti di vista differenti. 

Il 4 dicembre del 2016 la maggioranza degli italiani ha bocciato il referendum costituzionale che prevedeva, tra l’altro, la parziale abolizione del Senato. Oggi, nella sua altissima veste istituzionale, quale ruolo individua nel Senato che presiede? 

Voglio un Senato a chilometro zero. Non deve esserci più distanza tra l’istituzione che rappresento e i cittadini. Per questo si chiama Senato della Repubblica, perché è di tutti, tutti coloro che credono nei valori della democrazia e della libertà. Qui i cittadini devono trovare risposte alle loro esigenze e, per questo, dovranno trovare anche le porte aperte. Stiamo definendo un ambizioso programma che va in questa direzione e che restituirà centralità a Palazzo Madama. Un obiettivo importante, pensato anche per dare la possibilità alla politica di riconquistare la fiducia dei cittadini. 

«Stiamo definendo un programma ambizioso che restituirà centralità a Palazzo Madama, lo renderà un Senato a km zero, aperto ai cittadini»

Presidente, nella scorsa campagna elettorale lei si è pronunciata a favore di una riforma della legittima difesa e delle regole sull’accoglienza dei migranti. Come valuta le recenti vicende politiche in materia? 

Non sta ovviamente a me fare delle valutazioni di merito sull’operato del governo o su scelte di carattere politico. La mia non può che essere una funzione di stimolo, di incoraggiamento all’iniziativa legislativa. È evidente che la legittima difesa e l’immigrazione incontrollata sono questioni molto sentite dagli italiani, perché la sicurezza è un bene primario, non negoziabile. Sulla gestione dell’emergenza migratoria non c’è dubbio che per troppo tempo siamo stati lasciati soli, anche a livello europeo. Gli italiani hanno fatto la loro parte, chi non ha rispettato le intese per una gestione collegiale dell’emergenza, non ha fatto la sua. Si tratta di un tema globale, che come tale deve essere affrontato. Nel corso della mia recente missione istituzionale negli Stati Uniti ho avuto modo di porre il problema anche ai vertici delle Nazioni Uniti. Ho riscontrato attenzione e disponibilità, anche perché senza un intervento deciso e coordinato delle organizzazioni internazionali sarà impossibile risolvere a monte tali questioni. 

In effetti, in questo primo scorcio di mandato, sembra che Lei stia dando alla seconda carica dello Stato un’impronta un po’ diversa rispetto a quella alla quale ci avevano abituato i Suoi predecessori. Più incontri di natura internazionale, più spazio alla diplomazia, maggiore vicinanza a temi ed istituzioni di natura mondiale. È così? 

La mia visita al Palazzo di Vetro va esattamente in questa direzione. Soprattutto in questo momento storico, dove gli equilibri e gli accordi internazionali sono messi in discussione, chi rappresenta le massime cariche dello Stato deve farsi carico di rappresentare il Paese in tutti gli scenari più importanti. Nel mondo c’è una grande attenzione verso il nostro Paese, anche per il costante impegno nelle più difficili missioni di pace. E non solo nel Mediterraneo. Ho potuto riscontrarlo nei numerosi incontri con ambasciatori e rappresentanti diplomatici, così come nelle mie missioni in Europa e negli Stati Uniti. Siamo la settima potenza industriale e il nostro peso nello scacchiere internazionale è determinante. Un ruolo che però va ogni giorno difeso e rafforzato. Quando riusciamo a fare squadra, conquistiamo quote di mercato sempre più ampie, anche perché le nostre imprese, se ben supportate dall’intero sistema, sanno essere molto competitive. Il marchio Italia è un orgoglio e un vanto per tutti noi. Racchiude storia, cultura, bellezza, gusto, ingegno. Tutte le caratteristiche che rendono l’Italia unica al mondo.