Donald Trump, presidente Usa, annuncia i dazi commerciali

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato a maggioranza (6 a 3) l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 come base per imporre dazi globali: secondo i giudici, l’Esecutivo non può trasformare i poteri d’emergenza in una politica tariffaria generalizzata senza un passaggio parlamentare. Tradotto: l’emergenza non è una delega in bianco e, quando si parla di tariffe su vasta scala, la regia deve tornare al Congresso.

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Il precedente

L’amministrazione Trump aveva usato l’IEEPA come “corsia rapida” per colpire un’ampia platea di partner commerciali e spingere le tariffe a livelli che, secondo diverse analisi, non si vedevano dai primi decenni del Novecento. Il punto politico è anche qui: nessun presidente, prima, aveva utilizzato quella legge per imporre dazi. La sentenza non colpisce solo un provvedimento, ma un metodo: l’idea che la politica commerciale possa essere riscritta per via emergenziale.

Il conto per famiglie e prezzi

I dazi sono, in sostanza, una tassa sulle importazioni. Non li paga “il Paese straniero” in modo automatico: in prima battuta li versa l’azienda statunitense che importa la merce e poi, come accade per molti costi di filiera, una quota viene trasferita ai prezzi finali. È qui che entrano in gioco le stime più citate. La Tax Foundation calcola che l’impatto medio dei dazi equivalga a circa 1.000 dollari per famiglia nel 2025 e possa salire a 1.300 dollari nel 2026. Il Yale Budget Lab arriva a una forchetta simile, stimando per il 2026 un aggravio di 1.300–1.700 dollari rispetto ai livelli di spesa “pre-2025”, sulla base dell’attuale livello di tariffe effettive; nello scenario in cui la Corte cancelli le tariffe imposte tramite IEEPA e queste non vengano rimpiazzate, la stessa analisi indica che il peso potrebbe ridursi di circa la metà, a 600–800 dollari nel 2026. Il quadro è coerente con un risultato spesso richiamato in letteratura: un paper della Federal Reserve Bank di New York stima che imprese e consumatori Usa abbiano sostenuto “la parte maggiore” dell’onere dei dazi 2025, circa il 90%. Ecco perché, al netto delle dispute politiche, l’effetto economico più visibile non è un numero su una tabella doganale, ma il rincaro — anche parziale — di beni quotidiani, dall’abbigliamento all’elettronica, dai mobili alle auto.

Il dopo-sentenza

La decisione apre un fronte pratico enorme: rimborsi potenziali per le imprese e una revisione delle entrate doganali, perché una parte molto rilevante del gettito tariffario recente è stata ricondotta proprio ai provvedimenti legati all’IEEPA. Ma sullo sfondo c’è già la contromossa: l’amministrazione ha altri strumenti normativi a disposizione e, secondo diversi analisti, potrebbe cercare di “arrivare allo stesso punto” usando vie alternative considerate più solide sul piano legale. La più citata è la Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, che potrebbe ridurre il sollievo atteso per i consumatori e tenere alta la pressione tariffaria, anche dopo lo stop della Corte.