La rivoluzione dell’intelligenza artificiale si gioca sempre di più anche sul mercato obbligazionario. Per sostenere una stagione di investimenti senza precedenti, le grandi società tecnologiche stanno tornando a fare ricorso al debito, raccogliendo decine di miliardi di dollari dagli investitori istituzionali. L’ultimo protagonista è Amazon, che ha collocato negli Stati Uniti una nuova emissione obbligazionaria da 25 miliardi di dollari, destinata a finanziare soprattutto la costruzione di data center e infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’AI.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, si tratta dell’ultima operazione prevista dal gruppo nel 2026 e porta a 89 miliardi di dollari il totale raccolto da Amazon sul mercato dei capitali dall’inizio dell’anno. Una cifra ottenuta attraverso quattro operazioni tra Stati Uniti ed Europa, a conferma di come il colosso fondato da Jeff Bezos abbia deciso di affiancare alla propria liquidità il ricorso al mercato obbligazionario per sostenere il più grande piano di investimenti della sua storia.
L’emissione è strutturata in otto tranche con scadenze comprese tra tre e quarant’anni, una configurazione che consente alla società di distribuire il costo del finanziamento su orizzonti temporali molto diversi. L’interesse degli investitori è rimasto elevato: le richieste hanno raggiunto circa 62 miliardi di dollari, oltre due volte e mezzo l’importo offerto. Un risultato che conferma la fiducia del mercato nella solidità finanziaria del gruppo, anche se alcuni osservatori intravedono un primo rallentamento dell’entusiasmo. A marzo, infatti, quando Amazon aveva collocato un’altra maxi emissione da 37 miliardi di dollari, gli ordini avevano superato quota 126 miliardi, più di tre volte il valore dell’offerta.
Il motivo di questa intensa attività sul mercato del debito è semplice: la dimensione degli investimenti necessari per alimentare la corsa all’intelligenza artificiale ha ormai raggiunto livelli tali da superare la disponibilità di cassa delle stesse Big Tech. Amazon ha infatti previsto spese in conto capitale per circa 200 miliardi di dollari nel 2026, destinate in larga parte alla realizzazione di nuovi data center, all’espansione della capacità di calcolo e allo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche indispensabili per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale.
Pur disponendo di una posizione finanziaria estremamente solida, con 143 miliardi di dollari tra liquidità e titoli iscritti in bilancio al 31 marzo, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Andy Jassy ha scelto di preservare parte delle proprie risorse e distribuire nel tempo il costo degli investimenti attraverso il ricorso al mercato obbligazionario. Una strategia che riflette la convinzione del management secondo cui l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità destinata a ridefinire il business dell’azienda e a giustificare un livello di spesa mai sperimentato in passato.
Amazon non è però un caso isolato. L’intero settore tecnologico sta seguendo la stessa strada. Anche Meta e Alphabet hanno incrementato il ricorso alle obbligazioni per finanziare i rispettivi programmi di sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre Microsoft continua a investire massicciamente nelle infrastrutture cloud che costituiscono la base della nuova economia dell’AI.
La dimensione del fenomeno emerge chiaramente dai numeri. Secondo una stima pubblicata da The Kobeissi Letter, tra gennaio e maggio le società maggiormente esposte al business dell’intelligenza artificiale hanno emesso complessivamente circa 140 miliardi di dollari di obbligazioni investment grade, arrivando a rappresentare il 49% dell’intero mercato delle nuove emissioni societarie con rating elevato. In altre parole, quasi un bond su due collocato nel comparto investment grade è riconducibile a imprese impegnate nella competizione globale sull’AI.
La dinamica degli investimenti è ancora più impressionante se si guarda alle prospettive dei prossimi mesi. Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta prevedono infatti di destinare nel 2026 circa 725 miliardi di dollari in spese in conto capitale, con un incremento del 77% rispetto ai circa 410 miliardi investiti nel 2025. Una crescita che fotografa l’intensità della competizione in corso e la necessità di costruire rapidamente infrastrutture sempre più potenti per sostenere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale generativa.
Negli stessi giorni anche un’altra società riconducibile a Jeff Bezos è tornata a rivolgersi agli investitori. Blue Origin, l’azienda aerospaziale fondata dal miliardario americano, ha infatti avviato il primo round di finanziamento della propria storia. Secondo indiscrezioni riportate da CNBC, la società punta a raccogliere circa 10 miliardi di dollari a fronte di una valutazione di circa 130 miliardi.
















