Cina sta circondando Taiwan

Dopo la visita a Taiwan della Presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi, la Cina aveva promesso che avrebbe adottato delle contromisure nette nei confronti dell’isola, considerata da Pechino come un proprio territorio. Dopo le sanzioni economiche dei giorni scorsi, la Cina sta andando anche oltre, circondando, di fatto, Taiwan con la sua forza militare. Nelle scorse ore sono andate infatti in scena delle esercitazioni militari in ben sette aree marittime vicine a Taiwan. Proviamo a capire più nel dettaglio cosa sta succedendo e quali sono le motivazioni.

La Cina sta circondando Taiwan

In merito alle esercitazioni militari, Pechino ha detto che si tratta della “risposta legittima alla provocazione degli Usa”. Il Comando orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione aveva dichiarato che le sue forze aeronavali si sarebbero mosse in sei aree intorno all’isola di Taiwan, ma da Taipei sostengono che le attività si siano verificate anche in una settima zona. Dal comando cinese si apprende poi che “tutti i missili hanno colpito il bersaglio con precisione”, con i razzi che sono caduti intorno alle isolette di Matsu, controllate dai taiwanesi, ma a una decina di miglia nautiche dalla costa continentale cinese.

Si tratta della più grande manovra messa in atto da Pechino contro Taiwan, con le operazioni che andranno avanti fino al prossimo 7 agosto e prevedranno esercitazioni di chiusura e controllo, assalto e fuoco su obiettivi di terra. Ma cosa vuol dire questa mossa della Cina? È il preludio di una nuova guerra? Secondo diversi analisti statunitensi, l’operazione messa in atto rappresenterebbe soltanto la volontà di Pechino di tenere alta la tensione, ma non quella di sferrare un vero attacco, cui la Cina non sarebbe pronta in questa fase. Servirebbero infatti almeno due milioni di militari cinesi per tentare uno sbarco con possibilità di successo e il momento economico della Cina non è dei migliori.

Cina – Taiwan, economia e sanzioni

Nel secondo trimestre del 2022, il Pil cinese non ha raggiunto la crescita che era stata prevista, rimanendo al di sotto di almeno 2 punti percentuali rispetto a quanto prefissato. La strategia zero covid e i lunghi lockdown fanno arretrare dunque le prospettive di crescita del Dragone che, anche nelle sanzioni economiche a Taiwan, infligge un duro colpo alla sua economia. Pechino, infatti, dipende dall’industria tecnologica taiwanese per le forniture di semiconduttori e il blocco dell’importazione di sabbia naturale dall’isola democratica complica, non poco, il processo industriale interno. Dall’altra parte c’è Taiwan, con un’economia florida e in crescita che, però, ha proprio nella Cina il proprio primo partner commerciale. Stando ai dati forniti da Taipei, il valore stimato dell’interscambio nel 2021 è stato 328 miliardi di dollari, ovvero il 33% dell’import-export nazionale.

La guerra, dunque, al momento non sembrerebbe essere la scelta più razionale per la Cina, anche perchè vorrebbe dire andare in scontro anche con gli Stati Uniti e il blocco Occidentale. Sarebbe la fine dell’economia globalizzata, di cui la Cina è un attore fondamentale, anche se, come ci insegna la vicenda dell’Ucraina, non è facile capire come decideranno di muoversi i protagonisti di questa vicenda.