Per Eleonora Lagonigro, Responsabile della linea di business Corporate italiana del Gruppo Kruk, un colosso paneuropeo della gestione del credito, la carriera è una specie di salto ostacoli, come nell’equitazione e nell’agility dog, discipline di cui è appassionata grazie all’amore per i suoi cani e i suoi cavalli.
Questa similitudine non vuole essere un riferimento agli “ostacoli” della disparità di genere ma ai “salti” di un percorso in cui uomini e donne si sfidano alla pari, proprio come accade nelle competizioni di equitazione e di agility dog, dove le categorie sono miste, senza distinzione di genere o di età, e organizzate semplicemente in base al livello tecnico cåonquistato sul campo.
Certo lei è una mosca bianca: una donna che ha fatto carriera nel comparto della gestione dei crediti, che ancora oggi è fortemente rappresentata da uomini. Qual è stato il suo percorso e le sfide che ha affrontato?
Prima di Kruk ho avuto altre esperienze più o meno lunghe, ma il mio percorso è sempre stato caratterizzato dalla costante voglia di imparare e non quella di arrivare. Punto sulle competenze, sulla preparazione, sul miglioramento continuo per poi assaporare la gioia dei risultati ottenuti. La più grande sfida? Il tempo, che a volte sembra non aspettarti ma che alla fine, si sa, è galantuomo. Aggiungo che Kruk Italia, a sua volta, rappresenta una realtà in controtendenza nel settore: infatti, il 61% della forza lavoro a tutti i livelli è di sesso femminile.
Poi c’è la sfida della famiglia. Come ha gestito la conciliazione famiglia/lavoro? Quali sono stati i sacrifici?
Non è sempre stato facile, soprattutto gestire la maternità delle mie due figlie in un’epoca in cui lo smart working non esisteva e il part-time non era contemplato per posizioni come la mia. Ho sempre puntato sulla qualità del tempo, sulla priorità e sulla responsabilità del mio ruolo di moglie, madre e manager. Oggi per la mia famiglia “casa” è il porto sicuro dove rifugiarsi e di questo ne sono orgogliosa. Sul work-life balance ho da sempre la mia visione.
Cioè? Può spiegarla?
La mia è una visione fondata su “libertà” e “rispetto”. Libertà di scelta; per esempio, quando costruire una famiglia, dove lavorare, senza frustrazioni e condizionamenti. E rispetto delle scelte personali e allo stesso tempo degli impegni privati e professionali.
E questa visione in azienda come si ripercuote?
In Kruk supportiamo team eterogenei attraverso la politica di gruppo sulla Diversità e Inclusione, volta a creare un ambiente di lavoro diversificato e multiculturale. In conformità con la policy, tutti i dipendenti sono tenuti a rispettare il diritto alla privacy dei propri colleghi, a non interferire con i loro affari personali e ad accettare eventuali differenze esistenti. Garantiamo pari opportunità di promozione e sviluppo professionale indipendentemente da sesso, età, disabilità, condizioni di salute, etnia, nazionalità, religione, convinzioni personali, orientamento sessuale, stato familiare, stile di vita o qualsiasi altro criterio che potrebbe far sì che un individuo venga trattato meno favorevolmente rispetto ad altri.
Come fate a monitorarne l’efficacia?
Il nostro ecosistema etico uniforme a livello di gruppo si basa su norme sociali e regolamenti interni, istruzioni e procedure, nonché sulla nostra Politica sui Diritti Umani e sul Codice Etico implementati nel 2023. Questi documenti sono in linea con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proteggendo dignità e garantendo giustizia a ogni individuo. Un modulo dedicato di “whistleblowing” è disponibile sul nostro sito e può essere utilizzato da tutti i nostri stakeholder. Il modulo è disponibile nelle lingue locali dei paesi in cui operiamo. Inoltre, Kruk S.A. ha creato un team di mediazione e consultazione che gestisce i reclami relativi a conflitti e disparità di trattamento. Una denuncia può essere presentata da qualsiasi persona che abbia assistito, sia stata colpita o sia a conoscenza di un comportamento inappropriato.
E per scongiurare il pericolo del pinkwashing, che è sempre dietro l’angolo?
Oggi molte realtà sono più concentrate a contare quante donne sono in organico, anziché raccontare quali donne collaborano in azienda. Un peccato, perché dietro ogni persona c’è una storia di vita che merita di essere ascoltata e oggi io ringrazio Kruk ed Economy per aver dato spazio alla mia.

















