Sabina Belli, presidente del gruppo Kering

Kering rafforza il proprio presidio in Italia e affida a Sabina Belli la presidenza di Kering Italia. La nomina, annunciata il 1° settembre, sarà effettiva dal 15 settembre 2026 e porta alla guida della struttura italiana una manager con una conoscenza consolidata del sistema del lusso e, soprattutto, delle relazioni che legano grandi gruppi industriali, filiere manifatturiere, formazione e istituzioni. Belli avrà starà di base a Milano e riporterà direttamente a Luca de Meo, amministratore delegato di Kering, entrando così nella nuova organizzazione del colosso francese del lusso con un mandato che va ben oltre la rappresentanza formale del gruppo nel Paese.

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Il suo incarico nasce infatti dalla necessità di rafforzare il dialogo di Kering con le istituzioni pubbliche italiane, le associazioni di categoria e i principali stakeholder dell’industria. Una funzione particolarmente rilevante per un gruppo la cui presenza in Italia non si limita alla rete commerciale delle proprie maison, ma attraversa una parte consistente della catena industriale del lusso: dalla progettazione allo sviluppo prodotto, dalla manifattura alla logistica, fino alla formazione delle nuove generazioni di artigiani e professionisti. Belli rappresenterà quindi Kering nel rapporto con l’ecosistema economico e istituzionale italiano, con l’obiettivo di consolidare una presenza che per il gruppo ha ormai un peso strutturale.

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Oltre un quarto dei dipendenti globali lavora in Italia

La centralità dell’Italia per Kering emerge innanzitutto dai numeri. Oltre un quarto degli addetti complessivi del gruppo a livello globale opera nel nostro Paese, a cui si aggiungono migliaia di posti di lavoro indiretti sostenuti da una filiera industriale e logistica estesa. È un dato che permette di leggere la nomina di Belli anche in una prospettiva industriale: l’Italia non è soltanto uno dei mercati di riferimento per i prodotti del lusso, ma costituisce uno dei principali pilastri produttivi e creativi del gruppo.

Nel Paese sono infatti presenti alcune delle maison più importanti del portafoglio Kering, a partire da Gucci, Bottega Veneta e Brioni, insieme a Pomellato, DoDo, Ginori 1735 e Kering Eyewear. A questa presenza si aggiunge una rete articolata di sedi corporate, centri dedicati allo sviluppo dei prodotti, stabilimenti industriali e hub logistici considerati strategici per le attività del gruppo. È una geografia produttiva che rende evidente quanto la competitività di Kering nel mercato globale dipenda anche dalla capacità della filiera italiana di mantenere elevati standard di qualità, artigianalità e innovazione.

In questo scenario, la presidenza di Kering Italia assume una funzione che intercetta direttamente alcuni dei temi più delicati per il futuro del made in Italy: disponibilità di competenze specialistiche, ricambio generazionale, innovazione dei processi produttivi, sostenibilità della filiera e capacità delle imprese di rimanere competitive sui mercati internazionali. Per un gruppo del lusso, dove il valore del prodotto è strettamente legato alla qualità della manifattura e al patrimonio di competenze incorporato nel prodotto finale, il rapporto con il tessuto industriale italiano diventa quindi una variabile strategica.

L’artigianalità italiana al centro della strategia

Belli manterrà inoltre la guida di Kering Accademia per le Eccellenze, l’iniziativa attraverso cui il gruppo punta a tutelare e valorizzare l’artigianalità italiana nel settore del lusso e a sostenere le nuove generazioni di talenti della manifattura. La continuità su questo fronte è significativa perché collega direttamente la nuova responsabilità istituzionale della manager con uno dei dossier industriali più importanti per Kering.

Il problema della disponibilità di competenze artigianali altamente specializzate è infatti diventato negli ultimi anni uno dei nodi strutturali del sistema moda italiano. Il lusso può contare su una domanda internazionale ancora fortemente legata alla qualità e alla riconoscibilità del prodotto, ma la capacità di soddisfare questa domanda dipende anche dalla possibilità di trasmettere competenze che spesso richiedono anni di esperienza. Formazione e ricambio generazionale diventano quindi parte integrante della strategia industriale, non semplicemente una questione di responsabilità sociale.

La missione affidata a Belli comprende proprio questo collegamento tra tradizione e trasformazione industriale. In collaborazione con le maison e con le funzioni corporate di Kering, la nuova presidente dovrà contribuire a promuovere iniziative rivolte all’eccellenza industriale, all’innovazione e alla sostenibilità lungo l’intera catena del valore del lusso, preservando allo stesso tempo l’unicità del savoir-faire italiano. Un equilibrio tutt’altro che semplice: l’obiettivo è innovare senza impoverire quelle competenze artigianali che costituiscono una parte essenziale del valore economico dei marchi.

La partita industriale: competitività, innovazione e filiera

La nomina si inserisce così in una fase nella quale il settore del lusso è chiamato a confrontarsi con una trasformazione profonda. Le grandi maison devono difendere l’esclusività dei propri prodotti, ma contemporaneamente rendere più efficienti e sostenibili processi produttivi e catene di approvvigionamento. Per Kering, che in Italia dispone di una presenza industriale particolarmente articolata, il rapporto con fornitori, distretti produttivi, istituzioni e sistema della formazione diventa quindi una componente sempre più importante della strategia di lungo periodo.

Il nuovo incarico di Belli dovrà contribuire proprio a coordinare iniziative capaci di rafforzare la presenza del gruppo nel Paese e favorire partnership tra soggetti pubblici e privati. L’obiettivo dichiarato è accrescere la competitività, l’attrattività e la rilevanza internazionale dell’ecosistema manifatturiero italiano del lusso. Una formula che contiene una questione molto concreta per le imprese: mantenere in Italia una base produttiva altamente qualificata e, contemporaneamente, renderla in grado di affrontare le pressioni derivanti dall’evoluzione tecnologica, dagli obiettivi ambientali e dalla competizione internazionale.

De Meo: “L’Italia è nel futuro di Kering”

La scelta di Sabina Belli arriva con il pieno sostegno di Luca de Meo, che ha sottolineato il ruolo unico dell’Italia nella storia, nell’identità e nel futuro di Kering. Per il ceo del gruppo, la creatività, il patrimonio artigianale e l’eccellenza industriale del Paese sono elementi centrali per le maison e rappresentano una componente essenziale del futuro dell’industria globale del lusso.

De Meo ha inoltre evidenziato la conoscenza che Belli ha maturato dell’ecosistema italiano del lusso e la sua capacità di costruire collaborazioni tra imprese, formazione e realtà pubbliche. È proprio questa capacità di fare da ponte tra mondi diversi a definire il profilo del nuovo incarico. La presidenza di Kering Italia non sembra dunque configurarsi soltanto come una posizione di rappresentanza, ma come un punto di raccordo tra la strategia globale del gruppo e il sistema economico italiano.