di Cristina Giua

La formazione si fa in aula, ma anche lavorando in partnership con le aziende (e non solo “in azienda” in modalità stage), mettendo in campo la propria esperienza di studenti/giovani imprenditori in progetti di consulenza in ambito business plan, analisi di mercato, analisi strategica, campagne di marketing, gestione social, sviluppo di siti web, mappatura dei processi. Come? Grazie a una “via alternativa” di avvicinamento al mondo del lavoro, che vede protagonista un network composto da JE (sigla per Junior Enterprise), costruito in corrispondenza delle principali università italiane (ma anche europee ed extraeuropee). Così accade in Italia (dove la rete conta su 36 Junior Enterprise per 1.800 studenti-junior entrepreneur e 8.000 alumni), così accade in Europa (circa 365 Junior Enterprise per 33.000 studenti-junior entreprenuer).

il SISTEMA in ITALIA

Per saperne di più sul network italiano, ci siamo rivolti a Mattia Zoccarato, Presidente di JE Italy: «Interamente gestite da studenti iscritti alle principali università italiane e organizzate in forma di enti non profit – premette Zoccarato –  le singole JE si interfacciano con aziende, enti, istituzioni allo scopo di lavorare su diversi tipi di progetto, dando l’opportunità ai soci di applicare le nozioni apprese durante il percorso di studio». Questo per quanto riguarda le singole JE in grado di macinare, nel loro complesso, una media di 250 progetti di consulenza l’anno per un totale di circa 1.800  associati. Più ampio il raggio d’azione di JE Italy (tecnicamente: la confederazione che rappresenta tutte le JE italiane, a cui spetta attività legate ad accrescere e qualificare l’ecosistema di stakeholder che racchiude il network delle JE, oltre che a qualità e impatto in ottica di reputazione e riconoscimento sociale e giuridico). «Curiamo i rapporti istituzionali con le grandi aziende e i gruppi internazionali – spiega Zoccarato – che in noi trovano un interlocutore unico con cui dialogare. In altre parole, facciamo da punto di incontro tra il mondo corporate e il mondo JE, stringendo accordi di partnership, di durata annuale o pluriennale, che perseguono obiettivi di talent acquisition ed employer branding. Tra le varie attività utili a  raggiungere questi obiettivi – entra in dettaglio Zoccarato – organizziamo ogni anno tre eventi nazionali, nei mesi di febbraio, maggio e ottobre, in grado di raggruppare tra i 200 e i 300 studenti di volta in volta  in una delle università di riferimento delle nostre JE, dove le corporate hanno modo di presentarsi agli studenti in modalità company fair o in altre attività più interattive, come workshop, focus group, hackathon».

In media il fatturato annuo del network si aggira sugli 830 mila euro. Niente male per studenti impegnati, in primis, in percorsi di studio in economia, ingegneria, ma anche giurisprudenza, psicologia, design, informatica. “Sogni nel cassetto” o più realisticamente traguardi per il 2024? Lo chiediamo al Presidente Zoccarato: «Vogliamo puntare – risponde – su un riconoscimento sociale maggiore in ambito aziendale e istituzionale, mentre come riconoscimento legale  guardiamo alla Francia che in tema di Junior Enterprise ha approvato una legge dedicata».

«La modalità giuridica delle Junior Enterprise, almeno per quanto riguarda l’Italia, è quella di ente non profit», conferma Francesco Scandola, Presidente di JeVe (Junior Enterprise Venezia Ca’ Foscari). «Realizziamo utili che non vengono distribuiti bensì reinvestiti nella formazione degli associati e nell’ organizzazione di eventi legati alla nostra attività». Le JE per esistere, dicevamo, devono avere un ateneo di riferimento, a cui gli studenti devono essere iscritti. «Attenzione – prosegue Francesco Scandola – l’Univeristà Ca’ Foscari non ha a che fare con JeVe, nel senso che nei contratti che noi stipuliamo l’ateneo non è collegato in nessun modo con il progetto. Detto questo, il nostro ateneo ci supporta con disponibilità, permettendoci ad esempio di utilizzare le aule per le nostre assemblee». Lui stesso ha scoperto JeVe Ca’ Foscari durante il secondo anno di università (indirizzo: triennale di Economia e commercio). «Ho scannerizzato il QR code e ho trovato il sito JeVe – racconta -: mi è sembrata subito un’opportunità straordinaria, perché si tratta di una associazione con un modello di business concreto che ti consente di tradurre in pratica i concetti appresi in aula».

COME SI DIVENTA “JEVER”

Il percorso di recruiting di nuovi associati di JeVe è semplificato rispetto a quello adottato dalle società di consulenza per la selezione dei propri dipendenti, pur mantenendo uno schema simile. Ovvero: una prima fase di colloqui di gruppo a cui seguono i colloqui individuali. Superate queste due fasi, segue un periodo di prova durante il quale viene affidato al candidato un “task” (un caso di studio nell’ambito di un progetto aziendale su cui misurarsi come, ad esempio, un’analisi di mercato e finanziaria, focalizzata su costi e sviluppi previsionali). Superata anche quest’ultima prova, il candidato è pronto a diventare associate. «Il turn-over nelle JE – torna a parlare Scandola – è ovviamente molto rapido, dettato com’è dalla frequenza e durata dei corsi universitari: i pre-requisiti d’ingresso sono una serie di competenze di base e una forte motivazione per accedere ad un network che consente di acquisire un’esperienza lavorativa part-time con clienti reali, esattamente come nel mondo lavorativo, ma dove l’obiettivo è ancora quello dello studio e della formazione».

CONSULENZA a START UP, PMI E ANCHE a GRANDI GRUPPI

«Ci rivolgiamo ad un ecosistema di aziende che parte, nel nostro caso, dal territorio Veneto, ma che in Veneto non si esaurisce. Si rivolgono a noi le start-up, le Pmi e talvolta anche i gruppi industriali più strutturati. La nostra azione di ricerca clienti si divide in due filoni: lead attivo e lead passivo. Quanto riguarda il lead attivo, siamo noi che cerchiamo clienti, mandando preventivi e  business proposal, con realtà che operano prevalentemente sul nostro territorio. Diversa, invece, la prospettiva di lead passivo, che consiste in aziende provenienti da tutta Italia che contattano JeVe e  richiedono una consulenza. Per quanto riguarda il posizionamento di mercato e di pricing, alla firma dei contratti di consulenza le JE sanno di poter essere competitive sulla base di prezzi più bassi rispetto a quelli di una società di consulenza tradizionale. «Nel 2024 – commenta Scandola – vogliamo fare un salto di pricing per il nostro lavoro di consulenza con le aziende, aumentando le ore di formazione che quest’anno sono state in totale 53. Vorremmo anche andare fuori dall’Italia, puntando su mercati come Francia e Portogallo e sul supporto a livello europeo che ci può dare JE Italy».

IL VALORE AGGIUNTO DEL NETWORK E DEGLI ALUMNI

Se per il Presidente Francesco Scandola il colpo di fulmine è nato via QR Code, per Elena Maberino, International Manager di JeVe Ca’ Foscari, l’incontro con la Junior Enterprise veneziana è arrivato grazie al passaparola di un amico: «Dopo aver terminato il mio Erasmus a Sciences Po Grenoble, in Francia, all’interno del mio percorso di laurea triennale con indirizzo filosofico-politico ed economico – raccont – ho deciso di avvicinarmi al mondo consulenziale e aziendale,: da qui la scelta di entrare in JeVe come associate e poi di entrare a far parte nel board of directors nel ruolo di International Manager, con delega ai rapporti con gli alumni. Sicuramente il mio percorso in JeVe ha influenzato la mia scelta magistrale a indirizzo finanziario. Il mio compito – prosegue Maberino – è essere il punto di riferimento per le relazioni tra tutti gli altri board, anzitutto quelli nazionali ma anche quelli europei ed extraeuropei».

Oltre ad una dimensione europea, le Junior Enterprise possiedono anche una forte dimensione globale, estesa ad una rete di oltre 1.700 JE abbinate alle principali università di 44 Paesi sparsi per il mondo. Diventare socio di una JE significa entrare a far parte di una realtà in cui, tra le varie opportunità disponibili, c’è quella di partecipare a meeting formativi (sia in Italia che all’estero), conoscere e confrontarsi con giovani provenienti da tutto il mondo. Agli eventi delle JE partecipano spesso e volentieri imprenditori ed aziende che intravedono in questi momenti buone occasioni di recruiting, dove individuare gli studenti più motivati e preparati. «L’obiettivo-chiave resta tuttavia quello formativo – ci ricorda Elena Maberino – fatto di scambi di competenze e di condivisione: seguendo il nostro claim ‘Together we grow’, organizziamo cicli di formazione professionale, in presenza e online, stringendo partnership e collaborazioni con altre JE». Altrettanto centrale è la delega alumni che Elena Maberino ha assunto ad agosto: «ci teniamo – ci dice – a mantenere i rapporti con tutti gli ex jevers, invitandoli ai nostri eventi. Nel 2024 puntiamo a qualcosa di più: ad organizzare un mentorship program per il quale stiamo sondando l’interesse dei nostri associate e la disponibilità dei nostri alumni».