l semaforo verde della Consob fa scattare l’ultimo conto alla rovescia per una delle più importanti operazioni industriali dell’automotive europeo. L’autorità italiana dei mercati ha approvato il documento relativo all’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa da TML CV Holdings B.V., società indirettamente controllata da Tata Motors, sulle azioni ordinarie di Iveco Group. La decisione, formalizzata con la delibera Consob n. 24119 del 3 settembre 2026, apre la strada alla fase operativa dell’offerta: il periodo di adesione comincerà alle 8.30 di lunedì 7 settembre e terminerà alle 17.30 di lunedì 26 ottobre, salvo eventuali proroghe. Il corrispettivo è fissato in 14,10 euro per ogni azione Iveco, su base cum dividend. Per gli azionisti che aderiranno nel periodo ordinario, il pagamento è previsto il 30 ottobre, quarto giorno di Borsa aperta successivo alla chiusura dell’offerta.
L’ultimo via libera prima della partita sul mercato
L’autorizzazione della Consob rappresentava l’ultimo tassello regolamentare necessario per arrivare all’avvio dell’OPA. L’operazione era stata annunciata da Tata Motors e Iveco il 30 luglio 2025, con l’obiettivo di creare un grande gruppo globale dei veicoli commerciali attraverso l’integrazione tra il business dei commercial vehicle di Tata Motors e Iveco Group. Il perimetro dell’acquisizione è quello di Iveco dopo la separazione del business Defence, ceduto a Leonardo nel marzo 2026. L’offerta riguarda quindi tutte le azioni ordinarie Iveco ancora in circolazione e prevede un esborso complessivo di circa 3,8 miliardi di euro.
Il calendario ora è definito con precisione. Gli azionisti potranno aderire dal 7 settembre al 26 ottobre, mentre il pagamento delle azioni consegnate durante questo primo periodo avverrà il 30 ottobre. Se saranno soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa, potrà inoltre scattare la riapertura dei termini per cinque sedute di Borsa, dal 2 al 6 novembre. In questo caso il pagamento relativo alle azioni consegnate durante la riapertura è fissato al 13 novembre. È un passaggio importante perché consente agli azionisti che non abbiano aderito nella prima finestra di avere una seconda possibilità, secondo le condizioni previste dalla disciplina italiana sulle offerte pubbliche.
Il prezzo: 14,10 euro per azione, ma il conto va letto insieme al dividendo
Il valore dell’offerta è uno degli elementi che rendono particolarmente interessante la partita. Tata Motors offre 14,10 euro cash per azione, un prezzo che deve essere letto alla luce della distribuzione straordinaria effettuata da Iveco dopo la cessione del business Defence a Leonardo. Il 22 aprile 2026 Iveco ha infatti pagato agli azionisti un dividendo straordinario di 5,8216 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 1,551 miliardi di euro, finanziato con i proventi netti della vendita della divisione Defence. La quotazione dell’azione e la valutazione dell’OPA devono quindi essere considerate dentro questo nuovo perimetro societario: la Defence è uscita da Iveco e il valore distribuito agli azionisti è stato separato dal prezzo dell’offerta.
Quando l’operazione fu annunciata nel luglio 2025, Iveco e Tata Motors avevano indicato per il prezzo di 14,10 euro, insieme al dividendo straordinario allora stimato fra 5,5 e 6 euro per azione, un premio complessivo del 22-25% rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi di Iveco nei tre mesi fino al 17 luglio 2025, pari a 16,02 euro. Considerando invece il prezzo dell’azione al netto del dividendo straordinario, il premio indicato saliva al 34-41%. L’offerta, dunque, è stata costruita fin dall’inizio tenendo conto della separazione della Defence e della conseguente distribuzione di valore agli azionisti.
Da Iveco a un colosso dei veicoli commerciali
La logica industriale dell’operazione va oltre la semplice acquisizione di una società quotata italiana. Tata Motors e Iveco avevano stimato, al momento dell’annuncio, un gruppo combinato con ricavi nell’ordine dei 22 miliardi di euro e oltre 540mila veicoli venduti ogni anno. La distribuzione geografica dei ricavi prevista era particolarmente significativa: circa il 50% in Europa, il 35% in India e il 15% nelle Americhe. L’obiettivo dichiarato è mettere insieme due attività con portafogli di prodotto complementari e una sovrapposizione industriale e geografica relativamente contenuta, aumentando scala, presenza internazionale e capacità di investimento.
I numeri utilizzati da Tata Motors per rappresentare la dimensione del nuovo gruppo fotografavano già una realtà industriale di notevole peso. Sulla base dei dati 2025 di Tata Motors e dei dati 2024 di Iveco, le due attività commercial vehicle arrivavano complessivamente a circa 545mila unità, con 230mila veicoli oltre le 6 tonnellate. I ricavi aggregati indicati erano pari a circa 207 miliardi di rupie, corrispondenti a poco più di 20 miliardi di euro secondo il cambio utilizzato nella presentazione dell’operazione, mentre l’EBITDA aggregato era indicato in circa 25 miliardi di rupie e l’EBIT in circa 14 miliardi. Per Tata Motors l’acquisizione rappresenta quindi un salto di scala nel business dei veicoli commerciali e, soprattutto, un modo per rafforzare la presenza nel mercato europeo.
Il tassello Exor e il controllo della partita azionaria
Un elemento decisivo nella costruzione dell’operazione è stato fin dall’inizio il sostegno di Exor, principale azionista di Iveco. La holding della famiglia Agnelli aveva assunto un impegno irrevocabile ad aderire all’offerta con la propria partecipazione, pari a circa il 27,06% delle azioni ordinarie Iveco e al 43,11% dei diritti di voto complessivi. Anche i componenti del consiglio di amministrazione di Iveco che detenevano complessivamente circa l’1,39% del capitale avevano previsto l’adesione all’offerta, secondo i termini dell’accordo. Questo significa che Tata Motors non arriva all’appuntamento del 7 settembre partendo da zero sul fronte del consenso azionario: una quota rilevante del capitale era già stata indirizzata verso l’operazione attraverso gli impegni assunti dai principali azionisti.
L’operazione ha inoltre una struttura finanziaria già predisposta. Tata Motors aveva annunciato di avere assicurato finanziamenti per 3,8 miliardi di euro attraverso una linea ponte organizzata da Morgan Stanley e MUFG, con l’intenzione di trasformare successivamente il finanziamento in una combinazione di capitale e debito a più lungo termine. La certezza dei fondi è stata indicata come uno degli elementi destinati a ridurre il rischio di esecuzione dell’operazione.
La vendita della Defence ha cambiato il perimetro di Iveco
Prima di arrivare all’OPA, Iveco ha dovuto completare una trasformazione societaria tutt’altro che secondaria. Il 18 marzo 2026 il gruppo ha trasferito a Leonardo la piena proprietà del business Defence, comprendente i marchi Iveco Defence Vehicles e Astra. L’operazione era stata annunciata nel luglio 2025 a un enterprise value di 1,7 miliardi di euro e si è conclusa per un prezzo di vendita di 1,6 miliardi, soggetto agli aggiustamenti previsti dal contratto. La separazione era una delle condizioni dell’offerta di Tata Motors e ha consentito di arrivare all’attuale perimetro del gruppo, concentrato sulle attività civili dei veicoli commerciali, sul powertrain, sui bus e sui servizi finanziari.
Il passaggio ha avuto una conseguenza immediata per gli azionisti: la distribuzione di 5,8216 euro per azione, pagata il 22 aprile, per un totale di 1,551 miliardi. La cessione della Defence ha dunque anticipato agli azionisti una parte rilevante del valore dell’operazione, mentre Tata Motors si appresta ora ad acquisire il perimetro industriale residuo per circa 3,8 miliardi di euro.
Un Iveco più leggero, ma reduce da un 2025 difficile
La fotografia finanziaria di Iveco rende la storia più interessante anche dal punto di vista industriale. Il gruppo ha chiuso il 2025, considerando le Continuing Operations e quindi escludendo la Defence, con ricavi consolidati pari a 13,428 miliardi di euro, in calo rispetto ai 14,417 miliardi del 2024. L’EBIT adjusted è sceso da 892 a 645 milioni di euro, con un margine passato dal 6,2% al 4,8%. L’utile netto adjusted è diminuito da 520 a 312 milioni, mentre il free cash flow delle attività industriali è passato da un dato positivo di 240 milioni nel 2024 a un dato negativo di 109 milioni nel 2025.
Il rallentamento è stato particolarmente evidente nel Truck, il principale business industriale. I ricavi netti della divisione sono scesi nel 2025 a 8,873 miliardi di euro dai 9,981 miliardi del 2024, mentre l’EBIT adjusted è passato da 560 a 325 milioni. Il margine operativo adjusted è quindi sceso dal 5,6% al 3,7%. In Europa le consegne Iveco di camion sono diminuite del 21% nel corso dell’anno, con un calo del 23% nei veicoli commerciali leggeri e del 13% nei medi e pesanti. A fronte di questo quadro, la società ha indicato nella debolezza della domanda europea e nei costi di prodotto alcuni dei principali fattori che hanno pesato sulla redditività.
Ora la parola passa agli azionisti
Con l’ok della Consob, la lunga fase regolamentare lascia spazio alla partita decisiva: quella sul capitale. Dal 7 settembre gli azionisti Iveco avranno davanti un’offerta cash da 14,10 euro per azione e una finestra di adesione che resterà aperta fino al 26 ottobre. Il 30 ottobre è prevista la prima data di pagamento; qualora ricorrano i presupposti per la riapertura dei termini, si tornerà a raccogliere adesioni dal 2 al 6 novembre, con pagamento il 13 novembre.
La correzione rispetto alle prime comunicazioni circolate è dunque importante: non si parte il 7 ottobre, ma il 7 settembre 2026. È un dettaglio solo apparentemente marginale, perché da quella data comincia concretamente la fase dell’OPA che porterà Tata Motors a misurarsi con gli azionisti di Iveco. Dopo oltre un anno dall’annuncio dell’operazione, il dossier entra finalmente nella sua fase più visibile: quella in cui il progetto industriale del nuovo gigante dei veicoli commerciali dovrà essere tradotto in adesioni effettive al mercato.
















