BipTalk 2021, viaggio nel grande mondo delle polarizzazioni

Destra e sinistra “non usa più”, ma le polarizzazioni – nel cambiamento d’epoca in atto – imperversano. E Ivan Ortenzi, chief innovation evangelist del Gruppo Bip – insomma, un futurologo, per gli amici! – di polarizzazioni parla volentieri, ma non in un’accezione qualunque: “Con il termine “Polarizzazioni” – spiega – noi in Bip intendiamo la sintesi di trend, cambiamenti, opportunità, mode ed evidenze che caratterizzano l’ecosistema delle nostre aziende, della nostra società e dei mercati che serviamo. Sono dei veri e propri strumenti che utilizziamo sia nelle nostre analisi sia nelle nostre attività progettuali con i clienti, per supportare la generazione di idee e il disegno di scenari strategici”

E dunque, fiato alle trombe per il primo dei “BipTalk” del 2021, il ciclo di incontri digitali lanciato da Bip. La prima polarizzazione è quella tra la presenza fisica e la localizzazione, due concetti che non coincidono più. E che interrogano tutte le organizzazioni umane: siete capaci di adattarvi ed anzi cavalcare questa nuova dimensione?

Poi c’è la polarizzazione phygital-ibrido: che incrocia ogni tipo di innovazione, ma richiede capacità di pensiero diverso. “In questa fase  

tutto è come congelato… qualcuno prima o poi rilascerà l’elastico della fionda in cui siamo come bloccati dal mondo sospeso della pandemia, vedremo cosa accadrà. Un elastico della fionda è l’innovazione a 360 gradi, l’altro è la sostenibilità”. 

E nel BipTalk si parla di entrambe le cose. Delle loro ricadute sul nostro futuro: tra nuove competenze che servono eppure mancano nel mercato del lavoro e non abbondano nei vivai della formazione; nuovi profili di consumi da capire e intercettare. Qualcuno si chiede con angoscia – in verità, non pochi! – quale potrà mai essere il futuro del lavoro tra intelligenza artificiale, robotica e pandigitalizzazione della vita: “Da studioso della storia dell’innovazione – osserva Ivan – so che ha sempre distrutto posti di lavoro, al suo avvento, per poi sostituirli e crearne addirittura di più”. Certo, bisogna interrogarsi attivamente e subito sulle necessità e capacità di reskilling di tutti noi: come potremo collaborare con l’intelligenza artificiale? E come sarà avere per compagno di lavoro un robot? 

E ancora, altre polarizzazioni, tra l’umanesimo di sempre e quello proiettato nel futuro. Per esempio, la polarizzazione tra interesse e utilità, dove l’interesse è di singoli e l’utile è della collettività. E ancora: inclusività o distintività? O meglio: quale bilanciamento tra questi due valori?

“Poi abbiamo alcune polarizzazioni dinamiche”, sottolinea Ivan Ortenzi, “per esempio tra urban e local. L’avevamo contrapposto al rural, al mondo extraurbano. Ed effettivamente c’è una nuova polarizzazione tra dinamiche urbane e dinamiche locali. La famosa economia dei 15 minuti”, figlia legittima del culto del “chilometro zero”: diventeremo tutti molto più iperlocali, fatto salvo viaggiare, che è e resta una cosa bellissima, pandemia permettendo.

Già: come sarà il dopo-pandemia? Dove e come si placheranno le nostre paure, addirittura la nostra salute mentale? Ci sarà da lavorare molto, per evitare nuovi confinamenti… 

Una polarizzazione sfidante, per le organizzazioni aziendali, è quella tra collaborazione e coordinamento. La difesa del dogma aziendale perde la sfida con l’irrequietezza, perché è a quest’ultima che si deve il progresso, è quest’ultima che salva. Ma non in chiave ribelle, una parola che le aziende mettono tutte, quale più quale meno, al bando.

Un’altra polarizzazione: virtuale/immersivo. Virtuale sarà la capacità delle aziende di creare spazi di simulazione in cui si fanno azioni immersive… Per esempio, anche nella formazione: “Quel che sta succedendo alla Dad – osserva Ortenzi – è probabilmente segno che abbiamo perso tempo…

Si sta già ponendo attenzione all’inadeguatezza di alcuni modi di fare formazione. E c’è una critica pesante anche alle grandi business school, accusate di preparare solo al noto, lo dico mettendomi in discussione visto che insegno in molte di esse… Personalmente, io credo alla formula immersiva per la formazione e penso che i futuri grandi player della formazione potrebbero arrivare da altri settori. Non arriveranno come spesso succede dal settore della formazione. Se guardiamo l’aumento esponenziale della presenza di documentari formativi su Netflix piuttosto che su Amazon Prime Video, una delle associazioni mentali che sorgono spontanee è che il grande business si sta facendo le sue università per non aspettare i tempi dell’accademia tradizionale…”.

E dunque si plana fatalmente sulla costruzione dell’innovazione: “Per restare sul pratico, occorre trovare soluzioni alte per queste ed altre polarizzazioni. Queste polarizzazioni e questi spunti di pensiero ci piace pensare per utilizzarle, in Bip, come base per progettare il nuovo, con i nostri clienti, e dar loro modo di conseguire nuovi vantaggi competitivi…

I nuovi modelli di business del domani oggi non esistono, quelli nuovi che nasceranno potrebbero nascere proprio da queste polarizzazioni come dall’incrocio e dalla sintesi dei valori alti… formazione, vendita, finanza, banking, insurance… c’è tutto un mondo da innovare”.