L’Italia guadagna terreno nella competizione internazionale per capitali e investimenti. In quattro anni il Paese ha scalato cinque posizioni nella classifica mondiale dell’attrattività, arrivando al 17° posto su 146 economie. È quanto emerge dal Global Attractiveness Index 2026 di TEHA Group, che segnala anche un progressivo rafforzamento del punteggio assegnato all’Italia.
Nell’ultima rilevazione l’indice si attesta a 62,1 punti, rispetto ai 60,8 dell’anno precedente. Considerando il periodo più ampio, l’incremento raggiunge 7,3 punti. Un’evoluzione che consente all’Italia di accorciare le distanze rispetto ad alcune delle principali economie europee, tra cui Germania, Francia e Regno Unito.
Italia più attrattiva, ma restano le debolezze strutturali
Il miglioramento dell’indicatore – riporta Il Corriere della Sera – non equivale però a una soluzione dei principali problemi che frenano la competitività italiana. Il rapporto evidenzia ancora criticità legate alla produttività, al capitale umano e alla capacità di sostenere investimenti orientati al lungo periodo.
La traiettoria positiva assume tuttavia un peso particolare perché si sviluppa in anni segnati da shock economici e geopolitici: dalla crisi energetica all’inflazione, fino alle guerre e al rallentamento dell’economia europea. Il dato suggerisce quindi un cambiamento nella valutazione internazionale dell’Italia. Accanto alle fragilità note, il Paese viene sempre più associato a una maggiore stabilità economica e affidabilità per gli investitori.
Export e industria tra i punti di forza
Una parte rilevante della performance italiana deriva dalla capacità del sistema produttivo di mantenere una forte presenza sui mercati esteri. L’Italia si posiziona infatti all’ottavo posto al mondo per innovazione e al quarto per diversificazione geografica delle esportazioni. Nel 2025 le vendite italiane oltreconfine hanno raggiunto il valore record di 643 miliardi di euro. Particolarmente dinamico è stato il mercato statunitense, dove l’export italiano è aumentato del 7%, nonostante le tensioni commerciali e l’incertezza legata alla politica dei dazi.
Anche il mercato del lavoro ha registrato un risultato significativo, con l’occupazione che ha superato 24,3 milioni di persone, raggiungendo il livello più alto mai rilevato. A sostenere questa lettura è anche l’analisi coordinata dall’economista Marco Fortis per Fondazione Edison e ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra il quarto trimestre del 2022 e il terzo trimestre del 2025 l’Italia ha ricevuto circa 92 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri, con una crescita prossima al 20%.
Investimenti esteri, nel 2025 rallentano i flussi
Il quadro non è però privo di segnali di cautela. Nel 2025 gli investimenti diretti esteri in ingresso in Italia sono diminuiti del 27%. La contrazione deve essere letta all’interno di un contesto internazionale difficile: nello stesso periodo i flussi sono scesi del 36% in Francia e del 29% in Spagna.
Indicazioni analoghe arrivano dalla rilevazione EY, secondo cui nel 2025 sono stati annunciati in Italia 206 nuovi progetti di investimento estero, l’8% in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione risulta comunque sostanzialmente in linea con quella registrata a livello europeo, pari al 7%. Il confronto con il periodo pre-pandemico restituisce invece un’immagine più favorevole: rispetto al 2019, il numero di progetti esteri realizzati o annunciati in Italia è quasi raddoppiato.
Dal governo 71 miliardi di progetti per attrarre capitali
Sul fronte istituzionale, si legge su Il Corriere della Sera, il governo considera il rafforzamento dell’attrattività internazionale una delle leve per sostenere la crescita. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato l’aumento degli investimenti esteri registrato durante l’attuale legislatura, indicando nella maggiore fiducia dei mercati uno dei risultati dell’azione dell’esecutivo.
Un ruolo centrale è affidato al Comitato per l’attrazione degli investimenti esteri, che attualmente segue 64 progetti per un valore lordo complessivo di 71 miliardi di euro.
Particolare attenzione è rivolta al Mezzogiorno: circa il 60% delle risorse associate ai progetti è infatti destinato alle regioni meridionali, con la prospettiva di rafforzarne il ruolo nella nuova fase di investimenti industriali.
Energia e capitale umano, le sfide per la competitività
Per trasformare il miglioramento dell’attrattività in una crescita duratura, restano però alcuni nodi da sciogliere. Il costo dell’energia rappresenta uno dei principali fattori di pressione sulla competitività dell’industria italiana. Per un’economia fortemente manifatturiera e dipendente dalle importazioni energetiche, prezzi elevati possono incidere sulle decisioni delle multinazionali e sulla convenienza a localizzare nuovi impianti nel Paese.
C’è poi il tema del capitale umano. L’Italia continua a essere penalizzata dalla difficoltà nel reperire alcune competenze, dalla perdita di laureati e da una dinamica della produttività ancora debole.
Non a caso, nell’indicatore relativo alla capacità di guardare al futuro il Paese si colloca soltanto al 76° posto. Demografia, formazione e produttività sono quindi tra i fattori che rischiano maggiormente di limitare i progressi ottenuti sul fronte dell’attrattività.
Italia, la sfida è trasformare la fiducia in crescita
Il miglioramento registrato dal Global Attractiveness Index rappresenta dunque un segnale positivo, ma non può essere considerato un punto di arrivo. L’Italia ha dimostrato di poter competere per capitali e investimenti grazie a un apparato industriale diversificato, a una forte capacità esportatrice e a competenze produttive specializzate. Ora la sfida è consolidare l’interesse degli investitori e trasformarlo in nuovi insediamenti, occupazione e crescita della produttività.
















