Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontra, a margine del Consiglio Europeo informale, il Cancelliere federale della Repubblica di Germania, Olaf Scholz.

di Gianemilio Osculati

Povera Germania, ormai dileggiata da tutti. Dopo decenni che la Germania svettava sempre e di tanto davanti a tutti, ora che le cose non sembrano andar più molto bene le invidie sopite e trattenute per tanti anni vengono a galla. Anche la nostra Presidente del Consiglio ha voluto sottolineare che l’Italia (l’Italia!) va meglio della Germania. Me è proprio così? Siamo proprio sicuri? Andiamo ai fatti.

Innanzitutto la Germania ha subito una “tempesta perfetta” di dimensioni epocali:

– la dipendenza energetica dal gas russo a basso costo ha fatto gravi danni. Le valvole di approvvigionamento si sono chiuse, generando una ricerca affannosa di idrocarburi in tutto il mondo, di necessità più costosi. In tutto il caos della ricerca di fonti alternative il grande Paese vicino, la Francia, ha potuto e può contare su energia a bassissimo costo, grazie al nucleare, aumentando la propria competitività.

– la chiusura quasi totale delle esportazioni in Russia è stata improvvisa e rapida, interrompendo quel ciclo su cui la Germania ha vissuto per tanti anni: “Io dare a te prodotti di alta qualità, tu dare a me energia in quantità ed a basso costo”.

– il mercato cinese e la sua domanda di prodotti occidentali non hanno tenuto il passo della crescita degli anni precedenti. Nuove nubi, di carattere geopolitico, si profilano all’orizzonte:

– l’utilizzo della leva fiscale per ridare fiato ai consumi (tutti vi hanno dovuto ricorrere) è stato – inaspettatamente, date le circostanze – sterilizzato da una delibera della Corte Costituzionale. Sono mancati ben 60 miliardi di incentivi.

– ci sono i segni di una crisi del settore immobiliare che, se coniugati con una posizione di debolezza del sistema bancario, sono fonte di grandi preoccupazioni.

– in ultimo, è totalmente o quasi scomparso il mercato ucraino, fonte di collocamento dei prodotti tedeschi e di importanti outsourcing di produzione.

Sono, queste accennate sopra, bastonate di vigore epocale, che avrebbero creato contraccolpi molto seri in qualsiasi economia. Cosa è successo in Germania rispetto agli altri Paesi? Uno zero virgola in meno per il Pil 2023 e, nuovamente, uno zero virgola in meno sulle previsioni 2024 (oggi viene previsto uno -0,3%). Niente, rispetto a quello che è successo. Ricordo, giusto ve ne fosse bisogno, che la maggioranza in Parlamento è molto fragile e mettere d’accordo tutti i partiti di governo non è cosa semplice.

Quando guardiamo in casa nostra senza farci illudere dalle apparenze, c’è qualcuno che suggerisce che il deficit pubblico 2023 (che è un po’ sopra il 5% del Pil) dovrebbe tradursi in un aumento proporzionale della spesa pubblica e quindi del Pil. Se all’enorme deficit 2023 si aggiunge lo spending Pnrr (di entità tuttora imprecisata) si capisce che l’Italia va ben peggio della Germania: nel 2023 il Pil tedesco scende dello 0.3% a fronte di un deficit dello 0.3-0.4%, contro un Pil italiano che sale del +0,7% ma con ben un 5% di spending aggiuntivo da deficit, più il Pnrr. Nulla di cui rallegrarsi.

Ancora una volta stiamo addossando alle future generazioni il peso della nostra incapacità gestionale e realizzativa.

Ma se l‘Italia non deve irridere, la Germania ha comunque molto da fare. Crisi immobiliare, risposta all’invadenza cinese nel settore auto, accorciamento della supply chain, gestione dell’immigrazione necessaria, robustezza della leadership politica, crescita dell‘Afd. Non sarà però tra molto che le note di Wagner torneranno a risuonare potenti e vincitrici. Ah, a proposito: questo dicembre la Volkswage ha superato la Fiat quanto a numero di vetture immatricolate in Italia. A valore era successo già molti anni fa…