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In Italia, il fenomeno insulare è molto rilevante. Circa ottocento le isole italiane, abitate da più di sette milioni di persone. Mancano, però, modelli di sviluppo per una piena valorizzazione di queste realtà, che scontano spesso fenomeni di arretratezza e di spopolamento. Per rispondere a questa mancanza e proteggere il nostro grande patrimonio insulare, proprio nei giorni scorsi è stato tra l’altro istituito l’Osservatorio sull’Insularità di Eurispes, coordinato dal professor Aldo Berlinguer dell’Università di Cagliari, per promuovere possibili modelli di sviluppo per rilanciare la condizione insulare, consentendole di divenire, da penalizzazione, un’opportunità. Ma se manca, come avverte l’Eurispes, una definizione univoca di ‘isola’,Isolità – la parola che dà il titolo alla mostra inaugurata il 12 aprile presso THESIGN, in Via Piemonte a Roma – è invece un vero e proprio neologismo, ispirato da una trilogia di opere dominate dal colore rosso (Isole I, Isole II e Isole III, 2019, Pelle, acrilico e polveri materiche su tela 60 x 60 cm) di Letizia Lo Monaco e destinato a significare l’unicità e la diversità (l’insieme delle differenze) e quindi, da ultimo, l’individualità, che l’Artista concettuale siciliana persegue, contro ogni pregiudizievole omologazione in nome dell’appartenenza. La sua personale è stata curata nell’allestimento da Edoardo Alaimo.

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La pelle, da superficiale a interiore

La caratteristica tecnica mista di Letizia Lo Monaco prevede l’uso di inserti di pellami di tipo diverso e di vario colore, mescolati a tratti pittorici e ad altri materiali, sia si tratti quindi di opere pittoriche sia di opere grafiche o di opere su stoffa. Sempre, anche se in qualche caso si tratta di minutissimi frammenti di pelle, come nelle quattro grafiche realizzate appositamente per l’esibizione nello showroom romano e dedicate ad altrettanti monumenti simbolo della città. O nei cuscini d’artista, pure esposti, un progetto a metà tra arte e interior design. La pelle, strato superficiale dell’Uomo, è anche ricettacolo di sensazioni e mezzo di conoscenza dell’Altro. La pelle siamo noi, sembra voglia dire l’artista, laddove quello che maggiormente le interessa ricercare e rappresentare non è tanto il più apparente Io – quello che si vede più immediatamente quando entriamo in relazione con gli altri – quanto il , inteso come la nostra identità più profonda e autentica. Questo Sé, la nostra personalissima storia, è quello che ci rende davvero unici, e quindi, in un certo senso, isole. Mentre l’isolità è la consapevolezza della propria unicità, da riconoscere e preservare, pur nella relazione, da ogni tentativo di uniformità e appiattimento.

Una creatività istintiva che si traduce in geometrie

“Quando creo io non so a priori quello che faccio, creo e poi riconosco l’opera, la guardo e mi dico che volevo proprio significare quello che ho significato”. Palermitana, Letizia Lo Monaco non si è formata in studi artistici, ma in ambito umanistico. La sua arte è espressione culturale di una ricerca che non è rivolta tout court alla ricerca del Bello assoluto, ma piuttosto ad approfondire il tema dell“identità riconoscibile”, della “maschera sociale” e della comunicazione, che per lei – come spesso per gli abitanti delle isole – è anche un sondare, selezionare. E dell’arte come andare verso. Per l’artista, l’invio di un messaggio da uomo a uomo, senza certezza, però – proprio come nel caso del messaggio in una bottiglia – che venga raccolto. Lo fa attraverso figure geometriche per lo più, quadrati che simboleggiano gli uomini e linee che significano i diversi, possibili, modi di interazione, geometrie che lungi dal lasciare freddo l’osservatore, trovano proprio nell’uso del colore e nella seduzione della pelle, la via per toccare chi le guardi. Così nella mostra troviamo per esempio i bellissimi Mosaico della terra (2020, Pelle, acrilico e polveri materiche su tela 70 x 70 cm), Mosaico del mare (2020, Pelle, acrilico e polveri materiche su tela 70 x 70 cm) e Arcipelaghi (2020, Pelle e acrilico su tela 70 x 100 cm). Anche il cerchio è protagonista, qui in almeno due opere. Di ispirazione orientale, rimanda alla circolarità del ciclo vitale e dell’esistenza stessa, e alle donne – altro tema caro all’Artista e che esprime nella valorizzazione dei valori intrinseci del femminile come Mutual Self White (2019, pelle e acrilico su tela, polveri e foglia argento 80 x 80 cm).

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Quadri alle pareti, come a casa

Perché come una casa è stato concepito lo spazio-galleria di TheSign, 240 metri quadri che sono anche uno studio di progettazione d’interni: dall’ingresso elegante, all’ampio salone raffinatissimo, a una mis en place accurata, i corridoi si spingono verso una camera da letto esclusiva, ma accogliente, ovunque dettagli curati destinati ad accarezzare tutti i sensi, anche l’olfatto con raffinate profumazioni. Un amore per i particolari che possano arricchire il vivere e l’abitare, che nelle intenzioni dei “padroni di casa” Salvo Nicosia, interior designer, e Stefano Liardo, engineer -, viene ulteriormente impreziosito dall’Arte, che per questo ambientano in un contesto intimo e familiare. È questo lo spazio che ingloba dal vernissage e per almeno per tutto il mese di Aprile, la mostra di Letizia Lo Monaco, dove le diciotto opere d’arte selezionate per l’esposizione si fondono, si accomodano, per poi riemergere da una mescola di arredi di design, mobili e complementi, con i quali ricercano e infine trovano un perfetto equilibrio.