La legge di bilancio è in cantiere e si parla molto, ovviamente, di tasse. Si parla di un taglio dal 35 al 33 per cento della seconda aliquota Irpef elevandone la soglia del reddito imponibile al quale si applicherebbe da 50 a 60mila euro.
Questo porterebbe sicuramente un beneficio ai contribuenti, anche se pari a un massimo di 440 euro circa per la sola riduzione dal 35 al 33 e di poco meno di 700 euro se si aumenta il limite a 60mila euro. C’è da dire che questo taglio Irpef coinvolgerebbe oltre 13 milioni di cittadini, quindi avrebbe un impatto sociale molto vasto.
L’altro provvedimento fiscale rilevante in discussione nella manovra è la famosa rottamazione lunga. Questa rottamazione consisterebbe essenzialmente in una rateizzazione molto più consistente delle cartelle esattoriali presenti e inevase al 31 dicembre 2023. Noi invece auspichiamo che venga allargata al 31 dicembre 2024 per sanare questa situazione divenuta insostenibile per milioni di contribuenti ma anche per lo Stato, una rateizzazione lunga 10 anni, 120 rate tutte uguali, senza maxirata iniziale.
Purtroppo però si paventano clausole restrittive: condizionare la rottamazione a un versamento iniziale del 5-10% che raffredderebbe l’accessibilità all’agevolazione. Sembrerebbe inoltre che si voglia escludere dall’accesso a questa rottamazione chi non ha adempiuto o onorato le rottamazioni precedenti.
Invece, secondo noi, sarebbe auspicabile poter ricomprendere nell’opportunità tutti i contribuenti, anche quelli inadempienti, per tentare di rimetterli in bonis, anche perché questa nuova rottamazione ha dei principi e condizioni sicuramente migliori, che potrebbero permettere una sostenibilità del pagamento di questo debito, cosa che invece con le rottamazioni precedenti non è avvenuto.
Un concetto da aggiungere, a nostro avviso importante, è poi che certamente queste operazioni costano all’erario, cioè producono minori incassi, ma la rottamazione delle cartelle esattoriali inevase è qualcosa di diverso. Il credito dello Stato nei confronti di contribuenti che non hanno pagato le tasse ammonta a ben 1280 miliardi, ma è in buona parte irrecuperabile.
Tant’è che l’Erario sta già ragionando di eliminare da questo magazzino enorme di crediti inevasi oltre 400 miliardi ormai inesigibili, perché riferiti a persone decedute o società fallite. Comunque rimane un credito enorme e mettere in condizione i contribuenti di poter pagare con rate sostenibili va a beneficio anche del bilancio pubblico generando risorse straordinarie che potrebbero essere reinvestite in altre attività.
Noi abbiamo sempre sostenuto che le rottamazioni precedenti sono state troppo corte per il rimborso. Cambiare strada è nell’interesse di tutti, compreso dello Stato, e invece la Ragioneria continua a vedere la rottamazione come un costo: una valutazione che credo vada superata politicamente.
Bisogna confrontarsi non con i calcoli teorici, ma con la lezione della storia che ci dice che il recupero di quelle somme è sempre stato molto basso e soprattutto si abbassa esponenzialmente con l’allontanarsi della data di originazione del debito.
Infine un altro capitolo del cantiere della legge di Bilancio che va ben presidiato è quello degli incentivi fiscali, a cominciare dalla materia delle ristrutturazioni edilizie. Bene ha detto il viceministro all’Ambiente Vannia Gava, a sostenere che è necessario mantenere l’incentivo al 50%.
Sicuramente gli incentivi vanno riorganizzati, rimessi in linea perché ce ne sono stati tanti nel tempo, si sono andati a sovrapporre, e un riordino sarebbe sicuramente auspicabile e necessario. Però specialmente in alcuni settori, conseguono due finalità che riteniamo sicuramente importanti: riavviare il volano all’economia settoriale sostenendone il livello occupazionale e la redditività, e contribuire all’emersione di redditi altrimenti destinati probabilmente a rimanere sommersi.
















