Criptovalute

Con il sistema bancario sempre più isolato, le esportazioni sotto pressione e l’accesso ai circuiti finanziari internazionali limitato dalle sanzioni, l’Iran sta cercando nuove strade per muovere capitali oltre confine. In questo spazio si inseriscono criptovalute e stablecoin, strumenti che permettono di trasferire valore senza passare necessariamente dalle infrastrutture bancarie tradizionali. Per Washington, una parte crescente di questi flussi sarebbe utilizzata da soggetti legati al regime per aggirare le restrizioni e mantenere aperti canali finanziari verso l’estero.

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Gli exchange iraniani nel mirino degli Stati Uniti

Il cuore dell’ecosistema è rappresentato dagli exchange domestici, diventati una porta di accesso agli asset digitali per utenti e operatori iraniani. Tra questi spicca Nobitex, il maggiore del Paese, finito sotto sanzioni americane insieme ad altre piattaforme. Secondo il Tesoro Usa, Nobitex avrebbe facilitato operazioni riconducibili anche a soggetti legati ai Guardiani della Rivoluzione e nel 2025 avrebbe intercettato oltre la metà degli afflussi crypto diretti verso l’Iran.

Stablecoin e dollari digitali fuori dalle banche

A rendere particolarmente interessante il fenomeno è il ruolo delle stablecoin, token agganciati a valute tradizionali come il dollaro e quindi meno volatili rispetto a Bitcoin. Per chi deve effettuare pagamenti internazionali o trasferire fondi, questi strumenti possono offrire una maggiore stabilità e una circolazione più rapida tra wallet ed exchange. Le società di blockchain analysis hanno rilevato volumi miliardari riconducibili all’Iran, ma si tratta di stime private, costruite sulla tracciabilità delle transazioni e non di dati ufficiali pubblicati da Teheran.

Le reti offshore e il caso Dubai

Il fenomeno non si ferma però ai confini iraniani. Un’inchiesta Reuters ha ricostruito una rete basata anche su società e operatori attivi a Dubai, attraverso cui sarebbero transitati circa 4 miliardi di dollari in flussi collegati a strutture utilizzate per aggirare le restrizioni finanziarie. Secondo l’agenzia, il sistema avrebbe coinvolto exchange, wallet e piattaforme online, con collegamenti a soggetti associati alla Banca centrale iraniana e all’IRGC. Il Tesoro Usa ha successivamente sanzionato alcuni degli operatori coinvolti.

Washington sposta la «maximum pressure» sulla blockchain

La risposta americana punta ora sempre più direttamente alla finanza digitale. Il Tesoro sta ampliando le sanzioni contro exchange, wallet e intermediari ritenuti funzionali alle reti iraniane, nel tentativo di chiudere anche i canali alternativi rispetto alle banche e al commercio tradizionale. La strategia riflette un cambiamento importante: non basta più colpire petrolio, shipping e sistema bancario, perché una parte dei flussi si sposta su infrastrutture digitali. La nuova frontiera delle sanzioni passa così anche dalla blockchain.