Governo Meloni, quali saranno i nomi dei ministri
Giorgia Meloni, futuro presidente del consiglio

La sostanza del voto è già chiara al momento in cui questo commento a caldo viene “chiuso”, pochi minuti dopo la mezzanotte del 26 settembre 2022: la coalizione di centrodestra ha vinto, anzi ha stravinto, in quanto si è resa coalizione; il centrosinistra ha perso perché il Pd ha rotto con i Cinquestelle e con Azione.

Ma questa è matematica approssimativa. Qual è la sostanza sociale di questo voto?

E’ abbastanza evidente: c’è una “sinistra Ztl” che raccoglie i voti dei ceti abbienti medio-alti e di quelli più acculturati, che non supera più la soglia del 20%. E c’è un centrosinistra efficientista che resta un partitino, affidato a un leader furbo e antipatico, Renzi, e a un coleader simpatico ma leggero, Calenda. Poi c’è il Movimento Cinquestelle variante Conte: populista finchè si vuole, con la sua campagna indiscriminata pro-reddito di cittadinanza e salario minimo, ma certamente capace di raccogliere i voti al di fuori delle zone a traffico limitato delle nostre città. Pd e Cinquestelle sul terreno si parlano, come stanno già parlandosi per preparare le prossime elezioni a Roma. Ma sul piano politico non hanno trovato sintonia e il compito di Stefano Bonaccini, probabile prossimo segretario del Pd a raccogliere i cocci che gli verranno lasciati dalla segreteria Letta, sarà probabilmente quello di trovare una sintonia praticabile con Conte per rimettere insieme una coalizione gestibile.

La cosa veramente triste rimane però un’altra.

E’ quella che abbiamo cercato di riassumere nel titolo. Che significa oggi essere di sinistra? Cosa dovrebbe significare?

Significa sicuramente stare dalla parte dei ceti meno abbienti e meno avvantaggiati economicamente. Il popolo dei lavoratori dipendenti, precari e non, ma comunque mal pagati; il popolo dei tanti lavoratori autonomi a basso reddito; i disoccupati che vorrebbero lavorare e non trovano posto (non di chi rifiuta un posto preferendo il reddito di cittadinanza); gli invalidi veri (e non quelli finti); i grandi evasori fiscali, più che i piccoli evasori di sopravvivenza. L’elenco potrebbe continuare.

Attuare l’articolo 1 della legge sull’aborto, dove recita che “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, è di destra o di sinistra? Dovrebbe essere un obiettivo riconosciuto da tutti e invece la declinazione concreta che di quella legge ha fatto la sinistra di governo ha trascurato l’applicazione di quell’articolo, che oggi è invocata dalla destra. L’inclusione degli immigrati è un valore umano fondativo, e per un popolo di ex-emigranti come il nostro lo è anche il doppio: ma non al prezzo di agevolare scafisti e schiavisti, stranieri e italiani, non a costo di importare social-dumping a vantaggio dei caporali del lavoro nero italiano, come invece accade regolarmente, per colpa della destra (la legge Bossi-Fini) ma anche della sinistra, che ha silurato l’unico che stava facendo cose serie sul tema, Minniti, organizzando l’immigrazione economica e gestendo l’inserimento dei rifugiati.

Gridare ai quattro venti che la delinquenza è in ritirata nel nostro Paese – come fa la sinistra – sventolando a riprova la riduzione del numero degli omicidi significa dimenticare che più le mafie sono forti meno uccidono, e sono oggi fortissime grazie al fatto che lo spaccio di droga e i reati contro il patrimonio, come pure il racket della prostituzione, il gioco d’azzardo e le estorsioni, sono reati sempre meno contrastati e addirittura meno denunciati, e significa dimenticare anche che sono proprio le fasce più deboli e povere della popolazione a subire i danni della delinquenza cosiddetta minore, a meno di non credere che la Panda, l’auto più rubata, sia l’auto preferita dai ricchi.

Permettere che un sindacalismo mefitico lasci la pubblica amministrazione in condizioni di inefficiente privilegio – perché gli statali non possono essere licenziati, dopo il jobs-act – e lasci soffocare il Paese nella malaburocrazia, significa lasciare particolarmente indifesi, e quindi danneggiati, i meno abbienti, che più di tutti avrebbero bisogno di servizi pubblici efficienti. Lo scandalo Atac non è di destra né di sinistra, ma è rimasto incurato anche durante le amministrazioni di sinistra.

Lasciare languire ingestiti gli organici del servizio sanitario, significa esporre al maggior danno i più poveri, che non possono pagarsi le cliniche private; non investire sulle scuole pubbliche significa favorire chi può permettersi quelle private.

La drammatica inefficienza della magistratura porta l’impronta digitale di una predominanza di sinistra tra le toghe che lo scandalo Palamara non ha smentito, anzi.

L’elenco è infinito e enumera in sostanza molte delle scelte fatte o avallate dalla cosiddetta sinistra di governo negli ultimi anni, con il recente condimento di una serie di mattane promosse dai Grillini (fin quando hanno governato insieme al Pd, e sperando che il tramonto di Grillo sia definitivo), come la lotta insensata ai termovalorizzatori o ai rigassificatori.

Chi ricorda la linea seria e severa del Pci di Enrico Berlinguer o, successivamente, il sindacalismo rigoroso della Cgil di Sergio Cofferati non può che rimpiangere quella sinistra, che sarà stata poco di governo ma aveva chiara la sua identità. Vorrebbe votarla ancora, ma si guarda attorno e non la trova più. E trova al suo posto un verde prateria di delusione che ha offerto al centrodestra spazi di crescita in sé immeritati.

A questo punto, le chiacchiere stanno a zero. Giorgia Meloni, salvo sorprese notturne e impropri blitz istituzionali, sarà la prima italiana a diventare presidente del Consiglio. Non sottovalutiamo questo evento, perché ha una portata storica innegabile che basta in sé e per sé a far superare – naturalmente fino a prova contraria – molte se non tutte le prevenzioni sulle origini fasciste del partito che guida.

Sta in lei dimostrare che la dittatura fascista non ha più alcuna parentela con lei o con i suoi – già: i suoi, uno dei punti dolenti del futuro assetto – e che i disvalori di quella destra italiana “storica” non troveranno alcuno spazio reale, nemmeno un’eco, nell’azione di governo. Ci vuole una costante vigilanza democratica contro il rischio che lo trovino, e non solo “di sinistra”, mancando all’appello la sinistra. E nel frattempo, occorre che qualcuno ricostruisca in Italia appunto quell’”alternativa di sinistra” che sia davvero tale.