Ho visto Maradona  

Diego, la tata argentina e il sogno di Mario che continua

Marco Muffato
Diego, la tata argentina e il sogno di Mario che continua

Maradona uno di famiglia? Verissimo, per noi napoletani lo è stato davvero, poco importa se si è avuta o meno la fortuna di conoscerlo personalmente (a molti miei concittadini è capitato, a me no, ma incredibilmente ho invece fatto in tempo a conoscere a Montecarlo nel giugno del 2005 George Best, per genio e sregolatezza prossimo a Diego, e morto il suo stesso giorno, il 25 novembre di quell’anno), il Pibe de Oro fu parte attiva del nostro quotidiano anche dopo aver lasciato la maglia azzurra. Assurto al rango del mito, di semi-divinità, con la sua immagine votiva presente in tutte le sei case che ho cambiato nei 28 anni di vita trascorsi a Milano. A Diego devo la scelta della tata di mio figlio Mario. Premessa, sono diventato papà non prestissimo, a 47 anni, il mio bimbo è nato all’Ospedale San Paolo di Napoli a meno di 500 metri dallo stadio teatro delle epiche gesta del nostro Eroe. Per ragioni di vita tutta la nostra famiglia si è stabilita a Milano, quando il bimbo aveva pochi mesi. La scelta più delicata che si deve fare, quando gli impegni di lavoro sono tali e tanti, è trovare la persona giusta che possa occuparsi di un bambino così piccolo. E partì quindi la selezione della tata, una scelta come potete immaginare non facile perché si tratta della persona che si deve occupare di quanto hai più caro al mondo, ne avremo viste sei senza esiti, ma alla settima…una ragazza simpatica, rassicurante e soprattutto…argentina. “Ti piace il calcio? Per chi tifi?”, “Sì, Boca Juniors”. “Ok puoi iniziare domani” e mia moglie, maradonista organica e già convinta di suo, si allineò. È stata la scelta migliore che potessimo fare, una tata amorevole che per tre anni ha accompagnato i primi passi del nostro pargolo che già preannunciavano una discreta inclinazione calcistica e predilezione per il piede sinistro. Anni dopo, a rapporto lavorativo concluso, la tata venne a trovarci: era appena rientrata dall’Argentina e portò in dono a Mario due camiseta numero dieci del Boca Juniors, la squadra con cui noi tifosi del Napoli siamo idealmente gemellati e in cui Diego dispensò meraviglie come in maglia azzurra. Perché due? La prima era della taglia giusta per un bimbo di sette anni, l’altra per quando sarebbe diventato adolescente. È in modi come questi che Maradona continua a vivere e a essere parte di noi. Grazie Diego.

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