Investire in azioni con ogni clima
Paola Pallotta, Managing Director di Capital Group

Temere le perdite è assolutamente umano. Lo psicologo premio Nobel Daniel Kahneman ha trattato la tematica nella sua teoria dell’avversione al rischio, dimostrando che la frustrazione correlata a una perdita di denaro è maggiore rispetto alla soddisfazione per i guadagni ottenuti. Dunque l’istinto naturale dell’investitore è quello di abbandonare il mercato in caso di forti ribassi e di reinvestire quando i titoli evidenziano netti rialzi. Ma entrambi gli atteggiamenti possono avere conseguenze negative, come ci spiega Paola Pallotta, managing director di Capital Group.

L’economia comportamentale afferma che le persone agiscono spesso in modo irrazionale nel prendere decisioni di tipo finanziario. Quindi a quali condizioni è possibile compiere scelte logiche e consapevoli?

Le reazioni emotive agli eventi di mercato sono perfettamente normali. È lecito sentirsi nervosi a fronte di una flessione dei mercati. Ma sono le azioni intraprese in questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e l’insuccesso negli investimenti. Imprescindibile è aver intrapreso un autentico percorso di investimento. La prima raccomandazione è quindi quella di individuare un professionista con cui condividere un progetto ed essere pronti a navigare un mare che a volte può diventare tempestoso. Le oscillazioni, più o meno violente, dei mercati finanziari sono fisiologiche: la conoscenza di come funzionano deve costituire il punto di partenza di qualsiasi progetto di investimento. Il passo successivo è quello della condivisione di un piano e della conseguente definizione di obiettivi di vita innanzitutto, che diventano poi obiettivi di investimento. Il terzo elemento è conoscere se stessi: comprendere le basi della finanza comportamentale. Sapere che esistono euristiche e bias – come “l’ancoraggio” o il “bias della conferma” o quello della “disponibilità” -, che entrano in azione in modo automatico se non interveniamo, è l’unico modo per individuare i potenziali errori prima di commetterli.

Per loro natura i mercati azionari hanno sempre delle oscillazioni. Come affrontarle in modo corretto?

I momenti negativi di mercato sono per definizione un momento in cui i prezzi scendono: spesso però il loro  valore resta inalterato. Possono essere quindi anche dei momenti di opportunità per acquistare a prezzi di saldo. Quando ci troviamo di fronte ad un segno negativo occorre valutare se e come è cambiato il contesto circostante, sia della nostra vita che dell’oggetto del nostro investimento. Sono ancora valide le condizioni sulla base delle quali era stata fatta quella scelta? Il mio suggerimento è quello di adottare la logica del “what if”. L’abbiamo imparato dal mondo dell’aeronautica: così come fanno i piloti, durante un volo aereo, occorre controllare lo stato delle variabili in maniera continua. Nel momento in cui viene stabilito un piano con determinate mete, proprio come quello di volo, dobbiamo costantemente monitorare le condizioni: nella vita possono cambiare diverse situazioni, dalle entrate alle necessità familiari. Nel corso del viaggio del nostro investimento possono cambiare molti parametri, così come in un volo intercontinentale. Al pilota spetta il compito di adeguare la navigazione al mutare delle condizioni. Tornando ai mercati azionari: se il piano che abbiamo concordato in partenza ci era apparso valido e se le condizioni del contesto non sono mutate, a quel punto, anche di fronte a un segno meno, occorre resistere alla tentazione di vendere, ricordando che le oscillazioni di mercato sono fisiologiche, come già detto, ma anche temporanee.

Quali sono gli errori comportamentali più frequenti?

Tra quelli più frequenti vi è la “paura del rimpianto” che fa sì che le persone non apportino cambiamenti neppure quando sarebbe necessario invece farli. Questa paura spinge a restare ancorati alle scelte anche quando palesemente non sono più corrette: si tende a vendere quello che è andato bene e ad ostinarsi a tenere in portafoglio quello che invece ha un segno meno davanti, senza davvero analizzare se abbia senso farlo. Il “bias dell’ancoraggio” è invece quella tendenza che ci porta a fare delle valutazione sulla base di un parametro al quale ci siamo appunto ancorati, ma che in quel momento non è più valido, come ad esempio il prezzo di acquisto di uno strumento finanziario. Il “bias della conferma” invece ci porta a rafforzare una scelta cercando informazioni o prestando un’attenzione maggiore nei confronti di quelle informazioni che ci confermano di aver fatto la scelta giusta. Un altro errore comportamentale molto diffuso è il “bias della disponibilità”: in virtù di questo errore siamo portati a ritenere come più probabili tutti quegli eventi che ci tornano alla mente più spesso o che ricordiamo meglio. Detto anche in altri termini: la maggiore disponibilità di informazioni su un determinato evento ci spinge erroneamente a ritenerlo più probabile anche quando non è suffragato da elementi reali.

Come sgombrare il campo dai bias?

I bias funzionano purtroppo tutti insieme: sono elementi della natura umana ed essere consapevoli della loro esistenza ci può sicuramente aiutare a evitarne gli effetti. I bias alterano di fatto la percezione del rischio che si verifichino determinate situazioni. Il mio suggerimento è quello di rallentare in modo da interrompere ogni automatismo, anche decisionale. Le scelte compiute velocemente sono quelle più esposte all’influenza dei bias. L’alternativa è quella di sfruttarli, anche assecondarli per prendere decisioni più consapevoli. Faccio un esempio: il nostro cervello ha una propria contabilità mentale, come ha messo in evidenza Richard Thaler, premio Nobel per l’economia nel 2017 per temi di finanza comportamentale. Pur non essendo razionale, il nostro cervello organizza cassetti mentali nei quali “ripone” porzioni delle nostre disponibilità finanziarie a seconda della destinazione. Sempre il nostro cervello fatica inoltre a considerare il denaro come realmente fungibile e travasabile senza difficoltà tra da un cassetto e all’altro. Questo altro non significa che siamo intrinsecamente predisposti a ragionare per obiettivi separati e che la programmazione di un piano di investimento coerente con la nostra naturale disposizione potrebbe esserci di grande aiuto.

Come affrontare la volatilità?

È normale che nei periodi di volatilità di mercato entri in gioco la componente emotiva. Gli investitori capaci di non attribuire un peso eccessivo alle notizie di breve periodo hanno maggiori possibilità di elaborare una strategia di investimento di maggiore successo.

Anche nell’affrontare questo tema il supporto del consulente finanziario può aiutare ad attribuire il giusto peso alle notizie distinguendo ad esempio tra temi di breve periodo o ed elementi di impatto più significativo.

Se ci si concentra su alti e bassi a breve termine, la volatilità di mercato è senz’altro fonte di particolare preoccupazione. Conviene invece considerare un  orizzonte temporale più lungo, dando la precedenza alla crescita a lungo termine dei propri investimenti e  al progresso compiuto ai fini del conseguimento degli  obiettivi previsti.

Quali sono le parole d’ordine quando ci si avvicina al mercato azionario?

Le tre parole chiave sono: il “tempo”, nel senso di durata dell’investimento, la “disciplina” che consiste nel costruire un piano di investimento ben definito, e la “diversificazione”. La diversificazione può contribuire a ridurre la volatilità per gli investitori interessati ad evitare lo stress causato dalle fasi ribassiste. Un portafoglio diversificato non garantisce guadagni né assicura che gli investimenti non diminuiranno in valore, ma riduce il rischio. Distribuendo gli investimenti su più  classi di attivi, gli investitori possono abbassare gli effetti di forti oscillazioni nei loro  portafogli. I rendimenti complessivi non toccheranno gli apici dei singoli investimenti,  ma neanche gli abissi più profondi.