Come probabilmente alcuni ricordano, i fatti legati alla “New Financial Technology” – il cui acronimo è curiosamente Nft – scoppiano ad agosto, il mese in cui il crack è avvenuto: pagamenti sospesi e i promotori dell’iniziativa, Christian Visentin, Mauro Rizzato ed Emanuele Giullini spariti nel mondo virtuale.
Visentin, come riportava in agosto il Corriere della Sera, era andato a Dubai investendo 100 milioni di euro con la promessa agli investitori di ritorni del 10% mensile grazie a un magico software

Andiamo a Dubai “a parlare”

Passa il tempo e il magico software “per magia” fa solo sparire i soldi investiti e le molte, troppe, promesse che non si sono tradotte in azioni. Così alcuni dei risparmiatori che hanno puntato sulle “nuove tecnologie finanziarie” decidono di voler risolvere direttamente i loro problemi senza ricorrere ad azioni legali. Come? Andiamo a Dubai a “parlare” con le persone incaricate di gestire il denaro.

Molte denunce e qualche azione diretta

Lo spiega Matteo Moschini, avvocato del Movimento per la Difesa dei Cittadini, che rappresenta oltre 100 presunti truffati.

“Ho ricevuto e continuo a ricevere decine di investitori che non intendono rivolgersi alle comuni vie legali per cercare tutela. Molti vogliono parlare, direttamente, con i responsabili di questo crack e mi chiedono recapiti e contatti per poter andare alla fonte a recuperare, almeno in parte, le somme investite. Ovviamente, io non fornirò mai recapiti e indirizzi”.

Che strada stanno prendendo gli investitori

“In questi ultimi giorni stanno estendendosi, d’altro canto, anche coloro che si decidono a sporgere denuncia contro la Nft. Questa impennata di denuncie – parliamo di 15 querele in una settimana e sono molte – la registro dal 21 novembre, quando i rimborsi promessi e assicurati dalla New Financial Technology avrebbero dovuto essere corrisposti ai propri clienti. Invece, evidentemente l’idea era quella di prendere tempo e far scadere il termine dei 90 giorni per sporgere querela. E nessun euro è stato restituito».

I clienti però vogliono, con decisione, tornare in possesso delle somme che hanno visto sparire e sono disposti ia tentare qualunque strada, sottolinea l’avvocato Moschini.

Certamente non è possibile all’avvocato né a noi entrare nel merito delle tattiche utilizzate da alcuni investitori. Quel che è certo è che i privati sono usi far ricorso alla giustizia penale, mentre chi ha investito somme prevalentemente in nero preferisce cercare altre modalità per rientrare in possesso delle cifre, forse ingenti, affidate ai promotori fantasma.

Stiamo parlando al condizionale, ma sembrerebbe essere proprio quanto hanno fatto o stanno facendo “uomini della malavita, legati a clan camorristici campani, che hanno raggiunto Christian Visentin a Dubai e con le minacce si sarebbero fatti restituire quanto investito”. A riferire il fatto è l’agenzia di investigazioni che è ingaggiata da uno studio legale e ha fornito questi dati seguendo il caso, come riporta ilMessaggero.

Non è difficile suggerire alcune riflessioni: il mondo della finanza virtuale è spesso complesso da comprendere fino in fondo, a differenza invece delle truffe reali – quelle del tipo “prendi i soldi e scappa” – con le loro conseguenze ben comprensibili immediatamente a ognuno di noi.