Investimenti infrastrutture Italia: secondo una ricerca dell’istituto Oxford Economics, per il prossimo quinquennio gli investimenti infrastrutturali in Italia potrebbero far registrare importanti tassi di crescita: in ferrovie, porti e aeroporti del 3,8 per cento all’anno, e nel settore energetico e del gas del 3,2 per cento. È quanto emerso nel corso di un evento tenutosi oggi in Senato, organizzato dal think tank Ais – Associazione infrastrutture sostenibili. Tuttavia, tali prospettive sono compromesse dai ritardi che si registrano in Italia molto più che in altri grandi Paesi dell’Unione europea, nonostante un trend di recupero registrato negli ultimi anni. Una difficoltà a realizzare le opere certo non nuova ma sempre meno tollerabile, specie quando i grandi progetti dimostrano di poter soddisfare requisiti di resilienza e sostenibilità come mai prima d’ora. Difficoltà realizzative da cui derivano ritardi e penalizzazioni i cui effetti si distribuiscono sull’intero perimetro delle attività economiche e produttive. Nel corso dell’evento è stato presentato il rapporto Stakeholder engagement e infrastrutture sostenibili – L’importanza del dialogo con le comunità locali.

Investimenti infrastrutture Italia: il divario con altri paesi europei nelle rinnovabili

Basti osservare il settore delle rinnovabili per il quale nel nostro Paese, nonostante gli sviluppi degli ultimi anni, il confronto con altri Paesi europei come Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania evidenzia un divario significativo, con quest’ultima che domina con quasi 200 GWh di energia prodotta da eolico e fotovoltaico, contro i 54 GWh prodotti in Italia (valore ancora molto lontano dagli obiettivi del nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, Pniec). O la rete ferroviaria, con la scarsa presenza di doppi binari, che si estendono solo al 46 per cento delle tratte. O gli effetti sul sistema dell’export, che secondo dati ed elaborazioni di Istat e Sace, stimano il ritardo logistico in Italia aver comportato oltre 93 miliardi di euro di mancate esportazioni nel 2022, equivalenti al 15 per cento del valore totale dell’export nazionale.