L’intelligenza artificiale diventa un nuovo terreno di competizione economica tra Cina e Stati Uniti, ma Pechino prova ora a spostare la partita oltre il confronto bilaterale. Al vertice dei BRICS di Nuova Delhi, Xi Jinping ha proposto la creazione di una zona open source dedicata all’IA, mettendo a disposizione del blocco un modello di cooperazione fondato su software accessibile, formazione e sviluppo condiviso. L’iniziativa punta a rafforzare il ruolo delle economie emergenti in una tecnologia sempre più decisiva per produttività, industria e rapporti di forza globali. La proposta è stata presentata il 13 settembre nell’ambito dell’iniziativa cinese per un’intelligenza artificiale “open source e inclusiva”.
Una piattaforma comune per l’IA dei Paesi emergenti
Il progetto annunciato da Xi prevede cooperazione nello sviluppo e nell’applicazione dei grandi modelli linguistici e programmi dedicati di ricerca e formazione per i Paesi BRICS. Pechino punta così a costruire un ecosistema nel quale modelli e strumenti possano essere adattati dagli utilizzatori, seguendo la strada scelta da numerose imprese tecnologiche cinesi. Il piano dovrà però ancora tradursi in strutture operative, investimenti e regole comuni: al momento è soprattutto un indirizzo politico e industriale.
La sfida cinese al modello tecnologico americano
La scelta dell’open source non è neutrale nella competizione internazionale sull’intelligenza artificiale. Una parte rilevante dell’industria cinese sta puntando sulla diffusione di modelli modificabili e adattabili, mentre molte delle principali piattaforme statunitensi hanno mantenuto un’impostazione più chiusa e proprietaria. Per Pechino, allargare l’accesso alla tecnologia attraverso i BRICS può rafforzare la presenza cinese negli standard tecnologici e nei mercati emergenti. Se il progetto si tradurrà in infrastrutture, capacità di calcolo e applicazioni comuni, potrebbe inoltre ridurre la dipendenza di alcuni Paesi da tecnologie sviluppate esclusivamente negli Stati Uniti.
Dai pagamenti all’IA: i BRICS cercano più peso economico
La partita tecnologica si inserisce in una strategia più ampia. Il blocco allargato dei BRICS vuole aumentare la propria influenza sulle regole del commercio, della finanza e delle istituzioni internazionali, presentandosi come una piattaforma delle economie emergenti alternativa agli equilibri tradizionalmente dominati dall’Occidente. Al vertice, inoltre, Xi ha affiancato alla proposta sull’IA nuove iniziative sul commercio dei servizi e sulla cooperazione economica; il summit ha discusso anche pagamenti transfrontalieri e maggiore utilizzo delle valute locali. Il gruppo rappresenta ormai circa metà della popolazione mondiale, anche se le differenze politiche ed economiche tra i membri restano profonde.
La governance globale entra nell’agenda di Pechino
Xi ha collegato il progetto anche alla necessità di costruire un quadro internazionale più ampio per la governance dell’IA, basato sul consenso tra Paesi con interessi e livelli di sviluppo differenti. Il dossier tecnologico acquista così un peso diplomatico oltre che industriale, proprio mentre Stati Uniti e Cina discutono di sicurezza, accesso ai semiconduttori avanzati e controllo delle tecnologie strategiche.
















