intelligenza artificiale

Aver studiato non vi salverà dall’intelligenza artificiale. Questo lo dice una rilevazione di Confartigianato, secondo la quale le professioni che rischiano di sparire a causa dell’intelligenza artificiale sono quelle con il più alto contenuto intellettuale e amministrativo, a cominciare dai tecnici dell’informazione e della comunicazione. Non sono esclusi i dirigenti amministrativi e commerciali, gli specialisti delle scienze commerciali e dell’amministrazione, gli specialisti in scienze e ingegneria e i dirigenti della pubblica amministrazione. Tra le attività lavorative a minor rischio vi sono quelle con una componente manuale non standardizzata. Secondo la rilevazione di Confartigianato, l`espansione dell’intelligenza artificiale insidia il 25,4% dei lavoratori in ingresso nelle imprese nel 2022, pari 1,3 milioni di persone. Per le piccole imprese fino 49 addetti la quota è del 22,2%, pari a 729.000 persone.

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Quali sono le regioni italiane più esposte

A livello territoriale, la maggiore percentuale di personale in bilico si registra nel centro-nord, con in testa la Lombardia (35,2% degli occupati assunti nel 2022 più esposti a impatto IA), seguita dal Lazio (32%), Piemonte e Valle d`Aosta (27%), Campania(25,3%), Emilia Romagna (23,8%), Liguria (23,5%). Il rapporto di Confartigianato mette anche in evidenza che l’intelligenza artificiale è l’arma che le imprese stanno sfruttando per ottimizzare le proprie attività. In particolare, il 6,9% delle nostre piccole aziende utilizza robot, superando il 4,6% della media europea e, in particolare, doppiando il 3,5% della Germania. Inoltre, il 5,3% delle Pmi usa sistemi di intelligenza artificiale e il 13% prevede di effettuare nel prossimo futuro investimenti nell’applicazione dell’IA.”L`intelligenza artificiale – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – è un mezzo, non è il fine. Non va temuta, ma va governata dall’intelligenza artigiana per farne uno strumento capace di esaltare la creatività e le competenze, inimitabili, dei nostri imprenditori. Non c’è robot o algoritmo che possano copiare il sapere artigiano e simulare l’anima dei prodotti e dei servizi belli e ben fatti che rendono unico nel mondo il made in Italy“.