Il mercato del lavoro entra in una nuova fase di trasformazione strutturale sotto la spinta dell’Intelligenza artificiale generativa. A fotografare l’impatto dell’IA sulle professioni è l’AI Shock Index Report, presentato da Mia Academy, che introduce un indicatore proprietario capace di misurare il livello di esposizione dei diversi ruoli all’automazione su una scala da 1 a 5.
Secondo il report, l’IA non si limita più a supportare le attività produttive, ma sta ridefinendo il valore economico di intere categorie professionali, in particolare quelle impiegatizie. In Italia il mercato dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto un valore di 1,2 miliardi di euro, con una crescita annua del 58%, accelerando processi di automazione che colpiscono contabili, addetti al back office, customer service e funzioni amministrative.
Le professioni con il più alto rischio di automazione sono quelle caratterizzate da mansioni ripetitive e standardizzate. Al livello massimo di rischio rientrano data entry, operatori di telemarketing e customer service via email, addetti alle trascrizioni e alla gestione documentale. Subito sotto, con rischio elevato, figurano impiegati amministrativi, contabili junior, cassieri e operatori di sportello. Più che una sostituzione immediata dei lavoratori, emerge un progressivo svuotamento delle mansioni, con una conseguente perdita di valore e maggiore precarizzazione dei ruoli.
Parallelamente, il report evidenzia una forte polarizzazione del mercato del lavoro. A fronte della compressione delle professioni tradizionali, cresce in modo significativo la domanda di figure specializzate in Intelligenza artificiale generativa. Profili come Generative AI Specialist, AI Risk Manager, AI Ethicist e MLOps Engineer registrano un premio salariale medio del 56% rispetto ai ruoli privi di competenze IA. A livello internazionale, le retribuzioni superano spesso i 120 mila dollari annui, mentre in Italia le figure junior partono da circa 34.700 euro con prospettive di crescita più rapide della media.
Mia Academy, promotrice del report, è una scuola professionale digitale specializzata in formazione pratica e reskilling, con l’obiettivo di accompagnare lavoratori e aziende nella transizione verso le competenze richieste dal nuovo mercato del lavoro. Con oltre 10.000 carriere lanciate e un tasso di collocamento dell’87%, l’Academy si propone come ponte tra formazione e imprese, integrando nuove tecnologie, metodologie didattiche innovative e un costante osservatorio sulle esigenze del mercato.
Per approfondire i risultati dell’AI Shock Index e comprendere come affrontare il cambiamento in atto, Economy ha intervistato Antonio Santoro, direttore di Mia Academy e responsabile dei programmi di didattica e sviluppo del potenziale umano.

Quali sono i risultati più interessanti emersi dal vostro report?
I risultati più interessanti fotografano l’Intelligenza artificiale non come una minaccia o un miracolo, ma come un acceleratore sistemico e ineluttabile di una profonda evoluzione del mercato del lavoro. L’insight fondamentale è la netta polarizzazione occupazionale che l’IA sta creando. Da un lato, l’introduzione dell’AI Shock Index rivela che le professioni ad alta ripetitività non scompariranno da un giorno all’altro, ma vedranno le loro funzioni principali progressivamente svuotate e automatizzate. Il non agire in tempo espone i lavoratori a una rapida obsolescenza delle competenze tradizionali e le aziende a una perdita di efficienza strutturale. Dall’altro lato, l’IA sta creando una nuova ondata di professioni ibride e ad alto valore aggiunto, come Prompt Engineer, AI Content Curator e AI Risk Manager, che non esistevano fino a pochi anni fa. Queste figure godono già di un significativo premio salariale, pari in media al 56% in più rispetto ai ruoli senza competenze IA, e guidano la crescita in settori chiave come FinTech, Digital e Healthcare.
Quindi quali sono in assoluto le professioni più a rischio?
Sono a rischio le professioni con un’alta componente di task ripetitivi e standardizzati. Il rischio critico, con AI Shock Index pari a 5, riguarda figure come addetti al data entry, operatori di call center e telemarketing, addetti alle trascrizioni e archivisti. Il rischio alto, con indice pari a 4, coinvolge ruoli come back office amministrativo, impiegati contabili junior e cassieri di supermercato. Non spariscono solo i lavori semplici, ma soprattutto i singoli task più ripetitivi che, essendo facilmente automatizzabili, perdono valore dal punto di vista umano.
Come affrontare queste criticità dal punto di vista di lavoratori e imprese?
Dal lato dei lavoratori è fondamentale investire nel reskilling e nella formazione continua. Le competenze che permettono di difendersi dall’automazione sono le soft skill, come creatività, pensiero critico, intelligenza emotiva e leadership, insieme alle competenze tecniche legate all’Intelligenza Artificiale. Dal lato delle imprese è necessario puntare su un’integrazione strategica dell’IA nei processi aziendali e sulla formazione interna del personale. A livello di sistema Paese è cruciale colmare il divario delle Pmi attraverso politiche di supporto e investimenti in infrastrutture digitali.
Con Mia Academy cosa fate concretamente e a chi si rivolge la vostra formazione?
La missione di Mia Academy è fornire le competenze ibride richieste da un mercato in rapidissima trasformazione. Aiutiamo i professionisti a passare da ruoli a rischio a nuove figure specializzate e ben retribuite. La nostra formazione è pensata sia per i lavoratori che necessitano di un reskilling sistemico, sia per le aziende che hanno un bisogno urgente di profili altamente qualificati per l’integrazione tecnologica.
Qual è il valore aggiunto che vi differenzia rispetto ai percorsi tradizionali?
Le università sono oggettivamente più lente rispetto all’evoluzione tecnologica e faticano ad adattarsi con rapidità alle nuove esigenze del mercato del lavoro. I programmi formativi risultano spesso obsoleti e non consentono agli studenti di costruire competenze realmente attrattive per le aziende. In Mia Academy abbiamo un osservatorio che rileva costantemente le esigenze delle imprese grazie a un confronto continuo con numerosi partner. Questo ci permette di mappare con precisione le figure e le competenze più richieste e di costruire programmi formativi mirati. I nostri percorsi formano e trasformano, sviluppando hard skill e soprattutto soft skill che l’Intelligenza artificiale non potrà mai replicare.
Quali sono le principali opportunità offerte dall’IA?
Le opportunità sono enormi. L’IA ha creato circa 25 nuove figure professionali negli ultimi due o tre anni e sta generando una crescita esponenziale in settori come FinTech e Cybersecurity, Healthcare e MedTech, Automazione industriale. Chi acquisisce competenze in ambito IA beneficia di una retribuzione maggiorata in media del 56% rispetto a ruoli equivalenti privi di queste competenze. Le professioni legate all’Intelligenza artificiale registreranno una crescita superiore all’80% entro il 2030, rendendo la trasformazione in atto una straordinaria opportunità di riqualificazione e crescita economica.

















