Enrico Carraro, Presidente di Confindustria Veneto

L’accorciamento delle catene globali del valore e la creazione di macroblocchi commerciali, tra cui quello europeo: le due tendenze sono in corso da anni, ma sono state accelerate in modo drammatico dalla pandemia prima e dalla guerra russo-ucraina poi. E sono già pienamente operative: ne è esempio l’ulteriore rafforzamento dell’integrazione di tante imprese venete nelle catene di fornitura della grande industria tedesca. Emblematico il titolo di un incontro organizzato a inizio maggio a Vicenza dalla Camera di Commercio Italo-Germanica in collaborazione con Confindustria Veneto e Intesa Sanpaolo: Interscambio Veneto-Germania: l’esigenza di accorciare la filiera produttiva.

«Si è osservata in modo sempre più evidente una tendenza durante il periodo pandemico e di ripresa nel 2021 a rivedere le politiche di approvvigionamento a favore di fornitori locali, non solo all’interno della regione e in Italia ma anche rafforzando i legami all’interno delle global value chain europee» ha affermato Giovanni Foresti, curatore di un’analisi della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. «Si tratta di una doppia opportunità: da una parte per le imprese tedesche che possono offrirsi come partner e fornitori alle imprese venete, e dall’altra per le imprese venete che possono soddisfare ancora di più i prodotti e servizi che finora venivamo acquistati dalle imprese tedesche in paesi più lontani extra europei». Foresti ha messo in evidenza l’impatto del conflitto sulle dinamiche già in corso: «Se i problemi di approvvigionamento innestati dalla pandemia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i territori italiani che come il Veneto sono caratterizzati dalla presenza di filiere strutturate a livello locale».

Gli stessi rappresentanti dell’industria veneta sono pienamente consapevoli dello scenario e dei mutamenti che si stanno verificando. «Il mercato tedesco è strategico per la nostra Regione che ha un legame, storico e attuale, particolarmente stretto con la Germania» ha detto Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto. «Credo inoltre che nei prossimi anni questo rapporto sarà sempre più forte in virtù, tra le altre cose, dell’impatto che la pandemia sta avendo sulla logistica internazionale che sta spingendo le principali manifatture mondiali verso un accorciamento delle filiere. E Germania e Italia sono i primi due paesi manifatturieri d’Europa per cui non dubito che collaboreremo sempre più nella creazione di nuovi importanti processi. Da parte nostra, infatti, non ci vogliamo accontentare dei seppur straordinari numeri attuali, ma vogliamo diventare il principale partner economico della Germania». «In Germania esportiamo un’incredibile varietà di produzioni» gli ha fatto eco Giovanni Dolcetta, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega all’internazionalizzazione, «ma soprattutto lavorazioni e produzioni intermedie, dai prodotti siderurgici, alla meccanica, alle lavorazioni plastiche a quelle conciarie. Segno evidente che Vicenza, come gran parte del Veneto, sono perfettamente inserite nelle catene del valore della grande industria tedesca. Ora, con i cambiamenti globali in corso, si prevedono elevati tassi di ricollocazione delle attività industriali dall’Asia all’Europa. In questo senso, nonostante le tante difficoltà del momento, credo che per le aziende italiane inserite nelle filiere tedesche ci siano nuova opportunità di crescita». «Con oltre 20 miliardi di interscambio annuale, il Veneto è la seconda Regione italiana più attiva nei rapporti economici con la Germania» ha chiosato Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio italo-germanica. «Un trend in crescita, che nei prossimi anni potrebbe beneficiare del rientro di alcune catene del valore a seguito della pandemia, e su cui imprese e istituzioni dovranno farsi trovare preparate per vincere le sfide attuali, a iniziare dalla transizione energetica».