La riforma della laurea abilitante in ingegneria si avvicina al traguardo, ma restano da definire alcuni passaggi decisivi per capire come sarà gestita la transizione tra il vecchio e il nuovo sistema. Il Sole- 24 Ore ha messo in fila le diverse situazioni che possono riguardare studenti, laureati e professionisti, sulla base dei chiarimenti forniti dal presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini. Il principio di fondo che emerge è che la nuova disciplina dovrebbe riguardare soprattutto chi entrerà nei nuovi percorsi universitari, evitando di modificare retroattivamente il percorso di chi ha già iniziato gli studi o ha già conseguito la laurea.

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La riforma è destinata a sostituire, per i nuovi percorsi interessati, l’attuale meccanismo dell’esame di Stato con una modalità di abilitazione collegata direttamente al percorso universitario. L’obiettivo è arrivare all’avvio delle nuove lauree dal prossimo anno accademico, ma diversi dettagli devono ancora essere definiti. La fase decisiva è affidata al tavolo tecnico istituito presso il ministero dell’Università e della ricerca, chiamato a mettere a punto gli aspetti applicativi della riforma. Il lavoro dovrebbe concludersi a metà ottobre, dopodiché il nuovo impianto dovrà essere accompagnato dai relativi decreti attuativi. È quindi necessario distinguere tra i principi già delineati e le modalità operative ancora in fase di definizione. Proprio su queste ultime si concentrano molti dei dubbi di studenti, laureati e professionisti, perché la riforma non si limita a modificare l’accesso alla professione: interviene anche sull’assetto dell’albo degli ingegneri e sui percorsi di specializzazione.

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Chi è già iscritto all’università

Per chi sta già frequentando un corso di laurea in ingegneria, l’indicazione di fondo è che il nuovo sistema non dovrebbe modificare il percorso universitario già iniziato. In linea di principio, quindi, chi è già iscritto dovrebbe completare gli studi secondo le regole attuali e, una volta conseguita la laurea, mantenere la possibilità di accedere all’esame di Stato nella forma prevista dall’ordinamento vigente. È uno dei punti sui quali, tuttavia, il tavolo tecnico dovrà fornire le indicazioni definitive, soprattutto per gestire le situazioni che si troveranno a cavallo tra il vecchio e il nuovo sistema.

Una delle ipotesi alle quali sta lavorando il Consiglio nazionale degli ingegneri riguarda in particolare gli studenti che inizieranno il biennio conclusivo quando la nuova disciplina sarà già entrata in vigore. In questo caso potrebbe essere prevista una possibilità di scelta tra il percorso tradizionale e quello legato alla laurea abilitante. L’eventuale nuova formula consentirebbe di inserire il tirocinio tra il quarto e il quinto anno, collegando quindi l’attività pratica direttamente al percorso universitario e arrivando all’abilitazione senza passare dall’attuale esame di Stato. Ma si tratta, appunto, di uno degli aspetti che dovranno essere definiti nel dettaglio prima dell’entrata a regime.

Chi ha già una laurea magistrale ma non è iscritto all’albo

Una situazione diversa riguarda chi ha già concluso il percorso universitario quinquennale ma non ha ancora completato l’accesso alla professione. Per i laureati magistrali che conseguiranno il titolo nell’attuale ordinamento, la prospettiva è quella di mantenere l‘esame di Stato nella versione oggi prevista. Si tratta di una platea destinata progressivamente a ridursi con l’entrata a regime della nuova disciplina, ma che nella fase di passaggio rimarrà inevitabilmente coinvolta nel vecchio sistema.

La stessa impostazione dovrebbe valere per chi conseguirà la laurea magistrale a ridosso dell’entrata in vigore della riforma. In altre parole, il semplice fatto che una persona si laurei nel periodo immediatamente precedente all’avvio delle nuove lauree abilitanti non dovrebbe comportare automaticamente l’applicazione del nuovo sistema. Anche in questo caso sarà però la disciplina transitoria contenuta nei provvedimenti attuativi a stabilire con precisione tempi, modalità e condizioni del passaggio.

Cinque settori per il nuovo albo

La riforma dell’accesso alla professione si accompagna a un intervento più ampio sull’albo degli ingegneri. Il nuovo assetto dovrebbe infatti superare l’attuale articolazione in tre settori per arrivare a cinque aree, con accesso riservato ai laureati magistrali. L’obiettivo è rendere maggiormente coerente la struttura dell’albo con l’evoluzione dei percorsi universitari e con la crescente specializzazione delle competenze professionali.

Le cinque aree previste sono ingegneria civile e ambientale, ingegneria industriale, ingegneria dell’informazione, ingegneria biomedica e clinica e ingegneria gestionale. La nuova classificazione dovrebbe quindi riflettere in maniera più precisa la differenziazione delle competenze acquisite durante gli studi magistrali e il loro rapporto con l’attività professionale. Il riassetto dell’albo rappresenta così uno dei passaggi più significativi della riforma, perché modifica la mappa attraverso la quale saranno organizzate le diverse specializzazioni dell’ingegneria.

La sezione B verso il superamento

Il nuovo sistema porta con sé anche il progressivo superamento della sezione B dell’albo, quella attualmente dedicata agli ingegneri junior. Anche in questo caso, però, la transizione non dovrebbe tradursi in un effetto immediato per chi è già iscritto. La sezione B dovrebbe infatti rimanere operativa fino a quando sarà presente l’ultimo professionista iscritto, garantendo quindi continuità agli ingegneri junior già entrati nel sistema.

La differenza riguarderà soprattutto le nuove iscrizioni. Una volta approvata la riforma, non dovrebbe più essere possibile accedere alla sezione B attraverso i nuovi percorsi previsti dall’ordinamento. Il progressivo esaurimento della sezione sarà quindi determinato dal normale avvicendamento degli iscritti, senza cancellare le posizioni professionali già esistenti. È un meccanismo di transizione pensato per accompagnare il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento senza interrompere i diritti maturati da chi è già dentro il sistema.

E chi è già iscritto all’albo?

Un altro nodo riguarda gli ingegneri che sono già iscritti all’albo e che, con la riforma, potrebbero essere interessati a ottenere una diversa specializzazione. Anche su questo punto la disciplina definitiva è ancora in fase di costruzione, ma l’ipotesi allo studio prevede la possibilità per chi è già iscritto in un settore di aggiungere una specializzazione, attraverso l’acquisizione di un diverso titolo di laurea rispetto a quello già posseduto.

È un passaggio importante perché consente di affrontare la riforma non soltanto come un cambio delle regole per i nuovi professionisti, ma anche come uno strumento per accompagnare l’evoluzione delle competenze di chi è già sul mercato. Un ingegnere che nel corso della propria carriera acquisisca una nuova formazione specialistica potrebbe quindi trovare nel nuovo ordinamento un percorso per ampliare il proprio profilo professionale. Anche in questo caso, però, saranno le norme attuative a stabilire requisiti, procedure e modalità concrete.

Il calendario verso il nuovo sistema

Il prossimo passaggio sarà quindi la conclusione del lavoro del tavolo tecnico del Mur, attesa a metà ottobre, e successivamente l’emanazione dei decreti necessari a rendere operative le nuove regole. L’obiettivo è partire con i nuovi percorsi universitari dal prossimo anno accademico, ma il passaggio dovrà essere accompagnato da una disciplina transitoria sufficientemente precisa da gestire una platea molto eterogenea: studenti appena iscritti, universitari già avanti nel percorso, laureati non ancora iscritti all’albo, ingegneri junior e professionisti già abilitati.

È proprio la gestione di questa fase intermedia a rappresentare il passaggio più delicato. La riforma introduce infatti un modello nel quale l’abilitazione viene collegata al percorso universitario, ma per diversi anni continueranno a convivere professionisti formati secondo il vecchio ordinamento e nuove generazioni che arriveranno alla professione attraverso il nuovo sistema. Per questo le regole transitorie avranno un peso quasi pari a quello della riforma stessa: dovranno evitare sovrapposizioni, garantire continuità agli iscritti e chiarire il percorso di chi si troverà nel mezzo del cambiamento.