Middle aged mature mentor training interns, corporate coach teaching staff, teacher explaining work process to new employees. Female business leader speaking at meeting, conference, briefing

I lavoratori di età diverse sembrano sostanzialmente allineati e liberi da pregiudizi: quello che conta è la professionalità. La differenza anagrafica no. E lo scambio di esperienze, quando c’è, è proficuo.

È quanto emerge dall’Indagine Generazioni al Lavoro, condotta da InfoJobs, leader in Italia per la ricerca di lavoro online, che ha chiesto ai candidati iscritti in piattaforma come le diverse generazioni sanno interagire. L’interazione tra colleghi di età differente è un valore riconosciuto a livello professionale e personale: per il 70,4% i benefici sono reciproci. 

Nessun pregiudizio verso un capo più giovane: per il 77% è un’occasione di imparare il Work-life balance, la priorità che accomuna tutte le generazioni (49,8%), così come l’attaccamento al lavoro (58,4%).

Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z lavorano insieme

Sul totale del campione di Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z, il 70,4% ritiene che il rapporto tra le figure più anziane e i giovani, sul lavoro, generi benefici reciproci. Solo per il 15,6% il rapporto è conflittuale, soprattutto perché ogni generazione è custode del proprio know-how e tende a non condividerlo, mentre il restante 14% non è in grado di valutarlo perché non ci sono occasioni di scambio tra le generazioni nel proprio ruolo (9,3%) o perché nella propria azienda senior e junior occupano proprio ruoli differenti, generalmente in ambiti manageriali e ai livelli base (4,7%).

Gli anni che separano le generazioni non si traducono in conflitti

Ma gli anni che separano le varie generazioni non si traducono mai in “conflitti” sul luogo di lavoro? La distanza maggiore è su alcune soft skill, determinanti in ambito lavorativo. Prima fra tutte l’attitudine al problem solving, maggiormente presente nelle figure più adulte grazie all’esperienza maturata (lo dice il 43,8% del campione), seguita dalla poca propensione reciproca all’ascolto e voglia di imparare (36,4%) – dato avvertito più dai giovani (39%), e meno dai senior (32%).

Terreni di potenziale criticità

Per il 34,9% un terreno di potenziale criticità è rappresentato anche dal differente livello di istruzione, in contesti che vedono i giovani maggiormente scolarizzati o con competenze più aggiornate – anche se la percezione è differente tra gli over 45 (28,1%) e le persone fra 18 e 45 anni (38,7%). Inoltre, può generare tensione il fatto che la Gen Z, con la propria vita sempre connessa, sia abituata ad evadere le richieste in modo più veloce rispetto a colleghi con qualche anno in più (lo dice il 20% degli intervistati totali).

E se il pensiero alla carriera apparentemente può appartenere solo ai giovani, in realtà tra gli over 45 è forte la voglia di mettesi in gioco, crescere e fare carriera. A confermarlo è il 78% che pensa di poter fare e dare ancora molto per poter raggiungere livelli più alti rispetto al ruolo attualmente ricoperto o che ci sia una nuova possibilità di crescita altrove.