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Paola Nannelli_Executive Director Pulse Advertising Italia_

Il governo sta per varare una stretta sugli influencer (e le aziende) che fanno beneficenza, ai quali sarà richiesta una maggiore trasparenza in modo particolare nello spiegare come vengano gestiti i guadagni. L’annuncio l’ha dato la presidente del consiglio Giorgia Meloni in un’intervista su Rete 4 a Nicola Porro. Qualcuno si è già affrettato a ribattezzare l’iniziativa come Legge Ferragni. Nella legge, che dovrebbe muovere i primi passi come un Ddl, si dovrà specificare, dove vanno le risorse, per che cosa e quanta parte viene effettivamente destinata a quello scopo benefico. Secondo alcuni rumors si dovrà anche specificare se il testimonial sia o meno retribuito. Insomma lo scandalo Ferragni sembra aver mosso la politica e riflessi se ne stanno per averesu tutta la categoria. Ma potrebbero esserci non solo a livello legislativo come spiega Paola Nannelli, Executive Director Pulse Advertising

Quale può essere l’impatto della vicenda Ferragni sull’immagine dell’influencer? 

Sicuramente ci sarà un impatto sulla vicenda e sull’intero comparto. Il mio augurio è che questo impatto possa aumentare la consapevolezza da parte delle aziende su come utilizzare al meglio la leva dell’Influencer Marketing. Tornando al caso Ferragni le rispondo con i dati dell’Osservatorio InSIdE sull’Influencer Marketing, che abbiamo diramato insieme a Università di Pavia e Eumetra, indagando proprio il rapporto tra community e influencer. Solo il 7% degli italiani smette di seguire un influencer per uno scandalo.  Approfondendo scopriamo che il principale motivo per cui un utente decide di togliere il follow a un influencer è la noia (26%), segue la troppa adv e la pubblicazione di contenuti non coerenti o considerati finti. Non c’è lo scandalo tra le motivazioni principali. Basandosi sui dati possiamo dire che i titoli che abbiamo letto “persi 200mila follower in un giorno” sono da clickbait, perché in termini di percentuale non c’è una fuga così importante. Presto lanceremo una nuova ricerca e siamo curiosi di scoprire se e cosa sarà cambiato nell’opinione degli utenti verso gli influencer dopo questa vicenda.

 

La scelta del video di scuse è stata criticata molto. A livello di brand ha impatto negativo o positivo?

Credo che il video sia stata un’azione dettata un po’ dall’urgenza di affrontare la situazione, forse un po’ frettolosa ma comunque un tentativo di parlare alla propria community. Quello che è chiaro è che oggi le collaborazioni tra content creator e brand vanno gestite nei minimi particolari, in modo trasparente e professionale proprio come succede nella pubblicità più classica, e in questo le agenzie di influencer marketing possono essere un partner importante perché agiscono da consulenti competenti per ogni aspetto della collaborazione. Anche un piano di crisis management non deve essere improvvisato ma seguito da professionisti. Mi lasci citare ancora una volta i dati dell’Osservatorio InSIdE: 28 milioni di italiani seguono almento 1 influencer, parliamo ormai di un’audience televisiva. 

La donazione è stata una scelta giusta secondo lei?

Una cifra importante è arrivata a chi ne ha bisogno.  Questo è certamente positivo. 

 

Questa disavventura avrà un impatto negativo sulla decisione di fare beneficenza di altri Vip?

Il mondo dei content creator non è solo Fedez e Ferragni, l’ha evidenziato ancora una volta l’Osservatorio. Sebbene siano i primi nomi che vengono in mente alla domanda “quali influencer conosci?”, ci sono poi altri profili che vengono seguiti sui canali social, con community molto affezionate e attive. Questi mantengono alta la fiducia dei propri follower, scegliendo di comunicare partnership e attività credibili e in linea con il proprio modo di essere.