Inflazione
Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce

Se i tassi rimangono invariati il traguardo dell’inflazione al 2% in Europa è raggiungibile. A dirlo è il governatore della Banca d’Italia al Convegno Iccrea sul Gruppo Bancario Cooperativo. «L’inflazione è in forte calo, dopo il picco raggiunto lo scorso anno. – spiega Panetta – Nell’area dell’euro quella sui dodici mesi relativa all’intero paniere di beni e servizi è scesa al 2,9 per cento in ottobre. Quella “di fondo” – che esclude i prodotti alimentari e dell’energia – è diminuita anch’essa, al 4,2 per cento. Nei prossimi mesi potremmo assistere a un temporaneo aumento dell’inflazione dovuto a effetti di base, soprattutto per i prezzi dell’energia. Questo andamento non riflette una ripresa delle pressioni inflazionistiche: al di là di tali effetti di natura meramente statistica nel 2024 dovrebbe proseguire la discesa dell’inflazione, in particolare quella di fondo. In base alle proiezioni diffuse dalla BCE in settembre e ai dati divenuti successivamente disponibili, l’attuale livello dei tassi sarebbe sufficiente a riportare l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2 per cento nel medio termine».

I tassi troppo alti mettono in crisi le imprese

A fare le spese della politica di restrizioni è stato soprattutto il mondo dell’impresa. «Nell’area dell’euro le condizioni di finanziamento sono divenute restrittive, con
ripercussioni che si stanno estendendo dal comparto manifatturiero a quello dei servizi.
Il forte aumento dell’occupazione, che sin qui ha fornito sostegno alla domanda, si sta
attenuando» ha continuato Panetta, che ha sottolineato come «la redditività del capitale è salita a livelli che non si registravano da prima della crisi finanziaria globale, sulla spinta dei ricavi da interessi e del calo delle rettifiche sui crediti. Il coefficiente relativo al patrimonio di migliore qualità ha raggiunto il massimo storico del 15,6 per cento».

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Cambia anche la dinamica dei crediti deteriorati

Panetta è poi intervenuto sul tema dei crediti deteriorati. «Secondo nostre proiezioni, l’effetto congiunto del rallentamento ciclico e degli alti tassi d’interesse potrebbe provocare un’inversione della dinamica dei crediti deteriorati. Il livello relativamente elevato dei tassi ufficiali contribuirebbe a innalzare il costo della raccolta e a comprimere i ricavi da interessi. Le condizioni di liquidità diverranno meno favorevoli per effetto della contrazione del bilancio dell’Eurosistema».

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