inflazione

Il calo di fine anno non è stato sufficiente all’inflazione per scendere sotto al 2%, l’obiettivo che si pone di raggiungere la Bce con la politica di rialzo dei tassi, che bloccherebbe la stretta. A dirlo è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, nella nota sulla congiuntura di aprile. Si legge nel documento, pubblicato oggi: «Dopo la marcata flessione delle spinte inflazionistiche dell’ultima parte del 2023 rimane elevata la dinamica dei prezzi dei servizi e del comparto alimentare. La componente di fondo dell’inflazione italiana è pressoché stabile intorno al 2,5%». Continua poi: «In marzo l’inflazione ha registrato un temporaneo rialzo all’1,3% ma resta inferiore a quella europea. L’inflazione acquisita per il 2024 è pari allo 0,6% per l’indice generale e all’1,3% per la componente di fondo. Le attese di mercato delineano prospettive migliori e una minore incertezza sul rientro dell’inflazione su valori non superiori al 2%».

 

Non cala l’inflazione, ma crescono i consumi

Nel 2023 i consumi delle famiglie sono cresciuti di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. In autunno si è ridotto il potere d’acquisto, eroso dall’aumento dei prezzi a fronte di un reddito disponibile nominale pressoché stabile. Gli indicatori elaborati dall’UPB sul primo trimestre 2024 segnalano che l’incertezza di famiglie e imprese si è lievemente attenuata.

Sul fronte delle imprese e degli investimenti, l’accumulazione di capitale nel 2023 ha rallentato dopo la forte crescita del biennio 2021-22; l’accumulazione di capitale l’anno scorso è stata comunque sostenuta, soprattutto con riferimento a impianti, macchinari e costruzioni. Nel primo scorcio del 2024 le imprese sembrano più propense a investire e si riscontra un miglioramento dei giudizi sull’accesso al credito, dopo le elevate tensioni rilevate lo scorso anno, secondo l’indicatore UPB sulle difficoltà di accesso al mercato del credito.

Per quanto riguarda gli scambi commerciali, il 2023 è stato segnato da un rallentamento allo 0,2 per cento delle esportazioni dell’Italia, che nel confronto con i valori pre-pandemici si sono comunque mantenute al di sopra di quelle dei principali partner dell’area dell’euro. Le inchieste qualitative prospettano nel complesso un rafforzamento degli scambi con il resto del mondo nel breve termine. Sul fronte delle importazioni nel 2023 si registra una variazione negativa pari a -0,5 per cento, anche se a fine 2023 le importazioni hanno segnato un lieve recupero congiunturale.

Nel terziario il valore aggiunto è diminuito nel trimestre finale del 2023 ma nel complesso dell’anno è comunque aumentato dell’1,6 per cento, con una dinamica quasi doppia rispetto al PIL. Nel breve periodo, si prevede un rafforzamento dell’attività dei servizi.

La manifattura è da due anni debole, ma le prospettive sono favorevoli. Nei primi mesi del 2024 il PMI manifatturiero ha mostrato segnali di recupero e a marzo ha superato la soglia di 50, entrando in terreno positivo. L’indice PMI delle costruzioni, che nei periodi precedenti era cresciuto a ritmi molto elevati, a marzo è peggiorato soprattutto per quanto attiene alle opere di ingegneria civile.

Continua a rafforzarsi l’occupazione, in particolare risulta marcato l’aumento del numero di persone occupate a tempo indeterminato. La creazione di posti di lavoro è avvenuta soprattutto nei servizi che hanno contribuito per oltre 2/3 al totale delle posizioni create nel 2023. Le informazioni preliminari del primo bimestre 2024 mostrano una crescita lievemente positiva e confermano l’andamento dei trimestri precedenti. Resta ampio il divario tra domanda e offerta di lavoro nei maggiori comparti produttivi.