L’inflazione torna a farsi sentire con una nuova fiammata dei prezzi, proprio alla fine dell’estate. Ad agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra secondo le stime preliminari dell’Istat un aumento dello 0,5% su base mensile e del 3,3% su base annua, accelerando rispetto al 2,9% di luglio. È un salto che riporta al centro della scena una variabile che negli ultimi mesi sembrava essersi progressivamente normalizzata e che invece torna a esercitare pressione sui bilanci di famiglie e imprese. La spinta principale arriva ancora una volta dall’energia, con un’accelerazione particolarmente evidente sia per le componenti regolamentate sia per quelle non regolamentate. I prezzi degli energetici non regolamentati passano infatti da una crescita tendenziale dell’11,4% al 16,9%, mentre quelli regolamentati accelerano dal 14,8% al 18,8%. È soprattutto questo movimento a spiegare il cambio di passo dell’inflazione complessiva, in un quadro nel quale la dinamica dei servizi, pur restando sostenuta, mostra invece segnali di rallentamento.

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Il dato assume un significato particolare perché arriva mentre l’economia italiana si avvia verso la parte finale dell’anno e imprese e famiglie devono fare i conti con costi energetici, trasporti e spese di consumo nuovamente in salita. La variazione mensile dello 0,5%, rispetto al +0,3% di luglio, fotografa infatti un’accelerazione che non è uniforme ma si concentra soprattutto su alcune componenti ad alta intensità di spesa. L’Istat segnala che alla crescita congiunturale dell’indice generale contribuiscono in primo luogo gli energetici regolamentati, aumentati del 3,2% sul mese, e quelli non regolamentati, cresciuti del 2,8%. A questi si aggiungono i servizi relativi ai trasporti, con un incremento dell’1,4%, gli alimentari lavorati, saliti dello 0,4%, e i beni durevoli, che segnano un aumento dello 0,3%.

Energia protagonista, beni più cari dei servizi

La fotografia dell’Istat racconta un’inflazione sempre più trainata dai beni. Nel settore dei beni, infatti, il ritmo di crescita dei prezzi passa dal 3,2% al 4,1% su base annua, mentre quello dei servizi rallenta dal 2,7% al 2,4%. È un movimento significativo anche per la distanza che si crea tra le due componenti: il differenziale tra inflazione dei beni e inflazione dei servizi si amplia da -0,5 a -1,7 punti percentuali. In altre parole, mentre i servizi continuano a registrare una dinamica inflazionistica relativamente sostenuta ma in rallentamento, sono i beni a riprendere velocità, spinti soprattutto dalla componente energetica.

Il quadro diventa ancora più interessante osservando l’inflazione di fondo, quella depurata dalle componenti più volatili. L’inflazione calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi scende infatti dal +1,6% al +1,5%, mentre quella calcolata al netto dei soli beni energetici passa dal +1,8% al +1,7%. Sono numeri che raccontano una storia diversa da quella dell’indice generale: la pressione inflazionistica sottostante non sembra essersi riaccesa nella stessa misura. Il problema, quindi, è concentrato soprattutto nello shock dei prezzi energetici, che si trasmette poi al resto dell’economia attraverso trasporti, produzione e distribuzione.

Per le imprese questo passaggio è tutt’altro che teorico. Un aumento dei prezzi dell’energia non si ferma infatti alla bolletta: entra nei costi di produzione, nella logistica, nella movimentazione delle merci e nei servizi e può progressivamente trasferirsi sui prezzi finali. È proprio questa trasmissione indiretta che rende il dato di agosto particolarmente importante anche per il mondo produttivo. Una componente energetica che accelera in modo così marcato può comprimere i margini delle aziende oppure costringerle a rivedere i listini, alimentando a sua volta la pressione sui consumatori.

Il carrello della spesa tiene, ma gli acquisti frequenti accelerano

C’è però un elemento di relativa stabilità nel dato di agosto. Il cosiddetto carrello della spesa, cioè l’insieme dei beni alimentari, dei prodotti per la cura della casa e della persona, mantiene invariato il proprio tasso di crescita tendenziale al +1,0%. La dinamica appare quindi decisamente più contenuta rispetto a quella dell’indice generale e, soprattutto, rispetto all’energia.

La fotografia cambia quando si guarda ai prodotti ad alta frequenza d’acquisto, cioè quei beni e servizi che entrano più spesso nelle decisioni quotidiane di spesa. In questo caso l’inflazione accelera dal +3,4% al +4,3%. È un dato che può avere un impatto significativo sulla percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, perché riguarda proprio quelle voci che vengono acquistate con maggiore frequenza e per le quali l’aumento dei prezzi è più immediatamente visibile.

La distanza tra il carrello della spesa, fermo all’1%, e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, arrivati al 4,3%, restituisce dunque un quadro meno lineare di quanto potrebbe suggerire il solo dato medio. Non tutti i prezzi stanno aumentando alla stessa velocità e non tutte le famiglie sono esposte nello stesso modo. Il peso dell’energia e dei trasporti, in particolare, può cambiare sensibilmente il bilancio di nuclei familiari diversi per dimensione, reddito, mobilità e modalità di consumo.

L’inflazione acquisita guarda già al conto del 2026

Con il dato di agosto arriva anche una prima indicazione sull’andamento medio dei prezzi nell’intero 2026. L’inflazione acquisita per l’anno è infatti pari al +2,9% per l’indice generale e al +1,9% per la componente di fondo. Il dato acquisito non rappresenta una previsione dell’inflazione di fine anno, ma misura la variazione media che si avrebbe se nei mesi restanti i prezzi rimanessero sui livelli già raggiunti. È quindi un indicatore utile per capire quale sia già oggi il “pavimento” della dinamica inflazionistica annuale.

Anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, l’Ipca utilizzato per i confronti europei, conferma l’accelerazione. Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad agosto registra una variazione dello 0,1% su base mensile e del 3,2% su base annua, rispetto al 2,9% di luglio. La differenza tra la dinamica mensile del Nic e quella dell’Ipca è legata anche al diverso trattamento dei saldi estivi: l’indice armonizzato tiene conto di questo effetto, mentre il Nic non lo considera nello stesso modo.

Il risultato è che l’inflazione italiana si presenta alla ripresa autunnale con una componente generale nuovamente più vivace, mentre quella di fondo rimane sostanzialmente sotto controllo. È una combinazione che suggerisce cautela nell’interpretazione: non siamo davanti, almeno sulla base di questi numeri, a una nuova esplosione generalizzata dei prezzi, ma a una forte accelerazione concentrata soprattutto sull’energia, con il rischio che la sua trasmissione finisca per allargarsi progressivamente.

Abitazione e trasporti, la nuova stangata secondo i consumatori

Il dato Istat ha immediatamente acceso la reazione delle associazioni dei consumatori. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, l’accelerazione rappresenta un segnale grave, soprattutto perché si concentra su energia e trasporti. Secondo l’analisi dell’Unc, le due divisioni di spesa che hanno registrato i maggiori rincari tendenziali sono proprio abitazione, elettricità e gas, con un aumento dell’8,9% rispetto ad agosto 2025, e trasporti, con un incremento del 6,1%. Sul mese, le stesse voci registrano rispettivamente un aumento dello 0,4% e del 2,3%.

La lettura dell’associazione porta il tema dall’indice statistico al bilancio concreto delle famiglie. Per una coppia con due figli, considerando un’inflazione tendenziale del 3,3%, l’aumento complessivo del costo della vita viene stimato dall’Unc in 1.184 euro l’anno. Di questi, 385 euro sarebbero riconducibili alla voce abitazione, elettricità e gas, mentre 358 euro riguarderebbero i trasporti. Altri 108 euro deriverebbero invece dall’aumento dei costi di ristoranti e servizi di alloggio rispetto all’estate precedente.

Per una coppia con un figlio, la maggiore spesa annua complessiva viene stimata in 1.106 euro, con 382 euro in più per abitazione, luce e gas e 332 euro per i trasporti. Considerando invece una famiglia media, la stangata complessiva calcolata dall’Unc arriva a 871 euro all’anno, dei quali 357 euro attribuiti ad abitazione, elettricità e gas e altri 218 euro ai trasporti. Sono stime che non modificano il dato statistico dell’Istat, ma ne evidenziano l’impatto distributivo: quando a crescere sono le voci essenziali e difficilmente comprimibili, anche un’inflazione complessiva apparentemente moderata può tradursi in una pressione significativa sul reddito disponibile.

Carburanti e bollette, il nodo che arriva all’autunno

Il punto politico ed economico è ora capire quanto l’accelerazione dell’energia resterà circoscritta alla componente più volatile e quanto, invece, riuscirà a trasferirsi al resto dell’economia. Per le imprese, soprattutto quelle energivore e quelle caratterizzate da una forte componente logistica, la questione riguarda direttamente la struttura dei costi. Per le famiglie, il rischio è che la ripresa dei consumi dopo l’estate si accompagni a bollette più pesanti e a costi di mobilità più elevati.

L’Unione nazionale consumatori chiede per questo un intervento del Governo già a settembre sul fronte delle bollette, attraverso l’azzeramento degli oneri di sistema e una riduzione dell’Iva sul gas prima di ottobre. Sui carburanti, l’associazione sollecita inoltre la prosecuzione degli sconti sulle accise, sostenendo che in assenza di interventi il prezzo del gasolio potrebbe arrivare a 2,375 euro al litro in autostrada, sulla base dei prezzi indicati dall’associazione, avvicinandosi alla soglia dei 2,4 euro al litro.

Il dato di agosto consegna quindi all’autunno un’inflazione che non è semplicemente “più alta” rispetto a luglio: è diversa nella sua composizione. L’indice generale sale al 3,3%, ma la componente di fondo scende all’1,5%; i beni accelerano al 4,1%, mentre i servizi rallentano al 2,4%; il carrello della spesa resta all’1%, ma gli acquisti ad alta frequenza schizzano al 4,3%. Soprattutto, l’energia torna a occupare il centro della scena, con rincari tendenziali del 16,9% per gli energetici non regolamentati e del 18,8% per quelli regolamentati. È qui che si giocherà la partita dei prossimi mesi: capire se si tratta di una nuova fiammata temporanea o dell’inizio di una seconda ondata di trasmissione dei costi. Per imprese e famiglie, la differenza non è affatto statistica: è una questione di margini, potere d’acquisto e capacità di programmare il bilancio dei prossimi mesi.