Manovra 2026

La politica industriale torna al centro della manovra. Il governo sta costruendo un pacchetto che punta a tenere insieme investimenti, competitività e produzione, con una combinazione di incentivi già operativi, possibili rifinanziamenti e interventi sui dossier industriali più delicati. Il perimetro definitivo arriverà con la legge di Bilancio e con il decreto collegato attesi in ottobre, ma le direttrici cominciano a emergere: Transizione 5.0, Zona economica speciale, strumenti per le Pmi, sostegno ai consumi e la complessa partita dell’ex Ilva. Un mosaico nel quale la questione decisiva sarà quella delle risorse e della continuità degli incentivi.

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Transizione 5.0, il motore degli investimenti

Il primo pilastro resta Transizione 5.0, trasformata con la legge di Bilancio 2026 in un nuovo schema basato sull’iperammortamento e pensato su un orizzonte pluriennale. La piattaforma Gse è operativa dal 12 giugno e già nei primi dieci giorni aveva raccolto 3.355 prenotazioni, corrispondenti a oltre 1,25 miliardi di investimenti. Il Mimit ha quantificato in quasi 10 miliardi le risorse nazionali destinate al nuovo piano nel triennio, con l’obiettivo di sostenere macchinari avanzati, digitalizzazione ed efficienza energetica. Il nodo della manovra sarà assicurare continuità allo strumento e calibrare le risorse sulla domanda effettiva delle imprese.

Zes e Pmi, la partita delle risorse

L’altro asse passa dalla Zes unica, il cui credito d’imposta per gli investimenti è già stato esteso fino al 2028. La normativa prevede un tetto di 2,3 miliardi per il 2026, un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028: cifre che fanno dello strumento uno dei principali canali di sostegno agli investimenti nel Mezzogiorno. Nel pacchetto industriale potrebbero inoltre trovare spazio nuovi interventi sui Contratti di sviluppo e sulla Nuova Sabatini. Quest’ultima dispone già, grazie alla manovra precedente, di 450 milioni aggiuntivi per il 2027, destinati a facilitare gli acquisti di macchinari, impianti e tecnologie da parte delle Pmi.

Ex Ilva, il dossier che pesa sulla manovra

Più complesso è il capitolo ex Ilva, dove politica industriale, occupazione e risanamento ambientale si intrecciano con la procedura di vendita. Dopo la conferma giudiziaria dello stop all’area a caldo entro la fine di ottobre, il governo ha aperto alla possibilità di una partecipazione pubblica in presenza di un piano industriale giudicato solido e sta lavorando a strumenti straordinari per tutelare i lavoratori e l’indotto. Sul tavolo ci sono cassa integrazione, reindustrializzazione dell’area di Taranto e il futuro assetto produttivo dell’acciaieria, mentre prosegue la ricerca di un investitore per gli impianti.

Elettrodomestici e incentivi, il fronte dei consumi

Nel cantiere torna anche il tema degli elettrodomestici, con l’ipotesi di rinnovare forme di incentivo agli acquisti ad alta efficienza energetica. La precedente misura prevedeva un contributo per sostituire apparecchi obsoleti e ha concluso nel settembre 2026 la fase dei rimborsi ai venditori; un suo eventuale ritorno nel 2027 richiederà quindi una nuova copertura. Parallelamente resta aperta la partita del bonus mobili, che senza un intervento legislativo termina a fine 2026. Per l’esecutivo la scelta sarà dunque se affiancare agli incentivi alla produzione anche misure capaci di sostenere la domanda interna nelle filiere manifatturiere.