La manifattura italiana dello Sport&Outdoor è prima in Europa. Il 22% del giro d’affari UE generato dalle aziende manifatturiere di articoli sportivi fa infatti capo all’Italia: battiamo nettamente Austria (14,8%), Germania (14,7%) e Francia (12,3%) – anche grazie al contributo di funivie, gatti delle nevi e innevamento programmato del gruppo HTI.

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Il dato, decisamente poco conosciuto, viene dal primo report sull’industria dello Sport&Outdoor dell’Area Studi Mediobanca presentato lo scorso 17 luglio, che analizza l’andamento del comparto esaminando i dati finanziari delle 82 principali aziende italiane del settore. L’Italia è l’unico fra i principali Paesi produttori di articoli sportivi dell’Unione Europea con una bilancia commerciale positiva: 644 milioni di euro nel 2023, saldo tra 3.344 milioni di esportazioni e 2.700 milioni di importazioni. Ancora, il Belpaese registra una bilancia commerciale positiva con i Paesi extra UE di 848 milioni di euro: si tratta del miglior dato europeo per distacco, davanti a Polonia (411 mln) e Finlandia (93 mln).

Siamo il primo Paese esportatore di articoli sportivi extra-UE a valore davanti a Francia e Germania, con un quinto di tali esportazioni. In particolare, siamo leader nell’export in cinque specialità: articoli per la ginnastica e l’atletica, calzature sportive, fucili da tiro, abbigliamento per l’acqua e lo sci e pattini; e ci piazziamo al secondo posto nei prodotti sportivi invernali e negli articoli connessi al tennis, e al terzo nel settore del cycling.

La proiezione internazionale è una delle caratteristiche più rappresentative della filiera produttiva dello sport italiano: il 63,6% del fatturato complessivo proviene dall’estero, con in testa gli operatori Multi-sport (71,5%) e quelli Motorsport (71,1%).

Pur registrando un’apertura all’export superiore a quella della moda italiana mass-market (ferma al 37,3% contro il 72,7% dei prodotti di alta gamma), le aziende Sport&Outdoor esportano meno sui mercati più lontani e complessi come quelli asiatici.

I loro principali mercati di sbocco sono infatti l’Europa (Italia esclusa), che accoglie il 41% delle vendite, e le Americhe sostenute dagli Stati Uniti (15%), mentre l’Asia ha ancora una quota marginale e single-digit (7%).

Le 82 aziende italiane del comparto Sport&Outdoor selezionate dal report dell’Area Studi Mediobanca, ognuna con fatturato maggiore di 19 milioni e con una forza lavoro superiore alle 50 unità, registrano un valore aggiunto pari allo 0,15% del PIL nazionale nel 2023 e hanno sviluppato un giro d’affari aggregato pari a 11,728 miliardi di euro (+0,6% sul 2022 e +19,2% sul 2021), con l’impiego di quasi 50.800 dipendenti (+4,6% sul 2022 e +14,9% sul 2021).

La categoria più rappresentativa è quella degli operatori Mountain attitude (29,0% dei ricavi aggregati), davanti alle imprese distributive generaliste (26,2%); seguono le aziende produttive classificate nei comparti Multi-sport (14,5%), Cycling (11,2%), Motorsport (10,1%), Activewear&Lifestyle (5,3%) e Water sports (3,7%).

Le società manifatturiere si distinguono anche in base alla specializzazione merceologica prevalente: spiccano i produttori di attrezzature sportive (53,1% dei ricavi aggregati), davanti a quelli di abbigliamento (27,0%) e calzature (19,9%). Un’ulteriore suddivisione riguarda l’organizzazione produttiva, che può essere interna o esternalizzata: con l’88,1% del fatturato aggregato, prevalgono i player con produzione in-house, mentre gli operatori no-factory (11,9% del totale) delegano i processi produttivi a fornitori esterni selezionati.

Nello Sport&Outdoor prevalgono le imprese a controllo italiano che rappresentano il 75% delle vendite complessive, mentre il contributo degli operatori a controllo estero si ferma a un quarto del totale (il 13,7% è francese e il 4,9% statunitense), quota inferiore a quella registrata dalla moda italiana dove la presenza di gruppi stranieri, che prediligono l’alto di gamma, tocca il 41,9% dei ricavi totali (il 20,5% è francese e il 4,4% svizzero).

Le aziende del comparto sportivo italiano non soffrono di nanismo come il resto del sistema industriale nazionale: mentre la media delle nostre imprese è caratterizzata da un giro d’affari più contenuto rispetto a quelle degli altri Paesi europei, il fatturato medio delle aziende manifatturiere italiane di articoli sportivi si attesta sui 3,4 milioni di euro, oltre il doppio della media comunitaria di 1,5 milioni e oltre tre volte quello francese (1,1).

Solo l’Austria ha imprese produttive mediamente più grandi di quelle italiane (8,3). Nel 2023 al primo posto per fatturato si colloca il Gruppo HTI-High Technology Industries (1.494,8 mln), fornitore di tecnologie per gli sport invernali, controllato dalla famiglia altoatesina Seeber. Hti è leader mondiale negli impianti a fune, nei battipista e veicoli cingolati e nell’innevamento programmato. Ha impianti in 90 Paesi, 21 stabilimenti nel mondo di cui sette in Italia, 4 mila 800 collaboratori.

Il marchio più noto di Hti è Leitner. Al secondo posto, di un soffio, Decathlon Italia (1.494,4mln), che fa capo alla famiglia francese Mulliez. Terza piazza per Technogym (806,3mln) fondata da Nerio Alessandri, quotata in Borsa e leader nelle attrezzature per il fitness e il benessere. Seguono Cisalfa Sport (709,6mln) e Tecnica Group (540,3mln).

I leader per ricavi in base alla specializzazione produttiva prevalente sono: Decathlon Italia per le imprese distributive generaliste, BasicNet (332,8mln) nel comparto Activewear&Lifestyle, Selle Royal (176,5mln) nel Cycling, Alpinestars (308,8 mln) nel Motorsport, HTI-High Technology Industries nel Mountain attitude, TecnhoGym nel Multi-sport e Arena Italia (163,6mln) nel Water sports.

Ancora, il podio per redditività vede in testa Favero Electronics (ebit margin al 43,8%), controllata dalla famiglia Favero, che progetta e realizza prodotti elettronici per lo sport (Cycling in particolare), seguita dalla valtellinese Core, più nota come Union Binding Company (25,7%), leader nella produzione di attacchi sportivi per tavole da snowboard, controllata da Martino Fumagalli, e dal mitico Colnago Ernesto e c. (23,4%), la «Ferrari delle biciclette», fondata nel 1954 a Cambiago (Mi) dall’omonimo imprenditore ed ex ciclista su strada e dal 2020 controllata da un fondo di private equity degli Emirati Arabi Uniti che fa capo alla famiglia reale.

Seguono la vicentina F.lli Campagnolo (16,1%), la marchigiana Arena Italia e la piemontese Garlando (15,2% per entrambe). Le più performanti in base alla specializzazione produttiva prevalente sono: Cisalfa Sport (5,9%) per le imprese distributive, BasicNet (12,4%) nel comparto Activewear&Lifestyle, Favero Electronics nel Cycling, Givi (12,9%) nel Motorsport, Union Binding Company nel Mountain attitude, Garlando nel Multi-sport e Arena Italia nel Water sports.

I preconsuntivi 2024 indicano un incremento del giro d’affari dello 0,4% per i maggiori operatori italiani Sport&Outdoor (+3% quello atteso dalle Maggiori Aziende Moda Italia). Dopo il biennio di normalizzazione del 2023-2024, per il settore sportivo italiano le aspettative per il 2025 appaiono cautamente ottimistiche: la crescita stimata del giro d’affari dovrebbe attestarsi intorno al 3%, superando i 12 miliardi di euro.

Le previsioni sono però condizionate dalle sfide di uno scenario internazionale in continua evoluzione: il contesto geopolitico instabile è il primo motivo di apprensione, coinvolgendo il 72,7% delle aziende Sport&Outdoor. Un’ulteriore criticità è rappresentata dall’inasprimento della concorrenza di prezzo, dichiarato dal 63,6% delle imprese: il ribasso dei listini degli operatori del settore è visto come un rischio concreto di tenuta sul mercato.

Al contrario, la competizione sulla qualità dei prodotti è meno avvertita e preoccupa solo il 9,1% degli operatori, quota inferiore a quella dichiarata dalle imprese del IV capitalismo italiano (14,3%). Ciò dipende anche dalla specializzazione delle aziende sportive in produzioni sempre più innovative e a maggior valore aggiunto che le preservano maggiormente da tale rischio.

Per fronteggiare queste criticità, la gran parte delle aziende Sport&Outdoor si concentra sugli investimenti in tecnologia e sullo sviluppo di nuovi prodotti. L’importanza dell’innovazione per questi operatori è confermata dal desiderio, chiaramente espresso da un terzo di essi, di un più proficuo networking con università, Istituzioni pubbliche e altri player.