La sicurezza stradale italiana presenta un bilancio a due velocità. Nel 2025 il numero dei morti è sceso sotto la soglia delle tremila unità per la prima volta dal 2020, ma sulle strade sono aumentati sia gli incidenti sia le persone rimaste ferite. Un miglioramento importante sul fronte più drammatico, che non basta però a cancellare il peso umano ed economico di un fenomeno il cui costo per il Paese supera ogni anno quello di molte grandi manovre pubbliche. La fotografia elaborata da Istat e Aci racconta anche una mobilità tornata vicino ai livelli precedenti alla pandemia, ancora fortemente dipendente dall’automobile e attraversata dalla crescita di biciclette, mezzi elettrici e forme di condivisione.

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Meno morti, ma crescono incidenti e feriti

Nel corso del 2025 sono stati rilevati 177.207 incidenti stradali con lesioni, il 2,2% in più rispetto all’anno precedente. I feriti hanno raggiunto quota 237.822, con un incremento dell’1,7%, mentre le vittime sono diminuite del 5,3%, fermandosi a 2.868 decessi. Il tasso di mortalità è così passato da 51,4 a 48,7 morti per milione di abitanti, ma l’Italia è scivolata al ventesimo posto nella graduatoria europea, contro una media dell’Unione di 43 vittime per milione. Rispetto al 2019, i morti sono calati del 9,6%, una riduzione ancora lontana dal percorso necessario per centrare gli obiettivi europei del 2030.

Il conto economico supera i 22 miliardi

Alle vite perdute e alle conseguenze sanitarie si aggiunge un impatto finanziario particolarmente pesante. Istat e Aci stimano per gli incidenti con lesioni un costo sociale superiore a 18 miliardi di euro, vicino all’1% del prodotto interno lordo italiano. Considerando anche i sinistri con soli danni materiali, valutati dall’Ania in circa 4,4 miliardi, il conto complessivo sale a 22,6 miliardi di euro. Una cifra che comprende spese sanitarie, perdita di capacità produttiva, danni ai veicoli e alle infrastrutture, costi amministrativi e conseguenze economiche per famiglie e imprese.

Ciclisti e monopattini, l’allarme dei mezzi più fragili

Il miglioramento generale non riguarda tutte le categorie. Le vittime legate alla mobilità attiva e alla micromobilità sono salite a 253 persone, con un aumento del 21,6%: i ciclisti morti sono stati 198, gli utilizzatori di biciclette elettriche 30 e i conducenti di monopattini 25. In crescita anche i decessi tra gli occupanti degli autocarri, arrivati a 166, mentre diminuiscono quelli tra automobilisti, motociclisti, ciclomotoristi e pedoni. Il dato conferma la maggiore esposizione degli utenti vulnerabili, sempre più presenti nello spazio urbano ma spesso costretti a muoversi in infrastrutture non ancora adeguate alla trasformazione della mobilità.

L’automobile domina, ma avanza la condivisione

Nel giorno medio feriale gli italiani tra 14 e 85 anni hanno effettuato 102,7 milioni di spostamenti, il 6,4% in più rispetto al primo semestre del 2024 e ormai vicini ai livelli del 2019. L’auto resta il mezzo prevalente, con il 60,8% degli spostamenti, anche se la quota è scesa dal 63,1% dell’anno precedente; parallelamente, l’uso condiviso dell’automobile è salito al 12,9%, mentre il trasporto collettivo si è fermato all’8,9%. L’Italia conserva uno dei più elevati livelli di motorizzazione d’Europa, con 709 automobili ogni mille abitanti. I tragitti urbani diventano mediamente più brevi, mentre si allungano quelli compiuti fuori dal comune di partenza.

Distrazione e velocità restano i principali rischi

La distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza, la velocità eccessiva e le manovre irregolari rappresentano insieme il 43,1% delle cause accertate degli incidenti. Nei centri urbani pesano soprattutto precedenze e semafori ignorati, mentre sulle strade extraurbane prevalgono la guida incerta o distratta e l’alta velocità. Quest’ultima resta, dopo il divieto di sosta, la seconda violazione più contestata e costituisce il 37% delle sanzioni. Aumentano inoltre le multe per il mancato utilizzo delle cinture e dei sistemi di ritenuta per bambini, per la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e per le infrazioni commesse con i monopattini.

Biciclette, il mercato rallenta dopo il boom

Dopo la forte espansione registrata durante la pandemia, nel 2025 il mercato italiano delle due ruote a pedali ha rallentato. Le vendite di biciclette tradizionali sono diminuite del 3%, attestandosi a poco più di un milione di unità, mentre quelle delle e-bike sono scese del 7%, a 256 mila pezzi. Il segmento elettrico resta comunque superiore di oltre il 31% rispetto al 2019 e ha ormai assunto un peso strutturale: per ogni quattro biciclette tradizionali vendute viene acquistata circa una bicicletta elettrica. Una trasformazione commerciale che rende ancora più urgente intervenire sulla sicurezza delle piste, degli incroci e della convivenza tra mezzi differenti.