Massimo Bersani, managing partner di Livolsi&Partners

Le Pmi in Italia denotano difficoltà nel passaggio generazionale e le complicazioni legate alla consegna del testimone a uno o più familiari si traduce nella risoluzione di vendere nel 54% dei casi e nel 16% di liquidare l’impresa.  Lo afferma uno studio della Livolsi & Partners, realizzato su un campione rappresentativo di una quarantina di società-clienti con fatturato tra i 10 e i 900 milioni di euro l’anno.Una situazione da ponderare con attenzione. Basti dire che le Pmi italiane, che rappresentano il 98% delle aziende nazionali, e spesso le eccellenze produttive del Belpaese, già denotano problemi sia storici, come quello del capitale – oltre l’80% è sottocapitalizzata – che dimensionali: il 96% ha meno di dieci dipendenti.

Il 54% delle aziende, senza ricambio, ha venduto 

Nel dettaglio dell’analisi, il 54% delle aziende ha preso atto dell’impossibilità di finalizzare il passaggio generazionale e ha assunto la decisione ritenuta «la più saggia, ma anche la più difficile di vendere la società», con la conseguenza di aver dovuto organizzare e gestire le operazioni di Merger & Acquisition per poter realizzare il maggior valore per i soci.

Managerializzate e con fatturati alti: ecco chi si quota

Il 23% del campione ha trovato nella quotazione in Borsa, o nel progetto di quotarsi, la risoluzione del nodo. Rientrano in particolare in questa categoria organizzazioni con un fatturato importante (superiore a 100 milioni di euro) e dove operano già manager con grande professionalità ed esterni alla famiglia.

Quando gli eredi litigano, si liquida tutto o ci si divide

Per il 16% delle imprese interpellate, il tentativo della consegna del testimone ha avuto esito negativo con conseguenze “conflittuali”, il che ha portato o alla loro liquidazione per mancanza di accordi sulla visione futura della conduzione aziendale, oppure alla divisione a seguito delle diverse strategie di business auspicate e dell’incompatibilità caratteriali tra gli eredi e i successori.

Nel 2021 1.100 operazioni di M&A: decisivi i fondi di Private Equity

L’8% soltanto dichiara che il superamento del problema ha conseguito un risultato positivo e senza conflitti, con la seconda generazione che ha acquisito posizioni e responsabilità ben definite all’interno della società. Lo studio della Livolsi & Partners rimanda alla tendenza evidenziata da altre ricerche. Secondo uno studio recente di KPMG, che si sofferma su aziende di grandi dimensioni, nel 2021 sono state perfezionate quasi 1.100 operazioni di M&A per un controvalore di circa 96 miliardi di euro. In tale contesto un ruolo fondamentale è giocato dai fondi di Private Equity: a parere di AIFI, l’associazione italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, nel primo semestre del 2021 sono state perfezionate 253 operazioni di cui il 72% con imprese sotto i 50 milioni di euro di fatturato.

L’impresa italiana tra successori degni e dinastie finite 

«La vicenda Amadori – afferma Massimo Bersani, managing partner di Livolsi & Partners – fa riflettere: ci sono casi di successo di passaggio generazionale con presenza in aziende a struttura familiare di seconde, terze e quarte generazioni, altri eclatanti di dinastie imprenditoriali finite.  Scriveva Carlo Collodi: “Godersi in pace una ricca eredità, passata di padre in figlio, è sempre una bella cosa: ma per i giovani, l’industria, l’abilità e la svegliatezza d’ingegno valgono più d’ogni altra fortuna ereditata”. È difficile saper giudicare i propri figli o nipoti e introdurre al momento adatto manager esterni. Diverse le cause: mancanza di eredi, eredi che scelgono altri percorsi, figli e nipoti senza competenze e professionalità per proseguire l’attività dei padri. Nel nostro panel, a parte un solo caso di azienda con quasi 100 anni di storia, tutte le altre sono al primo passaggio generazionale, significa che gli attuali imprenditori sono stati fondatori della società e hanno ora deciso di venderla.

C’è grande liquidità sul mercato: sarà un 2022 ricco di M&A

Cosa bisogna fare allora? «È necessario trovare la soluzione adeguata alle esigenze degli imprenditori – aggiunge Bersani – cercando di individuare degli interlocutori, fondi di private equity od organizzazioni industriali, che sappiano riconoscere il giusto valore economico delle aziende anche in termini di competenze umane presenti nelle medesime. Siamo convinti che anche quest’anno le operazioni di M&A aumenteranno a causa di più fattori: dagli investimenti previsti nel PNRR, il piano nazionale di resistenza e resilienza, che declina i fondi europei di Next Generation EU, alla pandemia, che ha provocato la trasformazione di modelli di business consolidati, fino alla presenza sul mercato di una eccezionale liquidità».