La Bce annuncia un altro rialzo dei tassi di interesse

I tassi di interesse cresceranno ancora. Lo dice il bollettino della Banca Centrale Europea, pubblicato giovedì, pochi giorni dopo il rialzo deciso nei giorni scorsi. L’obiettivo rimane quello di limitare l’inflazione che nel mese d’agosto ha raggiunto picchi che non si vedevano dagli anni ’80.

“Il Consiglio direttivo – spiegano da Bruxelles – riesaminerà regolarmente la traiettoria della politica monetaria alla luce delle informazioni più recenti e dell’evolvere delle prospettive di inflazione. Anche in futuro le decisioni sui tassi di riferimento saranno dipendenti dai dati e rifletteranno un approccio in base al quale tali decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione. Il protrarsi della guerra in Ucraina continua a rappresentare un rischio significativo per la crescita, soprattutto se imprese e famiglie dovessero affrontare un razionamento delle forniture di energia”. Dopo il rialzo dell’8 di settembre, potrebbe arrivare un’altra impennata dei tassi di interesse.

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I costi di energia e alimentari trascinano l’inflazione

Nei prossimi mesi, secondo quanto scrive la Bce,  “i costi dei beni energetici e alimentari potrebbero rimanere persistentemente più elevati delle attese. Inoltre, un ulteriore peggioramento delle prospettive economiche mondiali potrebbe agire da freno aggiuntivo alla domanda estera dell’area dell’euro”. A spaventare gli analisti europei c’è il rischio di rincari delle forniture d’energia.  “I rischi per le prospettive di inflazione sono prevalentemente orientati al rialzo. Come per la crescita, il rischio principale nel breve termine è rappresentato da un’ulteriore interruzione delle forniture di energia. Nel medio termine l’inflazione potrebbe rivelarsi più elevata delle aspettative a causa di un peggioramento persistente della capacità produttiva dell’economia dell’area dell’euro, di ulteriori rincari dei beni energetici e alimentari, di un incremento delle aspettative di inflazione al di sopra dell’obiettivo del Consiglio direttivo o di aumenti salariali maggiori del previsto. Tuttavia, un’eventuale diminuzione dei costi energetici o un indebolimento della domanda nel medio termine potrebbero ridurre le pressioni sui prezzi”, si osserva.

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Gli stati tengano il debito pubblico sotto controllo 

“Le politiche strutturali dovrebbero mirare a innalzare il potenziale di crescita dell’area dell’euro e rafforzare la sua capacità di tenuta – prosegue la Bce – Giacché gli squilibri nelle finanze pubbliche continuano a superare i livelli antecedenti la pandemia e l’inflazione è eccezionalmente elevata la politica di bilancio deve essere sempre più selettiva e mirata per evitare di acuire le pressioni inflazionistiche nel medio termine, assicurando al tempo stesso la sostenibilità dei conti pubblici sul medio periodo”.

Il Pil mensile secondo le previsioni dell’istituto di Francoforte (esclusa l’area euro) dovrebbe aumentare del 2,9% nel 2022,  del 3,0 nel 2023 e del 3,4 nel 2024.

“Tali prospettive – ricorda ancora la Bce-  sono più deboli rispetto a quelle descritte nelle proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell’Eurosistema nel giugno scorso e implicano che, quest’anno e il prossimo, l’economia mondiale dovrebbe espandersi a un ritmo lievemente inferiore alla propria media di lungo periodo, in presenza di un rallentamento dell’attività nelle economie avanzate e in quelle emergenti.

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Le quotazioni molto elevate dell’energia riducono il potere d’acquisto dei redditi delle famiglie e, sebbene si stiano attenuando, le strozzature dal lato dell’offerta continuano a frenare l’attività economica. Inoltre, la situazione geopolitica avversa, soprattutto l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia, si ripercuote sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Tali prospettive si riflettono nelle ultime proiezioni formulate dagli esperti per la crescita economica, che sono state riviste nettamente al ribasso per la restante parte di quest’anno e per tutto il 2023. Attualmente gli esperti si attendono che l’economia cresca del 3,1 per cento nel 2022, dello 0,9 nel 2023 e dell’1,9 nel 2024.

Rialzo tassi e scudo anti spread hanno funzionato

Le variazioni dei differenziali di rendimento dei singoli titoli di Stato dal 9 giugno al 7 settembre hanno dimostrato di differire leggermente da un Paese all’altro: ad esempio, in Italia e Portogallo sì è verificata una diminuzione rispettivamente di 10 e 29 punti base del differenziale decennale, mentre quello sui Bund tedeschi ha perso altri 14 punti base. Al tempo stesso, i differenziali italiani hanno mostrato un andamento volatile con l’acuirsi della crisi politica interna, anche se ciò ha comportato ripercussioni limitate su quelli degli altri paesi. Lo evidenzia la Bce nel suo bollettino.