guerra dei prezzi
Aumentano i prezzi, corre l'inflazione, le famiglie ridisegnano i budget e c'è un rischio crollo dei consumi

La recessione tecnica è sempre di più un ipotesi probabile. Giovedì ne ha parlato Bce e oggi è Confcommercio a rilanciare l’allarme, dopo che l’Inghilterra è già entrata in recessione. È sempre più probabile una recessione tecnica nei trimestri a cavallo della fine del 2022. Secondo i dati diffusi oggi a novembre il Pil dovrebbe registrare una riduzione dello 0,7% congiunturale, accentuando la tendenza al ridimensionamento dell’attività economica iniziata a settembre. Nel confronto annuo la variazione, nel mese in corso, si dovrebbe attestare allo 0,4%, in ulteriore rallentamento rispetto ai mesi precedenti.

Si annuncia così un finale di anno non semplice con la crisi geo-politica che non appare in via di rapida soluzione, così come l’inflazione, pur in rallentamento, sta mettendo in difficoltà. Allo stesso modo l’inflazione rimane alta, pur avendo avuto un rallentamento.

L’inflazione è la porta d’ingresso per la recessione

L’aumento dei prezzi si conferma uno dei problemi principali nel quadro economico. A ottobre si è registrata una variazione del 3,4% congiunturale, che è simile a quello che si è verificato da il gennaio 2016 e il gennaio 2021. Inoltre il tasso di variazione su base annua è arrivato all’11,8%. Ma anche gli altri indicatori non sono positivi. A settembre la produzione industriale dopo il rimbalzo di agosto è tornata in territorio negativo con un calo dell’1,8% rispetto al mese precedente e dello 0,5% su base annua. La stessa tendenza dovrebbe proseguire nei mesi di ottobre e novembre. Crescono poco anche gli occupati, solo un +0,2% e rispetto al mese di giugno si è registrata una riduzione di 96mila unità. In generale gli operatori del settore commercio registrano in questo periodo un clima di sfiducia.

Calano anche i consumi 

Nel mese di ottobre si è registrato anche un calo dei consumi secondo i dati di Confcommercio, che ha registrato una flessione dell’1,4%, che è causata da una contrazione della domanda per i beni (-2,7%) e di una crescita dei servizi.  Il rallentamento congiunturale della domanda si inserisce in un contesto in cui il differenziale con il 2019 è ancora rilevante. Nel complesso del periodo gennaio-ottobre 2022, l’Icc manifesta una riduzione di 4,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019. Divari più rilevanti si registrano per i servizi (-12,0%).