In pensione con Opzione Uomo
In pensione con Opzione Uomo

L’Opzione Uomo potrebbe essere la soluzione per superare la legge Fornero uno dei principali obiettivi dichiarati dal centro destra in campagna elettorale. L’idea, secondo quanto anticipato dal quotidiano, la Repubblica consentirebbe di uscire dal lavoro a 58 o 59 anni, con 35 anni di contributi. Unica controindicazione è che si perde il 30% della pensione. La riforma permettere da un lato di mantenere vivo il rapporto con Forza Italia che della flessibilità pensionistica ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, dall’altro di salvaguardare i conti dell’Inps, che sono il vero nodo di ogni riforma pensionistica.

Come funziona quota 41, la proposta della Lega

In campagna elettorale la Lega di Matteo Salvini, tra i principali detrattori della riforma Fornero, aveva proposto invece quota 41, per mandare tutti in pensione con 41 anni di contributi. Un’idea da molti bocciata, perché ritenuta troppo onerosa. Proprio Salvini era stato l’ultimo politico a intervenire sulle pensioni lanciando quota 100, che prevedeva che si abbandonasse il lavoro quando la somma dell’età e dei contributi danno 100. In realtà sono stati meno del previsto i lavoratori che hanno deciso di avvalersense.

Come funziona la legge Fornero oggi in vigore

Opzione Uomo, come è stata ribattezzata la proposta di Giorgia Meloni consentirebbe di superare la cosiddetta legge Fornero, voluta dal governo Monti, la quale prevede che si vada in pensione a 67 anni (66 per le donne) oppure a 42 anni di contributi, salvo i lavori reputati usuranti, e particolari casi in cui i redditi molto alti permettono di raggiungere la quota con soli 20 anni di lavoro.

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Opzione Uomo sul tavolo delle trattative

Secondo le indiscrezioni la proposta di Giorgia Meloni rientrerebbe nel pacchetto di trattative con Forza Italia in vista della nascita del prossimo governo, che si annuncia come accidentata. Gli Azzurri non hanno votato, infatti, il presidente del senato Ignazio La Russa, proposto da Fratelli d’Italia, e questo ha rappresentato il primo scossone all’unità del centro destra. Ma la partita più grande finora si è giocata soprattutto sui ministeri.