previsioni Pil 2024

Meno multinazionali in Italia, ma anche meno aziende italiane all’estero. A dirlo sono i dati Istat inerenti il 2020, che sono stati pubblicati oggi. L’anno in cui è iniziata la pandemia è stato anche quello dello stop della crescita per le multinazionali sul territorio italiano. Nel 2020 il fatturato delle imprese a controllo estero residenti in Italia e delle controllate estere di multinazionali italiane registra un significativo calo: -12,2% per le prime e -11,9% per le seconde. Le affiliate italiane all’estero destinano il 31,6% del loro fatturato alle vendite su
mercati diversi dal paese di localizzazione. Vengono esportate in Italia quote elevate
di fatturato prodotto all’estero nei settori tradizionali del Made in Italy. A chiudersi tra i confini italiani sono stati in gruppi industriali di grandi dimensioni, che mostrano sempre minor propensione all’investimento estero (-5,8% rispetto al biennio precedente). Nel 2020 la quota di spesa investita in ricerca e sviluppo da imprese a controllo estero sul totale nazionale è stata del 26,8%.  I paesi in cui le multinazionali italiane sono presenti ammontano in totale a 175.

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Tutti i settori in crisi: alberghi e ristoranti in primis

Nell’anno della pandemia, soprattutto a causa delle chiusure forzate, sono stati colpiti alberghi e ristoranti. Nel 2020 le multinazionali estere in Italia e le controllate all’estero di gruppi italiani evidenziano una forte perdita in termini di fatturato e valore aggiunto.
Le multinazionali estere, provenienti da 107 paesi, sono attive in Italia con 15.631 controllate e 1,5 milioni di addetti. Rispetto al 2019 il fatturato cala di oltre 76 miliardi (-12,2%) e il valore aggiunto di oltre 12 miliardi (-9,3%). Le perdite sono consistenti e diffuse in quasi tutti i settori di attività economica. Valori elevati si riscontrano nella manifattura, in particolare nelle industrie tessili (-38,1% di fatturato e -45,8% di valore
aggiunto), nella fabbricazione di mobili (-20,3% e -6,6%), nelle altre industrie manifatturiere (-19,2% e -14,3%), nella confezione di articoli di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle e simili (-13,3% e -22,2%), nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (-10,3% e -15,3%).