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La riunione del consiglio dei ministri ha approvato il Nadef

Il 27 settembre la Commissione Europea ha dato il via alla seconda rata di finanziamenti per l’Italia da 21 miliardi di euro del Recovery fund e il giorno successivo il consiglio dei ministri, in sede di approvazione del Nadef, ha stabilito che restano di spendere 170 miliardi del Pnrr. Nella nota del governo si legge che se queste risorse saranno pienamente “utilizzate daranno contributo significativo alla crescita a partire dal 2023”. Entro la fine dell’anno saranno spesi 21 miliardi. del piano complessivo di 191 mld.

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Il debito è pesante, ma c’è ottimismo sulla finanza pubblica

Le tendenze di finanza pubblica, si spiega nel documento ”sono complessivamente rassicuranti, sebbene il servizio del debito si faccia più pesante”. A spiegarlo è proprio il ministro dell’Economia Daniele Franco, che ricorda anche come nel 2024 rientrerà in vigore il Patto di stabilità e crescita. Tra gli elementi positivi c’è il previsto calo del rapporto tra debito e pil, che passa dal 150,3% del 2021 al 145,4% , con un ulteriore sentiero di discesa negli anni a seguire fino ad arrivare al 139,3% nel 2025. Continua il calo anche nel 2023 con il tendenziale al 143,2%.

Secondo quanto scritto nel documento governativo anche “L’indebitamento netto tendenziale nel 2022 scende di oltre due punti percentuali rispetto allo scorso anno, dal 7,2% al 5,1%, a fronte di un obiettivo programmatico del 5,6%, grazie a un netto miglioramento del saldo primario”. Per il prossimo anno si stima un deficit a legislazione vigente al 3,4%, al di sotto dell’obiettivo programmatico del Def.

Scenderà a breve anche l’inflazione 

Ci sono notizie positive anche per le famiglie e per i consumatori e riguardano i prezzi delle merci nel Nadef si “evidenzia un rialzo del sentiero dell’inflazione e della crescita salariale. Si continua comunque a prevedere che il tasso di inflazione cominci a scendere entro la fine dell’anno”.  Lo stesso ministro ricorda: ”L’inflazione ha raggiunto livelli più elevati degli ultimi 40 anni e ha indotto numerose banche centrali a porre fine alle politiche espansive, interrompendo o riducendo fortemente gli acquisti di titoli e intraprendendo una serie di rialzi dei tassi d’interesse che non ha precedenti negli ultimi decenni. L’aumento dell’inflazione ha, allo stesso tempo, determinato una dinamica del gettito fiscale largamente superiore alle precedenti proiezioni ufficiali. Il governo ha monitorato questa tendenza e ha utilizzato il gettito aggiuntivo generato per calmierare le bollette di luce e gas, per sostenere le famiglie più vulnerabili, le imprese maggiormente colpite dal rincaro dell’energia e per mitigare gli aumenti di prezzo dei carburanti”.