Btp Italia

In due il 17 novembre sono stati registrati 222 contratti, per un controvalore pari a 4.713,328 milioni di euro per i Btp Italia. Questo dato, insieme a quello della Prima Fase di collocamento che ha visto un ammontare di 7.281,189 milioni di euro acquistati da piccoli risparmiatori, ha determinato una raccolta complessiva finale di circa 12 miliardi di euro.

Un tesoretto che fa bene al ministero dell’Economia e delle Finanze e che sancisce il successo del Btp Italia

Il successo del collocamento presso le banche 

Nella maggior parte dei casi (40,9%) il collocamento è avvenuto negli istituti di credito, mentre il 39,4 per cento presso asset manager. Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato il 12,2 per cento dell’emissione (in particolare il 6,4 per cento è andato a fondi pensione e assicurazioni, mentre il 5,8 per cento è stato allocato a istituzioni governative). Agli hedge fund è stato allocato il 7,3 per cento dell’ammontare complessivo. La restante quota, pari allo 0,2 per cento, è stata assegnata a istituzioni non finanziarie.

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I piccoli risparmiatori amano il Btp Italia

La seconda fase è quella che ha visto una notevole presenza di investitori domestici, che ne hanno sottoscritto il 48,1 per cento, mentre il restante 51,9 per cento dell’emissione è stato sottoscritto da investitori esteri. Molte sono le operazioni inferiori ai 67mila euro. Tra questi, le quote più rilevanti sono state collocate in Europa, in particolare nel Regno Unito (20,7 per cento), in Germania e Austria (16,3 per cento), in Svizzera (4,8 per cento), in Francia (3,7 per cento) e presso altri paesi europei (1,7 per cento). Il resto dell’emissione della Seconda Fase (4,7 per cento) è stato collocato al di fuori dell’Europa, in particolare ad investitori mediorientali. La vendita che si è conclusa giovedì si può considerare quindi un successo per le finanze italiane. Il Btp aveva tasso cedolare dell’1,60% e la scadenza è stata fissata al 2028.