prezzi del gas

L’Italia ha compiuto passi in avanti verso l’autonomia energetica, soprattutto in merito alla dipendenza di gas dalla Russia. A confermarlo sono i dati che sono stati resi noti da Snam in merito alle scorte di gas naturale, che al 31 dicembre negli stoccaggi della controllata di Snam Stogit ammontano a 9,3 miliardi di metri cubi, cui vanno aggiunti i 4,5 miliardi di metri cubi di stoccaggio strategico. Una quantità superiore di circa 2,6 miliardi rispetto alla giacenza di 6,7 miliardi di metri cubi rilevata a fine dicembre 2021. In termini percentuali la quota di riempimento risulta pari a circa l’84% rispetto al 68% di un anno prima. Il 70% del volume di gas si trova nei siti della Pianura Padana mentre il restante 30% nel giacimento abruzzese di Fiume Treste

Gli effetti del price cap: cala il prezzo del gas

Oltre alle scorte anche la decisione del consiglio Europeo di adottare una politica di controllo dei prezzi nota come price cap ha contribuito a far calae il prezzo del gas, che è arrivato ai livelli precedenti a quelli dell’inizio della guerra in Ucraina. Al Ttf di Amsterdam i future di febbraio si attestano a 72,5 euro il Mwh, in calo del 4,999%. Un rapido confronto con le quotazioni che hanno scandito gli oltre dieci mesi di invasione della Russia consente di avere la percezione di un trend che sembra ormai consolidato. Il 23 febbraio 2022, il giorno prima dell’invasione, chiudeva a 87,5 €/MWh e durante la seduta del 7 marzo raggiungeva il picco record di 345 euro.

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Per la Russia il gas è un’arma spuntata

Nei piani di Mosca la pressione esercitata attraverso il gas e il petrolio avrebbe dovuto limitare l’appoggio militare e finanziario a Volodymyr Zelensky. Nella realtà, dati alla mano, in dieci mesi la deterrenza delle forniture russe, soprattutto quelle del gas, si è sostanzialmente esaurita. Anche per effetto dell’accordo sul tetto al prezzo del gas raggiunto in Ue, più tardi di quanto fosse necessario e con una valenza più politica che tecnica vista la soglia e le caratteristiche individuate, che ha avuto comunque l’effetto innegabile di spingere al ribasso le quotazioni.

Anche Eni contribuisce all’indipendenza del gas dell’Italia dalla Russia

Vår Energi, società quotata di cui Eni è il principale azionista, ha annunciato una nuova scoperta di gas nel Mare di Barents, in Norvegia. La scoperta è valutata preliminarmente a 9-21 miliardi di metri cubi di gas recuperabile (57-132 milioni di barili di olio equivalente) e ha il potenziale per contribuire alla futura fornitura di gas dal Mare di Barents. Il pozzo 7122/9-1 T2 (Lupa) è il primo pozzo esplorativo perforato nella licenza PL229E. Si trova 85 km a nord-ovest di Hammerfest e circa 27 km a nord-est del giacimento Goliat, gestito da Vår Energi. È stato perforato a una profondità d’acqua di 403 m con la piattaforma di perforazione Transocean Enablers. Il pozzo ha incontrato una colonna di gas di 55 metri nelle arenarie della formazione Havert di età Triassica. È stato effettuato un ampio programma di acquisizione e campionamento di dati.+ Vår Energi detiene una partecipazione del 50% nella licenza PL229E, con il partner AkerBP (50%). Vår Energi, partecipata da Eni con una quota di circa 63%, è una delle principali società indipendenti di petrolio e gas upstream sulla piattaforma continentale norvegese (NCS). Possiede un portafoglio di asset solido e diversificato con progetti di sviluppo in corso e un importante track record di esplorazione. Vår Energi detiene partecipazioni in 36 giacimenti che hanno dato una produzione di 246.000 boe netti al giorno nel 2021.