etichettatura bottiglie di vino
Un momento dell'incontro di oggi

Nella lotta per difendere i prodotti locali, in particolare il vino, l’Italia trova un alleato nella Germania. Il “no” all’etichettatura delle bottiglie di vino con il “nuoce gravemente alla salute” è stato ribadito nell’incontro di oggi al Bundestag tra la delegazione italiana in rappresentanza della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati guidata dal Presidente Mirco Carloni, da Stefania Marino e da Attilio Pierro e la Commissione Agricoltura del Parlamento Tedesco guidata da Hermann Färber. Sul tavolo oltre all’etichettatura sul vino che avverte dei pericoli per la salute, c’erano la questione dei lupi, della siccità, della logistica e dell’etichetta nutriscore, applicata dalla Francia.

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Punti di incontro con la Germania 

L’Italia, che aveva già raccolto il sostegno dell’Irlanda, ha trovato nel governo tedesco un alleato. “La posizione sul vino, – spiega Carloni – oggetto anche di una risoluzione unanime della Commissione Agricoltura, che non può essere considerata soltanto una bevanda alcolica. Il vino è la nostra identità, cultura ma soprattutto la regolamentazione dei comportamenti favorisce la grande industria e penalizza le nostre imprese piccole che nella biodiversità traggono l’eccellenza. La salute va tutelata con modelli di consumo e vietandone gli abusi ma certamente criminalizzare il vino per noi non è giusto e non serve a tutelare la salute. Si tratta solo di un regalo a chi vuole cancellare la nostra identità per omogeneizzare i consumi sostituendo quelli agricoli con quelli industriali.”
Färber Hermann ha dal canto suo espresso preoccupazione per nuove regole che creano nuovi vincoli e limitazioni. L’ortofrutta ad esempio è sotto pressione per costi di produzione. Lo scorso anno le fragole non sono state raccolte perché costava più raccoglierle di quanto ci si sarebbe ricavato. Le due delegazioni si sono così lasciate con l’idea di intraprendere un percorso comune che porti a una sempre maggior tutela dei marchi, ma anche dei molti piccoli produttori che rischiano di essere schiacciati dalle normative europee.