Banca d'Italia

La luce in  fondo al tunnel del post pandemia si è affievolita appena si era accesa: parola della Banca d’Italia. Nel report trimestrale della Banca d’Italia si parla di un “rallentamento dell’economia nell’ultimo trimestre del 2022”. Alla base ci sarebbe sia l’attenuazione della ripresa dei servizi, per i quali il valore aggiunto è tornato sui valori pre-pandemici già nei mesi estivi, che la flessione della produzione industriale. Ma una battuta d’arresto la registra anche la spesa delle famiglie avrebbe rallentato.

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Non è ancora tempo di investire 

Anche le imprese considerano le condizioni per investire ancora sfavorevoli, mentre la nota positiva arriva dall’occupazione, che nel bimestre ottobre-novembre è tornata a crescere, pur con salari che non tendono a crescere.

L’inflazione è ancora alta, colpa dei prezzi dell’energia

Se la media annua dell‘inflazione era all’11,6% nel mese di dicembre si è collocata al 12,3, sostenuta ancora dalla componente energetica. “Secondo le nostre stime – scrivono gli analisti della Banca d’Italia – che considerano sia gli effetti diretti sia quelli indiretti, nella media del quarto trimestre poco più del 70 per cento dell’inflazione complessiva era riconducibile all’energia; le misure governative in materia energetica avrebbero mitigato la dinamica dei prezzi al consumo per oltre un punto percentuale nello stesso periodo”. Nell’immediato la politica di rialzo dei tassi della Bce non va in aiuto ai prezzi in Italia.

“Secondo le nostre stime più recenti –  che presentano ancora un carattere puramente indicativo, – continua – dato il protrarsi di un contesto di forte incertezza connessa soprattutto con l’evoluzione del conflitto in Ucraina – in uno scenario di base il PIL, dopo un aumento di quasi il 4 per cento nel 2022, rallenterebbe nel 2023 allo 0,6 per cento; la crescita tornerebbe a rafforzarsi nel biennio successivo. L’inflazione al consumo, salita quasi al 9 per cento nello scorso anno, scenderebbe al 6,5 nel 2023 e più decisamente in seguito, portandosi al 2,0 per cento nel 2025”.

Prosegue l’aumento del costo del credito bancario

Tra agosto e novembre hanno rallentato anche i prestiti bancari al settore privato non finanziario, risentendo dell’indebolimento sia della domanda delle imprese per finalità di investimento sia di quella delle famiglie per l’acquisto di abitazioni. Le condizioni di offerta hanno registrato una moderata restrizione. Il rialzo dei tassi ufficiali si è trasmesso al costo del credito bancario, in misura sostanzialmente in linea con l’incremento medio nell’area dell’euro. Le condizioni dei mercati finanziari sono nel complesso migliorate dalla metà di ottobre. Alla metà di gennaio il differenziale di rendimento dei titoli di Stato italiani rispetto ai corrispondenti titoli tedeschi si è collocato intorno a 185 punti base, ben al di sotto dei valori massimi raggiunti nel corso del 2022.

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