tassi mutui
Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

La Bce non accenna a limitare la propria politica di rialzo dei tassi che influenzerà l’andamento dei mutui nel 2022. Anzi la sta già influenzando come dimostrano i dati forniti dalla Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) che spiega come il ricorso al credito al consumo delle famiglie italiane già dal mese di agosto sia calato. Si tratta di dati allarmanti, che spingono la federazione che riunisce i bancari, addirittura a ipotizzare che si possa riaffacciare una riedizione della crisi economica del 2008.

In Italia gli interessi sono il doppio degli altri paesi

Il primo dato che emerge dal report della Fabi diffuso in questi giorni, riguarda la diminuzione del credito e i costi sempre più sostenuti. Nei primi sette mesi dell’anno in corso, i finanziamenti delle banche alle famiglie e alle imprese sono cresciuti in media dello 0,4%, a un ritmo ben inferiore rispetto alla media registrata nell’ultimo quinquennio e
pari all’1,2%. A questo si aggiunga il fatto che gli interessi sui mutui ipotecari avevano già superato il 4% con il costo del denaro all’1,25% e con il nuovo rialzo al 2% appena deciso dalla Banca Centrale Europea. L’analisi sull’andamento dei mutui nel 2022 arriva a ipotizzare si possa sfiorare il 5%. Lo scenario è negativo, ma non così lontano nel tempo e contempla anche un aumento dello spread che potrebbe incombere sui prestiti già concessi a tasso variabile. Il documento della Fabi non esita a parlare di uno scenario “sempre più buio”. Basta osservare quelli che sono i dati sul tavolo. Per i finanziamenti dedicati all’acquisto della casa, alle famiglie italiane è richiesto un tasso di interesse medio del 2,62% per scadenza fino a 5 anni, contro un livello medio dell’1,58% delle famiglie francesi e del 2,27% per quelle spagnole: in pratica, in Italia gli interessi sono quasi il doppio rispetto alla Francia e comunque più alti rispetto alla Spagna.

La crisi dei mutui subprime potrebbe riaccendersi in Europa

La politica monetaria della Fabi non piace nemmeno al segretario generale stesso della Federazione Lando Maria Sileoni che dichiara: «La Bce, per contenere l’inflazione vicina al 12%, ha deciso di alzare il costo del denaro fino al 2%, ma non è detto che raggiunga l’obbiettivo. L’Eurotower alza i tassi e le banche si adeguano, ci guadagneranno insieme a propri azionisti. Conseguentemente alla decisione della Bce, i tassi di interessi sui mutui potrebbero superare il 5%. Il governo sta per intervenire sulle bollette, ma il positivo intervento del governo corre il rischio di essere in parte annullato dall’aumento dei tassi sui mutui e prestiti. Da una parte, insomma, il governo cercherà di diminuire i disagi degli italiani, ma dall’altra aumenteranno i tassi sui prestiti e mutui. C’è poi un problema giovani: devono essere prorogate le agevolazioni fiscali azzerando ogni tipo di imposta e potenziando il Fondo di garanzia per i mutui dei giovani, grazie al quale lo Stato fa da garanzia alle banche. Inoltre, il governo, che dovrebbe aiutare i giovani a comprare casa,e la Banca d’Italia potrebbero vigilare sulle banche, anche in una situazione di libero mercato
come la nostra, affinché non si inneschi una eccessiva competizione fra banche per chi riesce a guadare di più rispetto al rialzo dei tassi di mutui e prestiti. In un momento di pesante crisi come questa le banche devono svolgere il proprio ruolo sociale fino
in fondo sostenendo famiglie e imprese».

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La calda estate dell’aumento degli interessi sui mutui

Scorgendo i dati riguardanti l’andamento dei tassi dei mutui del periodo dell’anno appena concluso ci si accorge come la fascia di popolazione più colpita sia quella che fa capo alle famiglie. Le imprese, infatti, sostenute dalla spinta degli aiuti governativi vedono proseguire il trend positivo dei nuovi finanziamenti, mentre le famiglie iniziano a confrontarsi con il maggior costo del denaro.  Dal 2018 a luglio 2022, il credito alle famiglie è aumentato di  ben 46,5 miliardi, con un aumento del 7,4% che ha portato lo stock da 626,2 miliardi a 672,8 miliardi. A fare da traino sono stati i comparti mutui prima casa e prestiti al consumo, mentre si è registrato un calo lieve nel settore “altri finanziamenti“. Nel corso dell’ultimo quinquennio, i  mutui ipotecari sono risaliti di ben 38,8 miliardi (+10,3%) da 379,1 miliardi a 417,9 miliardi, il credito al  consumo di 10,4 miliardi  (+10,1%) da 102,5 miliardi a  112,9 miliardi mentre gli altri  finanziamenti sono calati di 2,7 miliardi (-1,9%) da 144,7 miliardi  a 141,9 miliardi. Per quanto  riguarda le imprese, nello stesso  periodo si è registrato una  riduzione complessiva dei  finanziamenti di 8,7 miliardi  (+1,3%) passando da 678,5 miliardi a 669,7 miliardi.

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L’andamento dei tassi dei mutui nel 2022 non favorisce le famiglie

Per i finanziamenti dedicati  all’acquisto della casa, alle famiglie italiane è richiesto un tasso di interesse medio del 2,62% per scadenza  fino a 5 anni, contro un livello medio dell’1,58% delle famiglie francesi e del 2,27% per quelle spagnole Per un cittadino  italiano che decide di contrarre un finanziamento per acquisto di beni diversi dall’immobile, il prezzo da  pagare per le scadenze superiori è ancora più alto. Rispetto a un tasso del 3,32% richiesto alla platea dei  cittadini francesi, l’italiano medio paga più del doppio e anche il confronto con Spagna e Germania non  mostra affatto condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli.