Carlo Nordio
CARLO NORDIO MINISTRO GIUSTIZIA

Digitalizzazione degli atti del processo civile, ma anche lotta alle intercettazioni indiscriminate, sono questi i punti che guideranno negli anni a venire le azioni del ministro della giustizia Carlo Nordio, che oggi ha riferito alla Camera. Il discorso dell’ex magistrato è stato accompagnato nei giorni scorsi dalle polemiche, ma davanti all’assise lo stesso Nordio ha rivendicato tutti I punti del suo programma, anche quelli che hanno suscitato le maggiori reazioni.

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La giustizia civile finisce in rete

Il primo punto affrontato è quello della lunghezza dei processi, che sta a cuore al ministro, agli italiani, m anche all’Unione Europea, che ha chiesto che tra i vari obiettivi ci sia la riduzione dell’arretrato del contenzioso civile, che rispetto al 2019 si è già ridotto del 40%. “In questo caso – ha detto Nordio – pensiasmo di essere in linea con le direttive”. Il primo atto compiuto dal nuovo ministro è stato quello del rinvio della riforma Cartabia, che è stato definito un “atto necessario per andare incontro alle esigenze dei magistrati”- L’altro tema affrontato è quello della digitalizzazione delle procure. “Ci sarà la gestione obbligatoria dei documenti – ha spiegato – e digitalizzazione di quelli civili in un primo tempo per arrivate a quella dei documenti penali, inerenti ai processi di primo grado. L’obiettivo è quello di realizzare la banca data gratuita per decisioni civili. Nel 2023 realizzeremo la digitalizzazione di 3 milioni e mezzo di fascicoli giudiziari, nell’ottica di un’azione continua di coordinamento e monitoraggio per accelerare e rendere efficiente la giustizia civile”.

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Le intercettazioni sotto accusa

Nei giorni scorsi le polemiche non sono mancate, ma anche nell’audizione alla Camera Carlo Nordio è stato chiaro sulle intercettazioni, chiarendo in più punti del discorso quale obiettivo intende perseguire. “Nei sistemi anglosassoni l’azione penale è a discrezionalità- ha detto – ma non possiamo ammettere che la decisione sia affidata alle singole procure e ai magistrati. Altro elemento che ha vulnerato la presunzione di innocenza è l’uso dell’avviso di garanzia. Se una persona viene raggiunta da un avviso di garanzia finisce sui giornali. E poi c’è la custodia cautelare, che è uno strumento che confligge con la presunzione di innocenza, ed è una decisione, che non può essere affidata a un giudice unico.Le intercettazioni pilotate e selezionate, che dovrebbero diventare strumento di ricerca della prova, sono diventate strumento di prova, che essendo inserite nelle ordinanze di custodia cauterale sono finite sui giornali. Non ho attaccato i magistrati e non ho mai detto che le hanno diffuse, ma quanto meno spesso c’è stata una “culpa in vigilando” perché spesso finiscono sui giornali persone che non sono coinvolte nelle indagini ”.