Eni privatizzazione

Il piano di Eni non convince gli analisti finanziari e il titolo vive una brutta giornata in Borsa, a causa di un quarto trimestre inferiore alle attese del mercato. Secondo Rbc Capital alcuni investitori si sarebbero attesi un pay-out ratio, la percentuale di utili destinati a dividendo, più alto, riferisce Bloomberg. Nel pomeriggio di oggi, in sede di presentazione del Piano 2023 e 2026, sono stati esposti i risultati del 2022. La politica di remunerazione degli azionisti è stata semplificata e potenziata, con il 25-30% del CFFO da distribuire in dividendi e buyback. Il dividendo proposto per il 2023 viene aumentato del 7% a 0,94 euro per azione e il buyback è fissato a 2.2 miliardi di euro. “Abbiamo profondamente rafforzato la Società dal punto di vista finanziario – dice l’amministratore delegato Claudio De Scalzi – attraverso l’ottimizzazione e la razionalizzazione delle spese, e questo ci permette oggi di presentare forti obiettivi finanziari: un significativo CFFO generato sia dalle nostre attività tradizionali che dal contributo delle attività legate alla transizione; un modello di business a satelliti che ci consente di valorizzare le nostre attività liberando al contempo risorse aggiuntive per gli investimenti nella transizione; e un livello di debito molto basso. La nostra solidità finanziaria ci permette oggi di creare valore crescente per i nostri azionisti e di potenziare la politica di remunerazione.” Ma non è bastato. Gli investimenti, che nel quadriennio 2023-2026 saliranno a 37 miliardi di euro dai 28 del quadriennio precedente, sono risultati superiori al consensus.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Come è andata la giornata in borsa per Eni

Il titolo, in calo a Piazza Affari del 4,3% a 13,5 euro, ha accentuato i ribassi con la diffusione del piano, dopo una prima parte della seduta già debole, per effetto di una trimestrale sotto le attese. Per Jefferies gli utili di tutti i segmenti chiave hanno mancato le attese “principalmente a causa di costi più alti”. Morgan Stanley, nel valutare i conti leggermente sotto le attese, rileva come gli investimenti siano stati “relativamente alti nel quarto trimestre” con i flussi di cassa liberi organici scesi conseguentemente al livello più basso degli ultimi sette trimestri.

Eni, più ambiziosi gli obiettivi di sostenibilità

In sede di presentazione Eni ha confermato anche gli obiettivi di riduzione delle emissioni rispetto al 2018: -35% entro il 2030; -80% entro il 2040; e net zero entro il 2050. La produzione Upstream è prevista crescere a un tasso medio annuo del 3-4% fino al 2026, per poi stabilizzarsi fino al 2030. La quota di produzione del gas salirà al 60% entro il 2030.  Abbiamo trasformato la nostra piattaforma downstream e investito significativamente in tecnologia per creare e far crescere i nostri business legati alla transizione energetica, con l’obiettivo di azzerare le emissioni Scope1,2 e 3. Questo ci consente oggi di confermare pienamente i nostri obiettivi di decarbonizzazione, nonostante lo scenario attuale della sicurezza energetica e la necessità di far fronte a una forte domanda di energie tradizionali. Oggi possiamo delineare chiaramente come sarà Eni nel 2030: le nostre attività Upstream non genereranno più emissioni nette; la nostra produzione di idrocarburi sarà composta principalmente da gas; la nostra capacità di biocarburanti supererà i 5 milioni di tonnellate all’anno; la nostra capacità di energia rinnovabile sarà superiore ai 15 GW. E i nostri investimenti nella tecnologia più rivoluzionaria legata alla transizione energetica – la fusione a confinamento magnetico – saranno prossimi a concretizzarsi nel primo impianto industriale”.

LEGGI ANCHE: Eni e Milano Cortina 2026, insieme per le olimpiadi sostenibili

Eni, gas russo addio

Durante la presentazione del piano De Scalzi ha anche chiarito come l’Italia sarà sempre meno legata al gas russo. “Piano presentato oggi conferma la forza e l’efficacia della nostra strategia. – continua De Scalzi – Nel 2014 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione industriale e finanziaria che ci ha progressivamente permesso di creare valore anche in scenari difficili, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale. Abbiamo focalizzato la nostra strategia di esplorazione e produzione principalmente sul gas, facendo leva sulle nostre produzioni e diversificando gli investimenti tra diversi Paesi. Questo ci ha permesso di attuare il nostro Piano finalizzato alla sostituzione di 20 miliardi di metri cubi di gas russo entro il 2025”.