Patrimonio delle mafie
IL BOSS MATTEO MESSINA DENARO ARRESTATO QUESTA MATTINA ALLA CLINICA LA MADDALENA DI PALERMO

La cattura di Matteo Messina Denaro ha riacceso i riflettori sulle mafie, ma sopratutto sul patrimonio delle mafie. Secondo una stima della Cgia di Mestre il totale del volume di affari della criminalità organizzata ammonta a 40 miliardi di euro ed rappresenta il 2% del totale del Pil. Si stima il giro di affari sia inferiore a quello dei gestori di servizi elettrici Gse, Eni ed Enel. Dal 2014 l’Unione Europea consente agli stati di conteggiare i proventi di alcune condotte illecite (prostituzione, contrabbando di sigarette e traffico di stupefacenti) come parte del Pil, che è lievitato in Italia di un punto percentuale (+17,4%).

Dove il patrimonio delle mafie è cresciuto di più 

A livello territoriale la presenza più diffusa delle organizzazioni economiche criminali si
registra nel Mezzogiorno, anche se ormai molte evidenze altrettanto inquietanti segnalano la presenza di queste realtà illegali nelle aree economicamente più avanzate del Centro-Nord. “I territori dove l’economia locale è fortemente condizionata dalla spesa pubblica – scrive la Cgia di Mestre – e il livello di corruzione della pubblica amministrazione è molto elevato sono più vulnerabili dal potere corruttivo delle mafie. Induttivamente è possibile
riconoscere un’area geografica più a rischio di un’altra, anche dal riscontro di una elevata presenza di reati spia. Nei territori dove il numero di denunce all’autorità giudiziaria per estorsione/racket, usura, contraffazione, lavoro nero, gestione illecita del ciclo dei rifiuti,
scommesse clandestine è gioco d’azzardo, etc. è molto alto, la probabilità che vi sia una presenza radicata e diffusa di una o più organizzazioni criminali di stampo mafioso è molto elevata”.

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Oltre all’illecito c’è anche il sommerso

A pesare sulla bilancia dell’economia illegale non ci sono soltanto i proventi della criminalità illecita, ma anche in generale ciò che viene definito sommerso. “Il nostro Pil nazionale – scrive la Cgia – “assorbe” altri 157 miliardi di euro: di cui 79,7 sono “nascosti” dalla sottodichiarazione, 62,4 miliardi dal lavoro irregolare e 15,2 miliardi dalla voce Altro (ovvero, mance, affitti in nero, etc.). I 174,4 miliardi di euro complessivi (17,4 più 157), compongono la cosiddetta economia non osservata che è interamente conteggiata nel nostro Pil nazionale. Ancorché non sia possibile quantificarne la dimensione, è evidente che anche una parte importante di questo stock (157 miliardi) sia riconducibile alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, a dimostrazione che i 40 miliardi di volume d’affari richiamati”.