In Cina la domanda interna stenta a camminare da sola

“Se nel 2017 le autorità cinesi avevano irrigidito le condizioni creditizie e tentato di frenare lo sviluppo del sistema bancario ombra, nell’ultimo anno, invece, hanno optato per un prudente allentamento delle loro politiche”. Il motivo della retromarcia è la stabilizzazione dell’economia e evitare tensioni sociali che si scatenerebbero in caso di un aumento della disoccupazione”.

Questa è l’analisi l’analisi di Christophe Dumont, economista di Candriam secondo il quale “la strategia consiste nel procedere a piccoli passi, su tutti i fronti possibili: aumento della spesa per le infrastrutture, promozione del credito alle piccole imprese e a quelle attive nei settori ritenuti prioritari nell’agenda 2025”.

“In particolare”, continua “è previsto un supporto alla spesa dei consumi attraverso tagli alle imposte, riducendo le aliquote IVA e sostenendo gli acquisti di automobili nelle aree rurali. Il compito delle autorità, tuttavia, è tutt’altro che semplice. Nelle aree urbane la domanda è quasi del tutto soddisfatta. Inoltre, considerato l’attuale livello di sviluppo, il ritmo degli acquisti di autovetture dovrebbe crescere piuttosto lentamente”.

“L’aumento della spesa dei consumatori è attualmente sostenuto dal reddito delle famiglie rurali o dal crescente sviluppo dell’offerta di servizi volti a incoraggiare le famiglie urbane a consumare di più. In definitiva, sebbene le misure attuate dalle autorità dovrebbero far sì che il tasso di crescita riprenda leggermente, attestandosi intorno al 6-6,5%, il loro margine di manovra per sostenere la domanda interna si sta riducendo”, conclude l’economista della società.