Domanda. “Presidente Dragotto, nel Mezzogiorno le intimidazioni a imprenditori e amministratori sembrano diventare una nuova forma di controllo del territorio e un potente freno alla libertà d’impresa: in un contesto segnato da fuga dei cervelli e ambiente spesso ostile a chi investe, che futuro immagina per chi vuole fare impresa al Sud e quali condizioni di sicurezza, legalità e politiche pubbliche considera indispensabili perché lo sviluppo non sia solo una promessa ma una prospettiva concreta?”

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Rispondere a questa una domanda richiede uno sguardo trasversale sulla cosiddetta questione meridionale che ha determinato, e per certi versi continua a determinare, le condizioni per lo sviluppo del Sud.

Se da una parte innovazione tecnologica, resilienza e risorse economiche dedicate hanno diminuito un atavico gap tra Nord e Sud, dall’altra le barriere storico-culturali continuano a frenare il pieno sviluppo imprenditoriale, incidendo negativamente non solo sulla libertà d’impresa ma anche sulla sua capacità attrattiva nei confronti delle giovani generazioni.

Parlo da imprenditore che si è recentemente scontrato in prima persona con i retaggi più vili e violenti della criminalità organizzata tipica del Sud e che ha scelto di non indietreggiare davanti a qualsivoglia intimidazione.

La legalità è, senza dubbio alcuno, la base del sano sviluppo economico, un principio da perseguire sul doppio binario pubblico-privato. Chi vuole fare impresa al Sud – e mi rivolgo principalmente ai giovani – deve essere consapevole dell’importanza e del ruolo che un agire sano e onesto ha sul territorio: parlo cioè di etica d’impresa come driver primario delle proprie strategie e politiche aziendali, la capacità di generare profitto in modo legale.

Mi spingo oltre: al Sud, più che altrove, fare squadra, ossia fare sistema tra aziende locali costituisce una forza granitica fondamentale per contrastare fenomeni malavitosi, vecchi ed emergenti, purtroppo ancora presenti.

Mi riferisco ai fatti intimidatori di questa estate palermitana e penso alla reazione dello Stato: la visita del Ministro Piantedosi, apprezzabile per attenzione e immediatezza di reazione, non ha tuttavia messo in campo reali politiche di protezione del territorio. Non bastano le telecamere o altri agenti in più per riorganizzare e proteggere cittadini e realtà produttive, oggi siamo purtroppo di fronte ad un nuovo focolaio di criminalità che va estinto in ben altro modo e con ben altri mezzi.

Chi progetta di restare al Sud richiede, prima di tutto, sicurezza: dico spesso che le idee non hanno confini, possono nascere, crescere e realizzarsi ovunque, ma ci vuole l’ambiente idoneo, il terreno favorevole perché l’idea possa germogliare. Investire sul proprio progetto imprenditoriale richiede grande forza di volontà e lungimiranza soprattutto in un ambiente sempre più competitivo. Il futuro che immagino per le nuove generazioni è ricco di grandi potenzialità. Oggi il Sud offre addirittura di più: il rapporto tra qualità della vita e costi è eccellente, vincente se paragonato al Nord, ma questo da solo non basta. Ci vogliono politiche di decontribuzione, accesso al credito facilitato, agevolazioni fiscali per i giovani e… controllo del territorio da un punto di vista di sicurezza e legalità.

In questo quadro, promettente ma delicato, il ruolo di chi ha esperienza e seniority alle spalle è fondamentale, serve a infondere fiducia, a tracciare il percorso, a insegnare i fondamentali, a tutelare le “nuove leve”.

Con quasi 63 anni di vita aziendale il mio intento è proprio questo, essere sì un esempio, ma ancor di più fungere da stimolo e da mentore per chi ambisce a realizzare il proprio sogno nel rispetto della legalità, della proprietà delle idee e, soprattutto, della libertà d’impresa.