Gaetano Stio, amministratore delegato di Nsa

testo dell’intervista video della puntata di Sos Investire (1 aprile 2020)

Del sostegno alla liquidità delle imprese bloccate dalla crisi del Covid-19 ci si può fidare: è una misura efficace. Ne è convinto, con cognizione di causa, Gaetano Stio, amministratore delegato della Nsa di Brescia la prima società società italiana di mediazione creditizia, che da molti anni opera in gran parte proprio nell’accompagnare le imprese ad ottenere i finanziamenti bancari garantiti dal Fondo centrale di garanzia per le Pmi, gestito dal Mediocredito Centrale: lo stesso che il decreto Cura Italia pone al centro degli aiuti immediati alle aziende con le casse a secco.

“Sì, il governo ha fatto un ottimo decreto – spiega Stio a Sos Investire, il nuovo format social di Investiremag – e in particolare mi riferisco all’articolo 49, con cui ha fatto innanzitutto una semplificazione dell’accesso al fondo e poi ne ha aumentato la capacità di copertura”.

Che genere di semplificazione?

Oggi per accedere alla garanzia del fondo in base alle nuove regole i requisiti sono molto meno stringenti quindi per un’azienda è molto più facile ottenere i finanziamenti, mentre ovviamente se il regolamento fosse rimasto quello che era, il numero di aziende che potevano accedere sarebbe diminuito. Inoltre, è stata aumentata la capacità di copertura in termini dimensionali, anche se non percentuali, La percentuale è rimasta all’80%v del credito erogato, ma è stata innalzata fino a un milione e mezzo di euro, quindi se un’azienda chiede a una banca 1,8 milioni, l’80% è garantito dal Fondo. 

Ma come si chiede un finanziamento del genere? Ci si rivolge al fondo?

No, le imprese non possono richiedere direttamente la garanzia del fondo. Devono rivolgersi a una banca oppure a un mediatore di credito autorizzato come noi e da li fanno partire tutto l’iter, cioè la richiesta di finanziamento alla banca e della garanzia al fondo.

C’è qualcosa che molti non capiscono, però. Poniamo che io sia un imprenditore che ha bisogno di 1 milione di euro perché non sta fatturando nulla e i costi invece corrono. Vado in banca, chiedo il milione e la banca mi chiede come penso di garantire la restituzione futura dei 200 mila euro non coperti dal fondo. Cosa faccio?

Diciamo che tendenzialmente adesso le banche hanno più possibilità regolamentari di prima di prendersi rischi. Però, certo: valuteranno la sua affidabilità circa la futura restituzione dell’intero importo e comunque, e soprattutto, del 20% non garantito. Tenderà probabilmente a finanziare più volentieri clienti che già conosce e di cui ritiene di potersi fidare, sapendo che tipo di imprenditore è lei. Un po’ di rischio, in questo caso, se lo accollano serenamente. Certo se andasse qualcuno che non conoscono è molto probabile che non facciano assolutamente nulla.

Noi non chiediamo anticipi, non chiediamo management fee, niente del genere, ma esclusivamente un compenso sull’erogato effettivo

Oppure chiedono una garanzia integrativa di carattere personale, per esempio una fideiussione, a copertura del restante 20%. C’è da dire che anche le imprese e gli imprenditori devo rendersi conto che prendendosi dei rischi le banche, anche loro, in un momento come questo, non devono stare a guardare il margine d’interesse che potranno incassare sul prestito, se il 2,5 piuttosto che il 3.

Oggi lo 0,5 in più o in meno non fa la differenza, quello che fa la differenza anche per le banche è avere i soldi per mantenere lo status quo, per pagare gli stipendi, per pagare i fornitori e potere, nel momento in cui ci daranno la possibilità di ricominciare, rilanciare l’attività ordinaria, essere ponti il prima possibile ad operare in condizioni normali.

E come opera in questo contesto la Nsa? Nei casi legati alla crisi Covid-19, le imprese che avranno bisogno di soldi saranno tutte, e dichiaratamente, impegnate a superare una crisi durante la quale non si guadagna nulla, sperando di rimborsare i prestiti in qualche anno. A queste imprese che tipo di supporto fornite? E quanti anni possono durare i finanziamenti così garantiti?

I finanziamenti possono arrivare fino agli 84 mesi, sette anni. Inoltre abbiamo concordato con le banche con cui lavoriamo un prodotto che ha anche 12 mesi di pre-ammortamento il che significa che su quei 12 mesi il cliente paga solo la quota degli interessi. Su un finanziamento di 200.000 mila euro al 3% all’anno, nel primo anno il debitore pagherà solo 6000 euro, quindi sono circa 500 euro al mese, una rata ampiamente sostenibile.

Poi, a partire dal 13° mese, pagherà anche la quota capitale. I servizi che possiamo offrire noi sono quelli di seguire passo dopo passo l’iter, con un vantaggio in più: ci siamo attrezzati con la firma digitale valida ai fini legali e questo ci consente di gestire la pratica senza che il cliente vada mai in filiale, né noi. Restando a casa, si fa tutto.

Quindi la telematica è un vostro asso nella manica…

Be’, è chiaro che avere a disposizione un sistema come il nostro che ti dà la possibilità di firmare legalmente tutti i documenti, sia quelli che valgono per la banca sia quelli che servono per il fondo di garanzia, è un vantaggio notevole.

Ma quanto costa tutto questo?

Se e quando otteniamo il risultato richiesto, lo presentiamo al nostro cliente e se il cliente lo accetta ci pagherà la nostra commissione. Noi non chiediamo anticipi, non chiediamo management fee, niente del genere, esclusivamente un compenso sull’erogato. E questo è un altro consiglio che voglio dare agli imprenditori: non pagate anticipi a nessuno vi si presenti, pagate insomma solo ed esclusivamente a risultato finale acquisito.

Cos’è questo nuovo servizio, Nsa contactless financial, su cui state facendo comunicazione?

E’ quello che le dicevo: l’intera pratica senza contatti interpersonali. E’ consentito dal regolamento dei mediatori creditizi, che dà la possibilità di avere praticamente una firma digitale del tutto valida ai fini legali. Anche il contratto che si firma con la banca. Questa crisi sta inducendo tutti a far evolvere la propria capacità tecnologica…

E invece cos’è questa nuova società del gruppo che avete lanciato? Si chiama Ala….

Dunque, il decreto Cura Italia non prevede solo di estendere e di facilitare il ricorso al fondo di garanzia ma prevede una serie crediti di imposte e contributi che possono essere ottenuti dalle aziende per determinati tipi di investimento. Per esempio le agevolazioni sulle spese di sanificazione degli ambienti di lavoro. Ecco: quello è un credito di imposta che può arrivare fino al 50% e siccome si tratta di numerosi e differenti strumenti, bene articolati, noi abbiamo iniziato con il credito per l’imposta per l’innovazione e la ricerca.

Quanti clienti vi hanno già cercato per attivare le garanzie del decreto?

Abbiamo iniziato a ricevere richieste praticamente dal primo giorno dopo il decreto, e ad oggi registriamo una media di 93 operazioni al giorno, tendenzialmente in crescita. Ci aspettiamo di farne tra le 1500 e le 2000 al mese.

E stanno andando a buon fine?

Per saperlo, dobbiamo aspettare 15-20 giorni dall’apertura delle prime procedure, però la  sensazione è positiva. Noi stiamo cercando di presentare alle banche le aziende che hanno maggiori chance di avere la garanzia e quindi confidiamo di avere una percentuale di buon fine piuttosto alta, anche superiore al 70%.

Ci faccia un pronostico. C’è chi prevede che addirittura il 10% delle Pmi fallirà. Voi che ne pensate?

Credo che se il periodo di lockdown sarà limitato entro i tre mesi, certo: si perderanno dei punti di pil, forse anche 6, come ha detto la Confindustria, perchè chiaramente non si fattura e tanti clienti non comprano, e questo si protrarrà maggiormente nei Paesi in cui la pandemia è iniziata dopo, ma un 10% di fallimenti ci è sembrata una percentuale pessimistica. Ma se la serrata durerà di più….